L’isola delle Sette Chiese nel lago di Bolsena: un luogo leggendario che in pochi conoscono

isola Bisentina

Nel cuore del lago di Bolsena esiste un’isola avvolta da storia, misteri e antiche leggende. Tra chiese rinascimentali, sentieri immersi nel verde e panorami spettacolari, l’isola Bisentina custodisce un patrimonio storico e paesaggistico tra i più suggestivi del Lazio.

Dove si trova l’isola Bisentina

L’isola Bisentina è la più estesa delle due isole presenti nel lago di Bolsena e sorge nelle acque vicine alla sponda occidentale del bacino lacustre. Si trova a breve distanza dall’area dove un tempo sorgeva l’antica città etrusco-romana di Bisenzio, dalla quale deriva il suo nome. Sebbene oggi sia priva di abitanti stabili, l’isola fa parte del territorio comunale di Capodimonte, uno dei borghi più caratteristici affacciati sul lago.

Dal punto di vista naturalistico, la Bisentina presenta una forma quasi triangolare e un paesaggio molto vario. Nella parte settentrionale si innalza il rilievo del Monte Tabor, mentre il settore meridionale si apre in aree più pianeggianti e facilmente percorribili. L’isola è ricoperta da una fitta vegetazione che comprende boschi rigogliosi, alberi monumentali e numerose specie arboree di particolare pregio, contribuendo a creare un ambiente silenzioso e immerso nella natura.

La storia dell’isola Bisentina

Le prime tracce della presenza umana sull’isola Bisentina risalgono all’epoca etrusca e successivamente a quella romana. I reperti archeologici rinvenuti nel corso degli anni testimoniano infatti che l’isola era frequentata già nell’antichità, probabilmente in collegamento con la vicina città di Visentum, importante centro etrusco-romano situato sulle rive del lago di Bolsena.

Secondo gli studiosi, sull’isola dovevano esistere piccoli insediamenti stabili, utilizzati forse come punti di controllo, rifugio o luogo di culto. Nel territorio sono state individuate antiche grotte e tombe scavate nella roccia, mentre nel 1989, nelle acque vicino a Punta Calcino, venne ritrovata anche una piroga antica, importante testimonianza della navigazione sul lago in epoche remote.

L’isola come rifugio nel Medioevo

Con la caduta dell’Impero romano e le invasioni che colpirono l’Italia centrale, l’isola Bisentina divenne un luogo sicuro per le popolazioni delle rive del lago. Gli abitanti dei villaggi devastati dai Longobardi e dalle incursioni saracene trovarono infatti rifugio sull’isola, favorita dalla posizione facilmente difendibile.

Nel corso del Medioevo si sviluppò così una piccola comunità autonoma e intorno all’anno Mille nacque un vero borgo abitato. Alcune cronache medievali raccontano persino di ribellioni contro il controllo esercitato dalla città di Orvieto, segno dell’importanza strategica che l’isola aveva assunto in quel periodo.

La distruzione e il dominio della Chiesa

Nel XIII secolo l’isola passò sotto il controllo del potente signore Guglielmo da Vico, ma poco tempo dopo venne conquistata dalle truppe di papa Urbano IV. Durante questa fase il borgo fu distrutto insieme alla vicina città di Bisenzio. Per un certo periodo l’isola prese addirittura il nome di “Isola Urbana”, in omaggio al pontefice. Dopo l’abbandono del centro abitato, la Bisentina cambiò completamente funzione: divenne luogo di isolamento per eretici condannati al carcere perpetuo e rifugio per eremiti e religiosi che vivevano nei pressi della chiesa di San Giovanni Battista, antica parrocchia medievale dell’isola. Alla fine del Trecento la proprietà passò alla famiglia Farnese, una delle casate più influenti del Rinascimento italiano.

Con l’arrivo dei Farnese, l’isola Bisentina visse una nuova stagione di splendore artistico e religioso. Nel 1431 papa Eugenio IV autorizzò la costruzione di un convento francescano affidato ai frati minori osservanti. Successivamente Ranuccio Farnese promosse la costruzione della chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo, destinata a diventare il mausoleo di famiglia. Nel 1588 il cardinale Alessandro Farnese il Giovane ordinò importanti ampliamenti del complesso religioso, affidando i lavori a un allievo del celebre architetto Jacopo Barozzi da Vignola. Tra gli elementi più riconoscibili vi era la grande cupola rivestita in piombo, ben visibile anche dalla terraferma. Furono inoltre i frati presenti sull’isola a realizzare le famose sette cappelle sparse lungo il perimetro della Bisentina, ispirate simbolicamente alle sette principali chiese di Roma.

isola-bisentina cosa vedere

L’abbandono dell’isola, il recupero e l’epoca moderna

Alla fine del Cinquecento la vita religiosa sull’isola iniziò lentamente a declinare. A causa dell’isolamento e delle difficoltà logistiche, nel 1599 i frati minori osservanti lasciarono il convento trasferendosi a Bolsena, presso la chiesa di Santa Maria del Giglio. In seguito subentrarono i frati cappuccini, ma anche la loro presenza si concluse nel corso del Seicento. Entro la fine del XVII secolo l’isola risultava ormai quasi completamente abbandonata. Nel 1871 l’isola venne acquistata dall’imprenditore piemontese Alarico Patti. Alcuni decenni più tardi, nel 1912, passò nelle mani della principessa Beatrice Spada, che trasformò la Bisentina in una raffinata residenza di campagna.

