Storia delle Crociate: perché iniziarono e come cambiarono il Medioevo

le crociate

Nel Medioevo l’area mediterranea orientale offriva un panorama molto diverso da quello dell’Europa occidentale. Non solo per la grande varietà di etnie e strutture economiche e sociali, ma anche per la diversità di organizzazione politica. In un quadro così instabile, gli sconvolgimenti provocati dal movimento crociato ebbero un forte impatto. La storia delle crociate iniziò nell’XI secolo per un insieme di diverse motivazioni. La spinta verso oriente era dettata da motivi religiosi, economici e politici e fu il frutto dell’esuberanza espansiva dell’occidente, dei suoi ceti militari e mercantili.

La prima crociata

Il corpo di spedizione che si era formato per la liberazione del Santo Sepolcro di Gesù Cristo a Gerusalemme dopo l’appello di Urbano II si raccolse a Costantinopoli dal 1096. Risposero all’appello grandi feudatari o eredi di illustri dinastie (Goffredo di Buglione, Baldovino di Fiandra, Raimondo di Tolosa ecc.), schiere di cavalieri e cadetti che parteciparono per ambizione di fortuna. Nonostante le diversità di vedute, fu trovato un accordo con Bisanzio. L’imperatore Alessio Comneno avrebbe fornito ai crociati viveri e armi. Gli occidentali gli avrebbero restituito tutti in territori che fossero appartenuti in precedenza all’impero bizantino. La prima crociata si mosse nel giugno 1097 sotto la guida di Goffredo di Buglione e di Ademaro di Monteil, vescovo e delegato pontificio.

La presa di Gerusalemme

i crociati conquistano Gerusalemme
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L’esercito crociato giunse ad Antiochia nel giugno 1098. Tra i bizantini e i crociati presto sorsero contrasti, anche perché non pochi dei grandi feudatari partecipanti miravano a ottenere un dominio personale. Così Baldovino di Fiandra non esitò ad abbandonare gli altri crociati e divenne signore di una contea a Edessa. Boemondo di Taranto si fece riconoscere il possesso di Antiochia dopo averla conquistata, anche contro gli accordi con i Bizantini. Nell’estate 1099 l’esercito crociato giunse a Gerusalemme. L’assedio durò 5 settimane poi avvenne la conquista.

La conquista di Gerusalemme diede origine a una costellazione di Stati cristiani, largamente autonomi sotto i loro signori, anche se formalmente subordinati al Regno di Gerusalemme e al suo signore Goffredo di Buglione, che si definì “difensore del Santo Sepolcro”. Tali Stati erano scarsamente compatti, nonostante la rigida applicazione dei rapporti feudali. La loro debolezza era aumentata anche dallo scarso consenso delle popolazioni locali. Pochi furono i cavalieri che rimasero stabilmente in oriente e la popolazione latina e cristiana rimase sempre fortemente minoritaria.

Gli ordini cavallereschi

Gli ordini cavallereschi
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Nella difesa degli Stati cristiani ebbero un ruolo importante gli ordini religiosi militari (o cavallereschi). I membri, oltre a pronunciare i normali voti religiosi, si impegnavano a proteggere gli oppressi e a combattere contro gli “infedeli”. Così l’ordine dei Cavalieri di San Giovanni, detti anche ospitalieri (dal nome dell’ospedale di San Giovanni a Gerusalemme, 1113), quello dei Templari (dal luogo ove risiedevano a Gerusalemme dove un tempo sorgeva il tempio di Salomone, 1118), quello dei Cavalieri teutonici, riconosciuto nel 1198, dopo essersi formato durante la Terza Crociata.

Questi ordini furono molto attivi e anche dopo la caduta degli Stati crociati continuarono nella loro lotta contro gli “infedeli”, sia in oriente che nel Mediterraneo. Gli ordini si diffusero con le loro sedi un po’ ovunque. Nel XIII secolo i Cavalieri Teutonici iniziarono a operare nell’Europa nord-orientale contro le popolazioni baltiche ancora pagane.

