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La società romano-barbarica: Longobardi, Bizantini e il Papato

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Tra la fine dell’Impero romano d’Occidente e la nascita dell’Europa medievale, il continente attraversò secoli di profonde trasformazioni. Longobardi, Bizantini e Papato furono tra i protagonisti di una nuova realtà nata dall’incontro tra eredità romana e mondo germanico.

La società romano-barbarica: come nacque l’Europa medievale

La società romano-barbarica nacque dopo le migrazioni germaniche e la caduta dell’Impero romano d’Occidente nel 476. Fu caratterizzata dalla convivenza tra istituzioni e tradizioni romane ed élite militari germaniche, dalla quale emersero nuovi equilibri politici e sociali. Si formarono così aristocrazie territoriali e nuovi rapporti tra monarchia, nobiltà e Chiesa, mentre l’indebolimento del potere centrale favorì la nascita dei regni romano-barbarici e pose alcune delle basi della società medievale europea.

Dalla metà del VI secolo fino all’VIII secolo, la società romano-barbarica si caratterizzò per una maggiore stabilità, passando da un’economia di conquista a un’economia di possesso: terra, uomini e rendite divennero la base del potere. Le tribù germaniche, dopo aver fondato i loro regni, apparivano ora come popolazioni stabilmente insediate in determinati territori dove possedevano terre, bestiame e schiavi. I contrasti tra le due parti si attenuarono a favore di un’uniformità sociale.

Al vertice della società romano-barbarica vi era l’aristocrazia formata da esponenti sia barbari sia romani. Gli antichi capi-guerrieri germanici formarono la classe dei grandi possessori di terre e uomini. Anche nell’aristocrazia militare confluirono esponenti di antiche famiglie senatorie con stili di vita ormai germanici. Questa élite, spesso bilingue e culturalmente ibrida, costituì il nucleo delle future classi dirigenti medievali.

Uomini liberi, aristocrazia e trasformazione del potere militare

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Una delle trasformazioni più rilevanti della società romano-barbarica riguardò la progressiva scomparsa dell’antico modello del guerriero libero germanico e l’ascesa di un’aristocrazia fondiaria e militare sempre più potente. Un passaggio che segna l’origine delle future strutture feudali. Aumentò il divario tra il ceto dei nobili e la grande massa della popolazione. All’interno di quest’ultima, le differenze tesero ad attenuarsi, con un generico livellamento verso il basso. Entrò in crisi la figura germanica dell’uomo libero in armi, a causa del suo nuovo ruolo di possessore-contadino, non più compatibile con le nuove forme che la guerra stava assumendo. La guerra, infatti, prevedeva ormai periodi di combattimento più lunghi e maggiori spese per le armi e l’equipaggiamento. Il risultato fu la nascita del soldato di professione, un’attività specializzata, propria del seguito armato del sovrano e dei nobili.

Al contrario, il ceto aristocratico ampliò le proprie funzioni militari e politiche. Dal punto di vista militare, l’aristocrazia raccoglieva e mobilitava gli uomini armati, mentre dal punto di vista politico mediava il rapporto tra re e sudditi. Erano sempre più numerosi i piccoli proprietari liberi e i soldati che si ponevano sotto la protezione dei potentes, accettandone la dipendenza economica, sociale e politica. L’autorità dei potenti aumentò proprio in virtù di queste “clientele armate” (trustis), simili a quelle possedute dal re. Inoltre, un altro fattore che giocò a favore dell’aristocrazia fu il suo stretto rapporto con le istituzioni ecclesiastiche.

La monarchia nella società romano-barbarica: banno, eribanno e limiti del potere regio

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La società romano-barbarica era basata sull’ordinamento monarchico. I poteri del re derivavano dal suo ruolo di capo militare che gli dava autorità su tutta la popolazione. Con il passare del tempo i suoi poteri si andarono via via ampliando. Il re era eletto dal popolo, era tutore e amministratore della giustizia, era proprietario di tutti i territori liberi del regno. Il banno era il diritto di comando del sovrano, mentre l’eribanno era l’obbligo di rispondere alla chiamata militare: due concetti chiave per capire il potere politico nell’alto Medioevo.