Durante questo periodo furono realizzati un elegante giardino all’italiana e un piccolo porticciolo in stile liberty. Successivamente la proprietà passò alla principessa Ornella Ravaschieri Fieschi e alla famiglia Del Drago. Tra gli anni Settanta e Novanta l’isola Bisentina venne progressivamente aperta al pubblico attraverso visite guidate ed escursioni organizzate.

Cosa vedere all’isola Bisentina

cosa vedere isola Bisentina

L’isola Bisentina custodisce numerosi luoghi di interesse storico e naturalistico immersi in un ambiente tranquillo e ricco di fascino. Tra i principali edifici spiccano la chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo, legata alla famiglia Farnese, l’antica chiesa di San Giovanni Battista e le celebri sette cappelle disseminate lungo il perimetro dell’isola.

Queste piccole chiese vennero costruite dai frati francescani come richiamo simbolico alle sette basiliche principali di Roma, meta tradizionale dei pellegrinaggi religiosi. Il percorso tra le cappelle rappresentava quindi una sorta di pellegrinaggio spirituale in miniatura immerso nella natura dell’isola. Oltre agli edifici religiosi, la Bisentina offre sentieri panoramici, boschi secolari, antiche grotte e splendide viste sul lago di Bolsena.

Chiesa e Convento dei Santi Giacomo e Cristoforo

Chiesa e Convento dei Santi Giacomo e Cristoforo

La chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo, affiancata dall’antico convento francescano, venne costruita tra la fine del Quattrocento e e l’inizio del Cinquecento su iniziativa di Ranuccio Farnese il Vecchio come mausoleo destinato alla sepoltura della famiglia. In seguito il cardinale Alessandro Farnese il Giovane ampliò l’edificio e fece aggiungere la grande cupola, progettata nell’ambito della scuola del celebre architetto Jacopo Barozzi da Vignola e realizzata dall’architetto Antonio Garzoni da Viggiù.

In passato, l’edificio custodiva importanti opere pittoriche attribuite ad Annibale Carracci. Tra queste vi erano raffigurazioni dedicate a San Giacomo, scene religiose francescane e un Crocifisso affiancato da San Francesco e Sant’Antonio. Successivamente le opere furono trasferite in Vaticano per volontà di papa Clemente XI. All’interno della chiesa trovarono sepoltura numerosi membri della dinastia Farnese, tra cui Pier Luigi Farnese, la duchessa Gerolama Orsini e il cardinale Ranuccio Farnese. Particolarmente importante è anche il monumento funebre dedicato a Ranuccio Farnese, realizzato dallo scultore rinascimentale Isaia da Pisa.

Le sette cappelle dell’isola Bisentina

7 cappelle isola bisentina la rocchina

Uno degli elementi più affascinanti dell’isola Bisentina è il complesso delle sette cappelle rinascimentali disseminate lungo il perimetro dell’isola. Questi piccoli edifici religiosi furono realizzati tra il Quattrocento e il Cinquecento dai frati francescani con il sostegno della famiglia Farnese, trasformando l’isola in un luogo di spiritualità e pellegrinaggio. Secondo la tradizione, ciascuna chiesa era inoltre orientata verso uno dei paesi affacciati sul lago di Bolsena, rafforzando il legame spirituale tra l’isola e il territorio circostante. Al centro dell’isola si trova la chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo, considerata il cuore monumentale del complesso.

Tra le cappelle più suggestive spicca la Rocchina, dedicata a Santa Caterina e attribuita ad Antonio da Sangallo il Giovane. L’edificio sorge su uno sperone roccioso a picco sul lago e richiama nelle forme una versione in miniatura della Rocca di Capodimonte. Molto importante è anche l’oratorio del Crocefisso, conosciuto pure come Monte Calvario, fatto realizzare dal cardinale Alessandro Farnese alla fine del Cinquecento. Al suo interno si conservano affreschi attribuiti alla scuola di Benozzo Gozzoli.

