Potenza è una città che si sviluppa in verticale, seguendo l’andamento del territorio montuoso su cui sorge. Offre un tessuto urbano caratterizzato da scale, collegamenti meccanizzati e punti panoramici affacciati sul paesaggio lucano. Le cose da vedere a Potenza permettono di scoprire una realtà storica e culturale meno conosciuta, ma ricca di testimonianze che vanno dall’età medievale all’epoca contemporanea, tra chiese, palazzi storici, musei e spazi urbani legati alla vita cittadina.
Dove di trova Potenza
Potenza è un comune italiano che conta oltre 63mila abitanti ed è il capoluogo sia dell’omonima provincia sia della regione Basilicata. Collocata a 819 metri sul livello del mare, è il capoluogo di regione posto alla quota più elevata d’Italia e, per altitudine, si colloca al secondo posto tra i capoluoghi di provincia, preceduta soltanto da Enna. La città si sviluppa nell’alta valle del Basento, lungo una dorsale dell’Appennino circondata da rilievi più elevati, tra cui i Monti Li Foj.
La storia di Potenza

L’origine di Potenza si colloca in un orizzonte storico molto antico, sebbene non del tutto definito. L’ipotesi più condivisa individua la fondazione della città nel IV secolo a.C. ad opera dei Lucani, come suggeriscono numerosi ritrovamenti archeologici riconducibili a quel periodo. Le fonti romane rafforzano questa ricostruzione, ricordando Potenza come uno dei principali centri della Lucania preromana e come una delle undici città-stato che componevano la federazione lucana, di cui una parte significativa ricadeva nell’area dell’attuale Basilicata.
Nel corso del IV secolo a.C., durante le guerre sannitiche, le popolazioni lucane mostrarono una posizione politica oscillante, alternando alleanze tra Sanniti e Romani. A partire dal secolo successivo, tuttavia, l’atteggiamento nei confronti di Roma divenne apertamente ostile. Durante le guerre pirriche i Lucani, compresi gli abitanti dell’area potentina, si schierarono contro la crescente potenza romana. La sconfitta dei nemici di Roma segnò una svolta decisiva. Potenza e gli altri centri lucani entrarono nella sfera romana come socii, conservando inizialmente una certa autonomia nelle istituzioni e nelle tradizioni.
Dal II secolo a.C., soprattutto dopo le guerre annibaliche, la Lucania fu definitivamente integrata nel sistema romano. Il processo di romanizzazione portò a un rafforzamento del centro urbano di Potentia, che accrebbe il proprio ruolo a scapito delle campagne circostanti. In età imperiale la città mantenne una discreta prosperità . Tra la fine del III e l’inizio del IV secolo d.C., l’importanza strategica di Potenza fu ulteriormente accresciuta dalla costruzione della via Herculea, voluta dagli imperatori Diocleziano e Massimiano, che collegava la città a Grumentum e Venusia.
Il Medioevo