Tuttavia, a tutto ciò non corrispondeva un’effettiva forza della monarchia. Il sovrano poteva contare sulla riscossione di quei pochi tributi rimasti dall’antico sistema fiscale romano e sui proventi del fisco regio. Non esistevano funzionari pubblici e, sul territorio, i conti o gastaldi rappresentavano il re con compiti disparati e mal definiti. Questa debolezza amministrativa costringeva il sovrano a esercitare il proprio potere soprattutto attraverso rapporti personali di fedeltà, piuttosto che affidandosi a una struttura statale organizzata e capillare.

Legami di fedeltà, clientele armate e reti aristocratiche nell’Alto Medioevo

fedeltà e clientele nell'alto medioevo

Dunque, il governo regio doveva fare affidamento su un ampio seguito di fedeli e sui legami con altri centri di potere, in particolare con quelli dell’aristocrazia. Da qui derivava l’importanza fondamentale della familia e del palatium, intesi come parentela e seguito del re da un lato e della corte dall’altro. La stabilità del regno dipendeva da una rete di alleanze: parentela, doni, protezione e incarichi erano strumenti di governo tanto quanto la forza militare. Inoltre risiedevano presso il sovrano giovani aristocratici, che completavano a corte la loro formazione, e larghi seguiti di amici e compagni, legati da vincoli di fedeltà particolarmente stretti. Il re utilizzava queste persone gravitanti nella sua orbita più stretta per svolgere incarichi lontano dalla corte e per governare le provincie a suo nome.

L’esercizio di tali compiti era, però, reso difficile da vari elementi propri della società romano-barbarica come la frammentazione dei territori, le lunghe distanze, gli ostacoli naturali. Per supplire a ciò, il re si appoggiava su una vasta rete di alleanze, di parentele e clientele con le famiglie aristocratiche localmente potenti. Il re cercava di accaparrarsi la fedeltà di questi gruppi aristocratici, che tendevano a governare liberamente. Il sovrano riservava loro incarichi a corte, nell’amministrazione periferica e prestigiose cariche nella Chiesa. La monarchia, quindi, si caratterizzava per un equilibrio precario tra l’autorità del sovrano e il potere dell’aristocrazia.

I regni romano-barbarici nell’alto Medioevo: Franchi, Visigoti e Britannia

I regni romano-barbarici non furono tutti uguali: alcuni svilupparono strutture più solide (come i Franchi), altri restarono fragili e segnati da conflitti interni (come i Visigoti). Tali regni costituivano la geografia politica dell’Europa alto medievale.

Il regno franco in Gallia: dalla dinastia merovingia ai Pipinidi

Quello dei Franchi rappresentò il più forte dei regni romano barbarici. Dopo la morte del re Clodoveo nel 511, il regno fu diviso tra i tre figli che agirono di concerto nel promuoverne l’espansionismo a danno dei Burgundi e degli Alamanni. Tuttavia, all’interno di formarono compagini diverse:

  • l’Austrasia, che comprendeva i territori nord-orientali ed era maggiormente legata alle tradizioni germaniche;
  • la Neustria, estesa nella parte occidentale del regno, tra la Mosa e la Loira;
  • la Borgogna, corrispondente in gran parte ai territori dell’antico regno burgundo:
  • l’Aquitania, vasta regione della Gallia sud-occidentale, aveva una situazione particolare perchè non costituiva stabilmente un quarto regno autonomo sullo stesso piano degli altri tre. I suoi territori furono più volte suddivisi tra i sovrani merovingi e mantennero una forte identità regionale.

All’inizio del VII secolo, re Clotario II (613-629) riunificò i tre regni, concedendo tuttavia ampi privilegi all’aristocrazia militare e fondiaria e riconoscendo i governi autonomi di Austrasia, Neustria e Borgogna. Questi furono affidati ai maestri di palazzo che si occupavano della loro amministrazione. Una nuova spartizione avvenne dopo la morte del successore Dagoberto I (629-639), quando iniziò a prevalere il gruppo parentale dei Pipinidi, maestri di palazzo dell’Austrasia. Pipino II di Herstal, nel 687, riuscì a concentrare nelle sue mani il governo di tutti e tre i regni. Questa evoluzione preparò l’ascesa carolingia e il futuro ruolo dei Franchi in Italia contro i Longobardi.