La cappella di San Pio Papa venne costruita per ricordare la visita di papa Pio II all’isola nel giugno 1462, mentre la cappella della Trasfigurazione si trova nella parte più elevata della Bisentina, nei pressi del Monte Tabor, offrendo uno dei panorami più spettacolari sul lago. Le altre cappelle del percorso sono dedicate a San Francesco, Santa Concordia e San Gregorio Magno. Collegate tra loro da sentieri immersi nei boschi, creano un itinerario religioso e paesaggistico unico nel suo genere, spesso paragonato a una piccola Via Crucis rinascimentale nel cuore del lago di Bolsena.

La misteriosa “Malta dei Papi”

Malta dei Papi

Tra i luoghi più enigmatici dell’isola Bisentina vi è la cosiddetta Malta dei Papi, un’antica struttura sotterranea scavata nel rilievo del Monte Tabor e avvolta ancora oggi da leggende, simbolismi e interpretazioni storiche. Si tratta di un ambiente ipogeo artificiale composto da un lungo corridoio scavato nella roccia che conduce a una camera circolare sotterranea larga circa sei metri. Al centro del pavimento si apre una cavità simile a un pozzo, mentre dalla volta parte un profondo condotto verticale che raggiunge la superficie attraversando il bosco soprastante. L’origine della Malta dei Papi non è del tutto certa. Alcuni studiosi ipotizzano che il complesso possa risalire all’epoca etrusca e che fosse utilizzato per riti religiosi o pratiche legate al culto del mondo sotterraneo. La forma della struttura e la presenza del pozzo centrale hanno infatti alimentato nel tempo diverse interpretazioni legate a cerimonie simboliche e rituali iniziatici.

Nel corso dei secoli il luogo fu associato anche a racconti più oscuri. Secondo alcune tradizioni locali, la cavità sarebbe stata utilizzata come prigione o luogo di isolamento per religiosi accusati di eresia durante il periodo del controllo ecclesiastico sull’isola. Il termine “malta” in epoca medievale indicava spesso cavità sotterranee, grotte o ambienti scavati nella roccia destinati a usi particolari. La fama della Malta dei Papi raggiunse persino la letteratura medievale. Il luogo viene infatti citato da Dante Alighieri nella Divina Commedia, nel Canto IX del Paradiso, in uno dei passaggi dedicati alla corruzione ecclesiastica del tempo.

Le leggende dell’isola Bisentina

Una delle leggende più celebri riguarda la presunta “prigione delle donne infedeli”. Secondo la tradizione popolare, alcune nobildonne accusate di adulterio sarebbero state rinchiuse sull’isola in epoca rinascimentale. Il racconto si collega alla cupa costruzione nota come “Rocchina”, un piccolo edificio ottagonale immerso nella vegetazione e circondato da un’atmosfera inquietante. La leggenda narra che le donne venissero abbandonate in stanze buie e lasciate morire lentamente, lontane dal mondo e dalla società. In alcune versioni del racconto, durante le notti di tempesta si udirebbero ancora i loro lamenti provenire dal bosco o dalle antiche mura.

Un’altra leggenda molto diffusa racconta dell’esistenza di passaggi sotterranei e ambienti nascosti utilizzati per antichi riti esoterici. Secondo alcune narrazioni popolari, sull’isola avrebbero operato confraternite segrete legate a pratiche occulte e simbolismi religiosi proibiti. Anche la presenza della famiglia Farnese ha generato numerose storie legate a tesori scomparsi. Secondo alcune voci popolari, durante un periodo di guerre e instabilità politica parte delle ricchezze della famiglia sarebbe stata nascosta proprio sull’isola Bisentina.

Leggi ancheSubiaco, tra rocche medievali e monasteri benedettini: il borgo mistico del Lazio

Come visitare l’isola Bisentina

Come visitare l'isola Bisentina

L’accesso alla Isola Bisentina è consentito esclusivamente tramite visite organizzate e prenotazione online. L’isola è una proprietà privata visitabile solo in determinati periodi dell’anno attraverso tour guidati o visite brevi ufficiali. Le prenotazioni si effettuano sul sito ufficiale dell’isola. La prenotazione garantisce il posto sul battello, mentre il trasporto via lago viene pagato direttamente al molo d’imbarco. Le partenze avvengono principalmente da Capodimonte e Bolsena.

Si può scegliere tra una visita guidata completa che dura circa 2 ore e e mezzo e include la Chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo, il giardino all’italiana progettato da Arabella Lennox-Boyd, la Darsena, la cappella del Crocefisso o Monte Calvario, la Malta dei Papi, il bagno della duchessa. Oppure la visita breve che dura circa 1 ora e mezzo e non prevede guida. Comprende la Chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo, il giardino all’italiana, la Darsena. È possibile prenotare tour privati personalizzati che permettono di visitare aree meno accessibili dell’isola.

Isola Bisentina – Meteo Capodimonte


Meteo Capodimonte

Mappa Isola Bisentina

mappa isola bisentina

Torna in alto