Nel tardo antico Potenza divenne uno dei primi nuclei di diffusione del cristianesimo in Lucania, favorita anche dal miglioramento dei collegamenti viari. Tra il V e il VI secolo la città venne dotata di mura difensive, segno della crisi del mondo urbano e della necessità di proteggersi da incursioni e instabilità politica. Dopo la guerra greco-gotica entrò nell’orbita bizantina, ma con l’invasione longobarda fu inclusa prima nel Ducato di Benevento e poi nel Principato di Salerno.
Tra il IX e il X secolo Potenza fu coinvolta nei conflitti tra Longobardi e Bizantini per il controllo dell’Italia meridionale e subì gravi danni a causa del terremoto del 990, che rese necessaria la ricostruzione delle fortificazioni. Con l’XI e il XII secolo si affermò il dominio normanno, un periodo di particolare rilievo per la città. Potenza divenne sede di incontri politici di alto livello, ospitando pontefici, imperatori e sovrani europei, e assunse un ruolo centrale anche sul piano religioso, come sede vescovile e luogo di raccolta dei crociati diretti in Terra santa.
I secoli successivi
Il passaggio del Regno di Sicilia alla dinastia sveva, sancito dal matrimonio tra Costanza d’Altavilla ed Enrico VI, vide Potenza mantenere la propria fedeltà agli Svevi anche dopo l’avvento degli Angioini. Questa scelta ebbe conseguenze pesanti. Nel 1268, per volontà del nuovo potere angioino, le mura cittadine furono distrutte come atto punitivo. Nei decenni successivi la città attraversò una fase di instabilità, passando più volte tra diversi feudatari e subendo gli effetti delle lotte dinastiche.
Una nuova fase di stabilità si aprì con l’ascesa degli Aragonesi nel Regno di Napoli. Nel 1435 Potenza fu affidata a Innico de Guevara, il cui effettivo governo si consolidò nel 1444. La famiglia Guevara mantenne il controllo della città per circa centosessanta anni, promuovendo un ampio programma di interventi urbanistici, militari, religiosi e civili, e trasformando Potenza in uno dei loro principali centri di potere e di residenza.
Cose da vedere a Potenza
Potenza è comunemente conosciuta come la «città verticale». Il centro storico sorge infatti sul punto più elevato del territorio comunale, mentre i quartieri più recenti si sviluppano a quote inferiori. Questa disposizione rende il profilo della città immediatamente riconoscibile e costituisce uno degli elementi più caratteristici tra le cose da vedere a Potenza.
Per questo, Potenza è spesso chiamata la «città delle cento scale», o più semplicemente la «città delle scale». Tale definizione deriva dalla fitta rete di collegamenti pedonali, composta da scalinate antiche e moderne, che uniscono tra loro i diversi livelli del tessuto urbano, consentendo di superare dislivelli notevoli e offrendo scorci suggestivi sulla città.
Accanto alle scale tradizionali, Potenza si distingue anche per un sistema di scale mobili di straordinaria estensione, integrato nel trasporto pubblico urbano. Si tratta del complesso di scale mobili più lungo d’Europa e del secondo al mondo dopo quello di Tokyo.
Cattedrale di San Gerardo

Tra le cose da vedere a Potenza assolutamente c’è il duomo o Cattedrale di San Gerardo della Porta. Come suggerisce un’iscrizione romana databile al I secolo d.C., ancora visibile all’interno, la cattedrale sarebbe stata edificata sopra un precedente edificio di età romana. La lunga vicenda artistica e architettonica del complesso, però, si definisce soprattutto nelle trasformazioni avvenute nei secoli successivi: la fase medievale romanica, avviata intorno al 1200, e la radicale ricostruzione in forme neoclassiche tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento. L’impianto originario della chiesa si colloca tra il XII e il XIII secolo e, per caratteristiche e cronologia, va inserito nel contesto dell’architettura romanica. Contava un complesso articolato che includeva circa venticinque tra cappelle e altari.
La trasformazione più profonda avvenne però tra il 1783 e il 1799, quando la cattedrale venne ricostruita internamente e assunse un aspetto neoclassico. Nel 1857 un violento terremoto colpì la città e danneggiò in modo severo anche la cattedrale. Gli interventi successivi comportarono restauri e ricostruzioni. All’esterno la cattedrale si presenta con linee essenziali e una facciata a due spioventi. Al centro del timpano si apre un piccolo rosone romanico, interpretato come una delle ultime tracce superstiti dell’edificio medievale del XII secolo. All’interno la cattedrale è impostata secondo uno schema a croce latina, con la navata che conduce verso la zona absidale. Qui si colloca l’altare maggiore, impreziosito da intarsi e decorazioni marmoree
Un elemento di particolare interesse è emerso durante i restauri condotti negli anni Settanta del Novecento. Dietro l’altare maggiore sono stati rinvenuti i resti di una cripta. Il vano conserva lacerti murari e una pavimentazione musiva con decorazioni geometriche policrome. Per cronologia, la struttura viene collocata tra il IV e il VI secolo d.C. e potrebbe aver avuto funzione di martyrion.
Altre chiese di Potenza