Il regno visigoto

regno dei Visigoti

Nella penisola iberica, il regno dei Visigoti durò circa due secoli, durante i quali essi respinsero Franchi e Bizantini e conquistarono il regno dei Suebi. Nel 589, il re Recaredo si convertì dall’arianesimo al cattolicesimo per favorire i rapporti con le popolazioni locali. Da allora i vescovi, l’alta aristocrazia militare e il sovrano parteciparono ai concili che si svolgevano in varie città della Spagna e soprattutto nella capitale Toledo. La conversione accelerò il processo di fusione tra la componente germanica e romana, ma il regno rimase debole a causa di conflitti interni, fino alla caduta determinata dalla conquista musulmana avvenuta nel VIII secolo.

Le isole britanniche

isole britanniche evangelizzazione alto medioevo

Dopo la fine del dominio romano, le isole britanniche attraversarono profonde trasformazioni politiche e religiose. In Britannia si insediarono popolazioni germaniche, soprattutto Angli, Sassoni e Juti, che diedero origine a diversi regni, mentre l’Irlanda rimase estranea alla conquista romana e sviluppò una propria tradizione cristiana e monastica.

Un ruolo fondamentale nella storia delle isole britanniche ebbe la diffusione del cristianesimo. In Irlanda l’evangelizzazione acquistò particolare impulso nel V secolo grazie all’opera di San Patrizio e nei secoli successivi si sviluppò una fitta rete di monasteri, destinati a diventare importanti centri religiosi e culturali. Dal VI secolo i monaci irlandesi contribuirono alla cristianizzazione della Scozia e dell’Inghilterra settentrionale. Parallelamente, nel 597, papa Gregorio Magno inviò in Britannia una missione guidata da Agostino di Canterbury, che iniziò la conversione dei regni anglosassoni.

L’Inghilterra anglosassone rimase a lungo divisa in diversi regni. La società era organizzata intorno al re e all’aristocrazia guerriera, affiancati dagli uomini liberi (freemen), che potevano possedere terre e prestare servizio militare. Nel IX secolo acquistò sempre maggiore importanza il regno sassone del Wessex. E fu Egberto del Wessex a imporre, nella prima metà del IX secolo, la propria autorità su gran parte dei regni anglosassoni, senza tuttavia realizzare ancora una stabile unificazione politica dell’Inghilterra. Il processo sarebbe proseguito nel corso del IX e del X secolo, anche in risposta alle invasioni vichinghe, fino alla progressiva formazione di un regno inglese unitario.

I Longobardi in Italia: conquista, organizzazione politica e integrazione con la società romano-barbarica

I Longobardi in Italia

Il popolo germanico dei Longobardi nel 569 d.C. invase l’Italia settentrionale, fondando uno dei più importanti regni romano-barbarici. La loro presenza trasformò profondamente l’equilibrio politico della penisola e accelerò il processo di formazione dell’identità medievale italiana. Essi mossero dai loro più recenti stanziamenti nella Pannonia e nel Norico, dove avevano avuto contatti sia con i Romani sia con i Bizantini. Professavano la religione ariana e conservavano antiche tradizioni. I Longobardi penetrarono attraverso il Friuli, guidati dal re Alboino. Senza incontrare resistenza, dilagarono rapidamente nella pianura padana: Milano cadde nel 569, Pavia nel 572. Attraverso l’Appennino, si diressero verso l’Italia meridionale.

La conquista, tuttavia, avvenne a macchia di leopardo, determinata dalla decisioni autonome di gruppi di guerrieri che, sotto la guida dei duces, si mossero in direzioni diverse, senza un piano ben preciso. Ad esempio le fasce costiere, meglio difese dai Bizantini, rimasero escluse, così come Ravenna, gran parte delle Marche, dell’Umbria, Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna. E l’intera Liguria. I Longobardi si stanziarono nella pianura padana, in Toscana, intorno a Spoleto e a Benevento.