I commerci e le città marinare

le città marinare
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Del rinato commercio mediterraneo avevano beneficiato, ancor prima delle Crociate, le città marinare italiane, in particolare Venezia. Nel 1082, in cambio dell’appoggio contro i Normanni, la Serenissima aveva ottenuto dai Bizantini un importante accordo commerciale che privilegiava i mercanti veneziani persino rispetto ai sudditi dell’impero. Successivamente, il movimento crociato sollecitò una ancor più intensa partecipazione dei centri mercantili della penisola, in particolare Genova e Pisa.

Più cauta fu Venezia, forte dei suoi rapporti privilegiati con Bisanzio e timorosa di una feroce competizione con le altre città marinare italiane. Con la vittoria della prima crociata e il formarsi degli Stati cristiani, Venezia, Genova, Pisa e Amalfi stabilirono nei territori conquistati una rete di insediamenti commerciali. Erano “colonie”, esenti dalla giurisdizione e dal fisco locali, rette autonomamente da balivi o consoli eletti dai mercanti. Il successo del movimento crociato si tradusse in un aumento del numero di mercanti italiani anche nell’impero bizantino, dotati di privilegi che risultarono vantaggiosi per loro ma penalizzanti per le economie locali.

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Le difficoltà dell’Impero bizantino

Dunque, per Bisanzio i vantaggi delle crociate erano stati scarsi. Né l’impero sembrava in grado di superare le difficoltà interne che apparvero già alla fine dell’XI secolo, per il crescente peso dell’aristocrazia fondiaria e il bisogno di denaro per mantenere gli eserciti. Un segnale di queste difficoltà fu la diffusione del sistema della pronoia, che per un certo periodo riuscì a sostenere l’esercito. Si trattava di un sistema che, come ricompensa per i servizi resi all’impero, prevedeva la consegna ai nobili bizantini di terre da amministrare, lasciando loro i ricavati. Questi terreni non erano trasferibili e la loro concessione valeva solo per un periodo di tempo limitato. Il beneficiario era tenuto a prestare il servizio militare, accompagnato da una truppa di contadini.

La crisi del potere centrale venne confermata dalla crescita ulteriore della grande proprietà terriera. L’esercito finì per gravare direttamente sulla popolazione che lo riforniva in natura poiché lo Stato non aveva più denaro per mantenerlo. In questa condizione di debolezza non era facile affrontare i nemici esterni. Essi erano gli Slavi e i barbari delle steppe settentrionali, i Normanni a occidente e gli Stati musulmani a est e a sud. Ma anche i rapporti con i nuovi Stati latini i rapporti non erano facili.

La seconda crociata

seconda crociata
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L’aggressività dei Normanni si manifestò nel corso della seconda crociata (1147-49) che prese avvio soprattutto a opera del monco Bernardo di Chiaravalle. Lo scopo era contrastare la ripresa musulmana che si stava delineando. Infatti, sotto la guida dell’emirato di Mossul, il rinnovato fervore del gihàd, aveva portato alla riconquista di gran parte dei territori cristiani (tra il 1135 e il 1141) e in particolare di Edessa. Alla seconda crociata presero parte i più potenti sovrani dell’occidente, dall’imperatore tedesco Corrado III a re Luigi VII di Francia, fino a Ruggero II di Sicilia. Ognuno, però, con obiettivi particolari e personali che finirono per prevalere rispetto a quelli della crociata. I diversi corpi di spedizione furono ripetutamente sconfitti contro una fase espansiva musulmana che sembrava inarrestabile grazie a Saladino, sultano d’Egitto.

Le tensioni nel Mediterraneo e la terza crociata

terza crociata
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Le tensioni esistenti nell’area mediterranea emersero con forza durante il regno di Andronico Comneno, successore di Alessio. Il peggioramento dei rapporti con l’occidente avvenne nel momento in cui Bisanzio appariva incapace di difendersi dai Normanni che conquistarono agevolmente la seconda città dell’impero, Tessalonica. Ne derivò una sollevazione popolare e la caduta della dinastia dei Comneni. Difficoltà anche sul fronte balcanico, dove la crisi di Bisanzio, consentì la formazione di un secondo regno della grande Bulgaria e di un regno di Serbia, che ottennero il riconoscimento del titolo regio da parte dei pontefici romani per essersi staccati dal patriarcato di Costantinopoli.