Tra le cose da vedere a Potenza c’è anche la Chiesa di San Michele Arcangelo, uno degli esempi più significativi di architettura romanica presenti nel tessuto urbano. La sua esistenza è documentata per la prima volta nel 1178, ma l’edificio attuale insiste su una costruzione di età tardo-romana del V secolo. L’interno custodisce numerose opere di notevole valore artistico. Si distingue il dipinto dell’Annunciazione, realizzato nel 1612 dal pittore noto come il Pietrafesa, affiancato da un affresco cinquecentesco raffigurante la Madonna con il Bambino tra i santi Pietro e Paolo, attribuito all’artista fiammingo Dirk Hendricksz.
La Chiesa della Santissima Trinità risale almeno all’XI secolo, come suggerisce il primo atto documentario che ne attesta l’esistenza, datato 1178. Nel corso del XIV secolo l’edificio fu nuovamente consacrato e in questa fase risulta documentata l’attività del pittore Pietro Afesa, segno di un rinnovato intervento artistico e decorativo. La sua storia fu però segnata in modo drammatico dal terremoto del 1857, che ne causò la distruzione quasi totale. La chiesa è tristemente nota anche per una vicenda di cronaca nera che ha profondamente colpito l’opinione pubblica. Fu infatti il luogo in cui venne uccisa Elisa Claps, una studentessa sedicenne scomparsa nel 1993 e i cui resti furono ritrovati nel sottotetto dell’edificio soltanto diciassette anni più tardi.
I palazzi di Potenza

Il Palazzo della Prefettura o del Governo, insieme alla piazza che gli si apre davanti e che porta il nome di Mario Pagano, martire della Repubblica Napoletana del 1799, occupa una posizione centrale nel cuore storico di Potenza. L’aspetto attuale dell’edificio è il risultato di profonde trasformazioni avvenute nel tempo. Subito dopo la catastrofe del terromoto del 1857 ebbe inizio un’intensa fase di ricostruzione, restituendo l’edificio alle funzioni istituzionali già nel 1860, quando vi si insediò il primo prefetto della provincia di Basilicata. All’interno del palazzo è oggi conservato un significativo patrimonio artistico, con opere realizzate da pittori di rilievo quali Vincenzo Marinelli, Giuseppe Mona, Giacomo Di Chirico, Andrea Petroni, Cesare Colasuonno e Vincenzo La Creta. Adiacente al palazzo si estende la cosiddetta villa del Prefetto, che costituisce il giardino di pertinenza dell’edificio.
Il Palazzo di Città si affaccia su piazza Giacomo Matteotti e rappresenta da secoli uno dei principali punti di riferimento istituzionali della città. L’edificio è sede dell’amministrazione comunale e le sue origini vengono fatte risalire all’età angioina, periodo in cui sarebbe stato realizzato il primo nucleo della struttura. Nel corso del tempo, come accaduto a gran parte del patrimonio architettonico potentino, il palazzo è stato interessato da numerosi interventi di restauro e ricostruzione, resisi necessari a seguito dei frequenti terremoti. L’elemento artistico più significativo è la facciata realizzata nel 1882, che conferisce al palazzo un carattere monumentale. Essa è caratterizzata da un grande arco a tutto sesto e da una balconata di notevoli dimensioni.
Altri palazzi signorili

Nel centro storico, figurano altre cose da vedere a Potenza, in particolare il ricco patrimonio di palazzi storici, nati come dimore di famiglie nobiliari e, in epoche successive, passati a importanti casati borghesi, accanto al palazzo vescovile. Tra gli edifici più rappresentativi spicca palazzo Loffredo (XV-XVI secolo), sorto come palazzo comitale dei Guevara e oggi sede del museo archeologico nazionale della Basilicata dedicato a Dinu Adameșteanu. Il palazzo vescovile (XVII-XVIII secolo), residenza dell’arcidiocesi e luogo dell’uccisione di Giovanni Andrea Serrao nel 1799. Il palazzo Branca-Quagliano (XVIII secolo), segnato dai fatti del 1799 e legato alla visita di Ferdinando II nel 1848.
Il tessuto urbano include inoltre residenze di pregio come palazzo Scafarelli, noto per la facciata elegante, e palazzo Marsico, esempio di neoclassicismo ottocentesco, insieme a edifici particolari per storia e struttura, come palazzo Reale (1927), dalla forma insolita e stretta. Oltre a palazzi di origine medievale integrati nelle antiche mura, tra cui palazzo de Bonis e palazzo Bollettino, che ingloba anche una torre di guardia.
Le mura, le porte di accesso e Torre Guevara