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La dominazione longobarda

L’Italia fu così divisa tra due dominazioni assai differenti, determinando, in particolare, una netta frattura tra l’Italia meridionale e il resto della penisola. La conquista longobarda presentò notevoli elementi di novità rispetto al passato. A differenza di altre transizioni, in varie aree la conquista longobarda produsse rotture profonde: parte delle élite latine perse potere e proprietà, mentre nuove aristocrazie militari si imposero sul territorio.

Le loro terre, come quelle dei proprietari più piccoli e della Chiesa, furono confiscate e attribuite ai conquistatori e ai loro eserciti. I soldati divennero proprietari fondiari, pur mantenendo il servizio d’armi, da cui le popolazioni locali furono escluse. I latini furono ridotti alla condizione di coloni.

Il re e i duchi

dominazione longobarda in Italia

I Longobardi si distribuirono sul territorio in gruppi formati da guerrieri legati da vincoli di parentela, organizzati nelle fare (villaggi) e ducati. Le fare erano gruppi di insediamento e parentela, mentre i ducati divennero centri di potere territoriale, spesso in competizione con l’autorità regia. Durante questa fase di stanziamento, l’autorità del re si indebolì gravemente. Le fare iniziarono a orientarsi verso forme di autogoverno, rette dai rispettivi duchi. Ad esempio, il re Alboino fu assassinato nel 572 a seguito di una congiura ordita dalla moglie Rosmunda. Due anni dopo, anche il successore Clefi subì la stessa sorte e per circa dieci anni non venne nominato alcun re.

Tuttavia, questa situazione comportava notevoli rischi derivanti da minacce esterne. Nel 584 fu quindi eletto un nuovo sovrano, Autari, figlio di Clefi, che intraprese un’opera di restaurazione dell’autorità regia, proseguita dal suo successore, Agilulfo (590-616), che sposò la vedova di Autari, Teodolinda. Per aumentare le entrate della corona, i duchi cedettero al re metà delle loro terre, che vennero riorganizzate in complessi gestiti dal ceto dei funzionari, i gastaldi, ai quali furono attribuiti diversi compiti amministrativi.

Rotari e il suo Editto: diritto longobardo e rafforzamento monarchico

editto di Rotari

Rotari fu re dei Longobardi dal 636 al 652 e, nel 643, promulgò l’editto che porta il suo nome, mettendo per iscritto in lingua latina le norme orali che fino ad allora avevano regolato la vita del regno. L’editto di Rotari includeva una solenne dichiarazione dell’autorità e delle prerogative regie, stabilendo, ad esempio, che i duchi fossero sottoposti ai gastaldi, in quanto rappresentanti del sovrano. Mettere per iscritto le norme significò rafforzare l’idea di un regno ordinato da leggi, non solo da consuetudini.

Il tentativo di instaurare una monarchia forte non ebbe però successo a causa dell’eterogeneità della società romano-barbarica. I grandi ducati di Spoleto e Benevento mantennero una semi-indipendenza, conducendo di fatto una politica autonoma. Anche in Toscana e nella pianura padana, il potere monarchico incontrò difficoltà a imporsi in modo decisivo.

Longobardi, popolazioni italiche e conversione al cattolicesimo

rapporti tra Longobardi e Italici

Superata la fase iniziale di conquista violenta e di occupazione, i rapporti tra Longobardi e Italici migliorarono, pur mantenendo questi ultimi una posizione subordinata e marginale. I Longobardi non furono insensibili all’influenza della cultura latina, ma ancor più significativi furono i legami con la Chiesa. Sotto papa Gregorio Magno, la Chiesa intraprese un’importante opera di evangelizzazione, promuovendo la conciliazione tra le due componenti della società romano-barbarica e contribuendo a un’ulteriore integrazione culturale.