A partire dal Medioevo, il centro storico di Potenza fu dotato di un articolato sistema difensivo, composto da una cinta muraria munita di sei porte di accesso e da un castello posto in posizione strategica. Di questo complesso fortificato sopravvivono oggi soltanto le tre porte cittadine — Porta San Giovanni, Porta San Luca e Porta San Gerardo — e la Torre Guevara. Quest’ultima, situata in via Bonaventura sul margine orientale del centro storico, rappresenta ciò che resta dell’antico castello cittadino.
Le notizie sulle origini del castello di Potenza sono frammentarie e incerte. In ogni caso, la sua esistenza è certamente anteriore all’anno Mille, rendendo plausibile un’origine longobarda. Secondo l’ipotesi più accreditata, la Torre Guevara precederebbe la costruzione del castello vero e proprio. La torre sarebbe stata eretta intorno al IX secolo come struttura autonoma di avvistamento, mentre solo in un secondo momento, tra il X e l’XI secolo, sarebbe sorto attorno ad essa il castello dei conti di Potenza.
Nel 1621 Beatrice de Guevara donò l’antico castello ai Frati Cappuccini di San Carlo, riservando però la torre alla famiglia comitale, che ne mantenne il possesso. Nel 1810 il castello fu sottratto agli ordini religiosi e trasformato in sede dell’Ospedale San Carlo. Dopo la Seconda guerra mondiale, il complesso castellano fu definitivamente demolito. Oggi, unica sopravvissuta di una lunga e complessa vicenda storica, rimane la Torre Guevara.
Le piazze

Tra le cose da vedere a Potenza c’è la principale piazza, piazza Prefettura, denominazione dovuta alla presenza del palazzo ottocentesco della Prefettura. L’assetto attuale della piazza, ufficialmente intitolata a Mario Pagano, è il risultato di un lungo processo di trasformazione urbana. Il fulcro urbano della città è però rappresentato anche da piazza Matteotti, su cui affacciano alcuni tra gli edifici più significativi dal punto di vista architettonico. L’impianto della piazza è probabilmente di origine angioina. Sul lato meridionale, dove oggi sorge il tempietto di San Gerardo, si trovavano un tempo la cappella di San Domenico con la torre adiacente, la neviera per la conservazione della neve e la Porta della Beccheria, con il relativo vicolo destinato alla macellazione e alla vendita delle carni.
L’intero pianoro del centro storico è attraversato da una strada di antichissima origine: via Pretoria. Il nome e la funzione di questa via risalirebbero all’epoca delle guerre civili romane, quando Silla, dopo aver sconfitto Mario, trasformò alcune città lucane, tra cui Potenza, in colonie militari. In ciascuna di esse si istituì il Pretorio, con l’accampamento delle truppe, che necessitava di un collegamento diretto tra il comando e il campo militare. Da qui deriverebbe il tracciato della via Pretoria, che svolgeva il ruolo di decumano massimo e che ancora oggi attraversa tutto il centro storico, dal largo di Portasalza fino alla Torre Guevara.
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I siti archeologici

Nel centro storico di Potenza sono emerse numerose testimonianze di epoca romana, in particolare epigrafi oggi visibili su edifici, all’interno di musei e chiese della città. Questi reperti furono oggetto di analisi anche da parte di Theodor Mommsen, tra i più autorevoli storici dell’antichità. A tali testimonianze si affiancano il ponte romano di San Vito e due importanti aree archeologiche.
Un sito di grande rilievo è la villa romana di Malvaccaro, situata nell’attuale quartiere di Poggio Tre Galli. Scoperta nella seconda metà degli anni Ottanta del Novecento, la struttura è riconducibile all’età post-costantiniana. Il complesso comprende cinque ambienti decorati con mosaici disposti attorno a un’aula absidata, con pavimentazioni musive databili almeno al III secolo d.C.
Di eccezionale importanza è anche il rinvenimento, avvenuto nel 2008 nei pressi di via del Gallitello, di un insediamento attribuibile ai Lucani. Il complesso sorge in prossimità della confluenza dell’omonimo torrente con il fiume Basento e rappresenta il più significativo sito archeologico scoperto finora all’interno dell’area urbana di Potenza. L’interpretazione degli studiosi lo identifica come una fattoria agricola. L’analisi dei materiali ceramici e degli altri reperti ha consentito di collocarne la frequentazione tra la fine del IV e gli inizi del III secolo a.C., in una fase precedente alla romanizzazione della zona.
Villa comunale di Santa Maria e Villa del Prefetto