Teodolinda, regina longobarda di religione cattolica, fu la principale interlocutrice con il Papa. Già sotto il re Agilulfo il cattolicesimo fu tollerato e i beni confiscati alla Chiesa furono restituiti. Tuttavia, la conversione dei Longobardi al cattolicesimo fu lenta, ostacolata dalla forte presenza dell’arianesimo, che costituiva uno degli elementi dell’unità di questo popolo. La conversione fu anche una scelta politica: facilitò alleanze e la legittimazione del potere in un contesto dominato dalla Chiesa. Solo alla metà del VII secolo, i Longobardi elessero il primo re cattolico, Ariperto (653-661).

L’Impero bizantino in Italia: esarcato di Ravenna, autonomie locali e frammentazione

bizantini in Italia esarcato di Ravenna

In Italia, i Bizantini rappresentavano l’Impero romano d’Oriente. Il loro controllo si basava su presidi costieri e su un centro politico-militare: l’esarcato di Ravenna, che però faticò a coordinare difesa e amministrazione. I territori sotto il controllo bizantino si ridussero progressivamente a causa dell’espansionismo dello Stato della Chiesa e del regno longobardo. Entro la metà del VII secolo, i Longobardi avevano conquistato il Veneto, la Toscana, la Liguria mentre nell’esarcato, i Bizantini persero ulteriore influenza. Nel sud, il ducato longobardo di Benevento si era ampliato includendo la Puglia, la Calabria settentrionale e le coste della Campania, consolidando così la presenza longobarda in gran parte della penisola italiana.

L’impero di Bisanzio non riuscì a fornire adeguato supporto militare all’esarca, rappresentante imperiale a Ravenna, e l’Esarcato non poté contrastare efficacemente l’avanzata longobarda. La difesa venne delegata alle popolazioni locali, guidate da eminenti aristocratici che, però, esercitavano forme di autogoverno. Queste aristocrazie, caratterizzate da un forte orientamento provinciale tipico della società romano-barbarica, contribuirono alla progressiva disgregazione dell’unità amministrativa e militare bizantina. Di conseguenza, i diversi territori divennero sempre più autonomi, accelerando la frammentazione del potere centrale.

Sicilia, Ravenna e Venezia: temi militari e nascita di nuove autonomie

La Sicilia mantenne stretti rapporti con Bisanzio a causa della crescente minaccia araba. Tra il VII e l’VIII secolo si formò il tema di Sicilia, una circoscrizione militare con a capo uno “stratego” avente sede a Siracusa. A tale tema furono uniti il ducato di Calabria e il ducato di Napoli. Più autonomi risultavano invece Ravenna e l’Esarcato. La Chiesa ravennate aveva una particolare autorità che fu legittimata nel 666, quando l’imperatore ne riconobbe l’indipendenza disciplinare da Roma.

La laguna veneta fu l’unico territorio del Veneto escluso dalla dominazione longobarda. Protette dalla flotta bizantina, le isole divennero il rifugio per gli abitanti dell’entroterra, che fondarono nuovi insediamenti basati sulla pesca e l’attività mercantile. A capo del complesso lagunare, l’esarca bizantino nominò un duca, poi noto come doge, che ottenne ampia autonomia. Nacque così Venezia.

Il Papato nella società romano-barbarica: dall’autorità spirituale al potere temporale

Papato nella società romano-barbarica

Durante l’alto Medioevo, il Papato non fu soltanto un’autorità religiosa, ma divenne progressivamente un protagonista politico della penisola italiana. La debolezza bizantina e l’espansione longobarda favorirono l’ascesa del potere pontificio e la nascita dello Stato della Chiesa. La Chiesa di Roma ampliò i suoi patrimoni e accentuò il controllo territoriale, in collaborazione con l’aristocrazia locale. Quest’ultima occupava ruoli di rilievo sia nella gerarchia ecclesiastica sia nella gestione dei beni della Chiesa, consolidando così il legame tra autorità religiosa e potere politico. Inoltre, la Chiesa, in virtù della lontananza da Costantinopoli, iniziò ad assumere maggiore autonomia dal punto di vista religioso. Ciò avvenne soprattutto grazie a papa Gregorio Magno (590-604). Colto e appartenente a una potente famiglia, fu il primo a rendersi conto dell’enorme divario ormai esistente tra l’occidente germanico e l’impero.

Papa Gregorio Magno lavorò con zelo per l’affermazione e il consolidamento del Papato quale guida della Chiesa universale e dell’evangelizzazione dell’occidente. Organizzò le diverse chiese in un unico organismo e pose particolare cura nell’amministrazione dell’immenso patrimonio della Chiesa di Roma.

Il Papato nell’Italia centrale

Di fronte allo sgretolarsi del potere bizantino, il Papato assunse il ruolo di difensore di Roma e dell’Italia centrale. Iniziò così a esercitare funzioni di governo nell’Urbe e sul ducato romano, un territorio che corrispondeva all’attuale Lazio. Assieme, si costituì un’amministrazione pontificia che progressivamente sostituì quella del governo bizantino.

Tutto ciò avvenne grazie alla forte base economica e fondiaria della Chiesa di Roma. Il Papato disponeva di ricchezze consistenti e in continuo aumento nelle regioni soggette a Bisanzio e, in particolare, nei dintorni di Roma. Furono queste le basi che resero possibile la sua vasta influenza sociale e politica.

I Longobardi, la Chiesa di Roma e la conquista dei Franchi

donazione di sutri

Alla morte di Rotari, nel 652, si aprì una lunga crisi politica causata dalla riluttanza dei duchi nell’accettare l’autorità regia. Tuttavia, l’elezione di re Liutprando (712-744) segnò un rinnovamento del regno longobardo. La monarchia aveva cercato di consolidarsi sviluppando clientele di fedeli legati al re, i cosiddetti gasindi che, in cambio, ricevevano ricompense e protezione. Liutprando, come re cristiano e cattolico, tentò di estendere la sua influenza sulle istituzioni ecclesiastiche per trasformarle in un elemento a supporto alla monarchia. Ma i rapporti tra la monarchia longobarda e il papato sfociarono presto in uno scontro, che avvenne in un momento di grave debolezza del dominio bizantino in Italia.

Nel 727 si verificò una vasta sollevazione antibizantina, a testimonianza della forza dei diversi regionalismi che si erano sviluppati in seno alla società romano-barbarica. Liutprando mosse l’esercito contro l’Esarcato e il Ducato romano, arrivando fino a Sutri (Viterbo). Il papa Gregorio II (715-731), timoroso del rafforzamento longobardo, con l’appoggio dei duchi di Spoleto e Benevento, costrinse Liutprando a ritirarsi. In quell’occasione, il sovrano longobardo donò il borgo di Sutri. Questo episodio, noto come Donazione di Sutri (728), è spesso indicato come una tappa simbolica nella formazione dello Stato della Chiesa, anche se il processo fu graduale e si consolidò nei decenni successivi.

La rottura tra Longobardi e Papato

 rottura tra Longobardi e Papato i Franchi

Ma la pressione esercitata dai Longobardi verso il Ducato romano non cessò. Nel 742 Liutprando e il nuovo papa Zaccaria (741-752) stipularono un trattato di pace ventennale che comportava la restituzione al Papato dei territori bizantini che sarebbero stati via via riconquistati dai Longobardi. Tuttavia, questi patti si rivelarono precari poiché, da un lato, il Papato temeva l’influenza longobarda, dall’altro i Longobardi erano diffidenti verso il potere pontificio.

La situazione precipitò con l’elezione di re Astolfo (749-756) che fu autore di un’energica politica espansionistica per conquistare tutta l’Italia. Nel 751 i Longobardi invasero nuovamente l’Esarcato, conquistarono Ravenna, poi il ducato di Spoleto arrivando a minacciare Roma. Il nuovo papa Stefano II (752-757) chiese l’intervento diretto dei Franchi, rappresentati dalla nuova dinastia regnante dei Pipini, che erano stati sostenuti dalla stessa chiesa nella loro corsa al potere.