La Villa di Santa Maria, oggi uno dei principali spazi verdi di Potenza, nacque originariamente come orto botanico cittadino. Per importanza e precocità, l’orto botanico di Potenza fu il quinto istituito in Italia, dopo quelli di Napoli, Palermo, Catania e Campobasso. Tra la fine degli anni Settanta e la metà degli anni Ottanta dell’Ottocento, la denominazione di “orto” iniziò progressivamente a essere sostituita da quella di “villa”. L’area fu poi dismessa, per poi riaprire solo negli anni Venti del Novecento come Parco della Rimembranza. Nel 1927 si realizzò un campo da tennis al posto dell’ex sala convegni della Caserma Lucania. Dopo un periodo di progressivo degrado nei primi anni del XXI secolo, la villa è stata oggetto di interventi di recupero e restauro.
La villa del Prefetto è il giardino pubblico annesso al Palazzo del Governo. Le sue origini risalgono al XIX secolo, quando si realizzarono le terrazze e le scalinate ancora oggi presenti. In origine l’area faceva parte anche delle pertinenze del convento di San Francesco ed era destinata prevalentemente a usi agricoli. Solo nel 1934 il giardino divenne un vero e proprio parco, ispirandosi a modelli rinascimentali. L’apertura al pubblico avvenne circa trent’anni più tardi.
Museo archeologico nazionale della Basilicata “Dinu Adamesteanu”

Tra le cose da vedere a Potenza c’è anche il suo patrimonio museale. Il Museo archeologico nazionale della Basilicata “Dinu Adameșteanu” ha sede nello storico palazzo Loffredo, edificio di grande valore storico costruito tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo dalla famiglia dei Guevara. E’ uno dei principali punti di riferimento per la conoscenza del patrimonio archeologico regionale. Infatti, il percorso espositivo propone una visione d’insieme dei ritrovamenti archeologici provenienti da tutta la Basilicata, con un’attenzione particolare alla fase più antica della storia dell’area di Potenza.
Le prime sezioni illustrano le testimonianze degli Enotri tra l’XI e il VII secolo a.C. Segue la documentazione relativa alla colonizzazione greca del VII secolo a.C. Ampio spazio è dedicato anche agli insediamenti enotri lungo le valli dei fiumi Agri e Sinni tra il IX e l’VIII secolo a.C., testimoniati da necropoli a tombe a fossa.
Il percorso prosegue con le testimonianze degli Apuli, presenti tra il IX-VIII e il IV secolo a.C. e con quelle dei Peuketiantes, insediati tra l’VIII e il V secolo a.C. nella Basilicata settentrionale interna. La fase successiva documenta la presenza dei Lucani tra la fine del V e il IV secolo a.C., soprattutto nella zona settentrionale della regione, con reperti provenienti anche dal santuario di Rossano di Vaglio. L’itinerario si conclude con i materiali legati alla conquista romana della fine del IV secolo a.C.
Museo archeologico provinciale

Il Museo archeologico provinciale raccoglie un’ampia selezione di reperti provenienti dall’intero territorio della Basilicata, offrendo una lettura articolata e continua della storia più antica della regione.
Le collezioni consentono di ricostruire l’antico volto della Basilicata attraverso materiali provenienti da diverse aree della regione, con particolare attenzione al Metapontino. L’arco cronologico coperto è molto ampio e va dalla preistoria fino all’età romana. Tra i reperti più significativi si segnalano un elmo corinzio in bronzo rinvenuto a Vaglio nel 1291, statuette provenienti dall’area di Monticchio e numerose terrecotte metapontine. Nel corso degli anni il museo ha ospitato esposizioni di grande rilievo, dedicate a figure centrali dell’arte del Novecento come Carlo Levi, Giorgio De Chirico e Carlo Carrà, contribuendo al rilancio del cosiddetto Polo della cultura promosso dalla Provincia di Potenza.
Uffici di informazioni turistiche Potenza
Sportello I.A.T Via Cesare Battisti, 22. Telefono: 0971 415080
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