Stefano si recò in Francia e, nella cattedrale di St. Denis, rinnovò la sacra unzione di Pipino il Breve e dei suoi figli, nominandoli protettori della Chiesa. In cambio, Pipino intervenne in Italia contro Astolfo (754), impegnandosi a restituite alla Chiesa tutti i territori occupati a sud della linea Luni-Monselice, compresi Spoleto e Benevento.

La nascita dello Stato Pontificio, i  Franchi e i nuovi equilibri in Italia

Donazione di Costantino nascita dello Stato pontificio

Probabilmente fu in questo periodo che venne redatta la “donazione di Costantino“, un documento, poi rivelatosi falso, che giustificava precedenti diritti della Chiesa di Roma su territori, in realtà, mai posseduti. Il valore politico di questi testi e donazioni fu enorme: servivano a legittimare il possesso territoriale del Papato e a presentarlo come un potere riconosciuto, non provvisorio. Pipino arrivò in Italia nel 755. Subito, emerse l’inferiorità dell’esercito longobardo, così come la poca solidità del regno, privo della fedeltà delle clientele al re e dell’appoggio dei vescovi, elementi che invece caratterizzavano il governo dei Franchi. Pipino sconfisse i Longobardi alla Chiusa di San Michele, mise sotto assedio Pavia, obbligando Astolfo a promettere di restituire i territori occupati.

Ma Astolfo, non solo non rispettò la promessa, ma riprese gli attacchi contro Roma. Pipino scese nuovamente in Italia nel 756 e lo sconfisse definitivamente. Nello stesso anno, Pipino il Breve donò numerosi territori alla Chiesa di Roma, strappati ai Longobardi e ai Bizantini. Con il nuovo re longobardo Desiderio (756-774) si delineò il pericolo di un’alleanza con i Franchi. Infatti, i due figli di Pipino, Carlo e Carlomanno, sposarono due principesse longobarde, Ermengarda e Gerberga, figlie di Desiderio.

I Franchi in Italia: fine del regno longobardo e nuova élite di governo

I Franchi in Italia

Tuttavia, l’intesa fu di breve durata. Carlo, dopo essere rimasto unico sovrano a causa della morte del fratello, ripudiò la moglie. Desiderio occupò l’Esarcato, dirigendosi poi nuovamente verso Roma. Ancora, papa Adriano I (772-795) invocò l’aiuto di Carlo. I Franchi arrivarono in Italia nel 773, vinsero i Longobardi e assediarono Pavia dove si trovava Desiderio. Dopo un assedio di 10 mesi, Desiderio fu catturato e portato in Francia. Suo figlio Adelchi cercò di resistere ma fu sconfitto a Verona e costretto a fuggire in Oriente. Carlo assunse il titolo di re dei Longobardi e portò nella penisola italiana conti e famiglie franche che andarono in parte a sostituire i duchi longobardi. L’Italia era sotto il dominio dei Franchi.

Nel 774 Carlo riconobbe la nascita dello Stato pontificio, formatosi nell’Italia centrale grazie alla progressiva ritirata dei Bizantini e dei Longobardi. Si trattò comunque di un riconoscimento puramente formale, dato che il papato da tempo esercitava una prominente influenza sul Ducato romano. Questo inglobò le nuove terre di provenienza bizantina e longobarda, andando a costituire un ampio dominio territoriale.

Domande frequenti sulla società romano-barbarica

Cos’è la società romano-barbarica?
È la struttura politica e sociale nata dall’incontro tra popolazioni germaniche e tradizione romana dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente.

Quando si sviluppa la società romano-barbarica?

Tra il VI e l’VIII secolo, nel periodo definito alto Medioevo.

Chi erano i protagonisti della società romano-barbarica in Italia?

I Longobardi, i Bizantini e il Papato.

Perché i Longobardi e il Papato entrarono in conflitto?

Perché il Papato temeva l’espansione longobarda su Roma e, al tempo stesso, i re longobardi diffidavano di un potere religioso che stava diventando anche politico.

Cos’è l’esarcato di Ravenna?

È la principale circoscrizione politico-militare bizantina in Italia, guidata da un esarca con sede a Ravenna, creata per difendere e amministrare i territori imperiali.

Società romano-barbarica mappa concettuale

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