Proseguiva intanto l’espansione musulmana. Nel 1187, il Saladino conquistò Gerusalemme. La notizia provocò la formazione della terza crociata (1189-92), guidata dall’imperatore Federico I Barbarossa. Parteciparono Riccardo Cuor di Leone re d’Inghilterra e Filippo Augusto di Francia. Tuttavia, la spedizione, anche in conseguenza della morte del Barbarossa, non ebbe successo. Si recuperarono solo alcuni territori costieri e Cipro. I luoghi santi rimasero in mano agli “infedeli”.

La quarta crociata

quarta crociata e impero latino di Costantinopoli
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Il prevalere delle ambizioni di conquista territoriale e di espansione commerciale a danno di Bisanzio emerse con forza nella quarta crociata che partì su impulso di papa Innocenzo III. Egli mirava al rientro dell’impero d’oriente all’interno della cristianità sotto l’egemonia romana, con la conseguente partecipazione di Bisanzio. Tutto ciò, però, non coincideva con i piani di Venezia che aspirava a un’assoluta egemonia marittima. La Serenissima, perciò, mirò a collegare la mobilitazione degli armati occidentali a un piano di conquista di Costantinopoli. I crociati, che nel 1202 si concentrarono a Venezia privi di armi e navi, accettarono la proposta del doge Enrico Dandolo che si offrì di trasportarli in oriente in cambio dell’aiuto per la riconquista di Zara, da poco presa dal re cattolico d’Ungheria. Dopo la conquista della città, i Veneziani suggerirono di effettuare una spedizione contro Costantinopoli, in quel momento dilaniata da lotte dinastiche interne.

Nel 1203 Costantinopoli fu occupata da un corpo di spedizione occidentale, presa e saccheggiata nell’aprile 1204. I crociati divisero l’impero. Sotto la regia del Dandolo, si costituì un impero latino di Costantinopoli. Ne era a capo Baldovino di Fiandra. Il resto dei territori fu diviso tra Venezia, feudatari imperiali e vari cavalieri. Il vantaggio maggiore fu comunque per i Veneziani che erano esentati dall’obbligo di giuramento di fedeltà nei confronti del nuovo imperatore e avevano nelle loro mani tre ottavi di Costantinopoli. Essi si assicurarono anche porti e distretti commerciali. Costituirono così un vasto impero coloniale. Il nuovo impero rimase però debole, infiacchito da un vasto sentimento locale antioccidentale. Questa situazione sollevò le aspirazioni espansionistiche dei Bulgari. Il disegno di un vasto impero bulgaro-bizantino non poté realizzarsi e gli Stati cristiani d’oriente continuarono a essere frammentati.

La fine del movimento crociato

La quinta crociata, allestita dal papa Innocenzo III nel 1215, si trascinò in estenuanti campagne per poi concludersi con la disfatta di Al Mansura (1217-21). Una ripresa della quinta crociata si ebbe nel 1228-29, sollecitata con insistenza dal papato a Federico II. Si concluse sì con il recupero di Gerusalemme ma grazie a un accordo con gli “infedeli” che il papato non volle accettare. Nel 1244 Gerusalemme cadde nuovamente nelle mani dei musulmani e non fu più recuperata.

La sesta crociata (1248-54), guidata da Luigi IX di Francia, si diresse verso l’Egitto, base principale delle forze musulmane. Ma dopo qualche successo iniziale, finì con la sconfitta e la cattura del re e dell’esercito. La loro liberazione costò un esoso riscatto. La settima crociata (1270), capeggiata ancora da Luigi IX si arrestò a Tunisi, falcidiata dalla peste che uccise lo stesso re. Nel 1291 cadde San Giovanni d’Acri, l’ultimo baluardo cristiano in oriente.

Le repubbliche marinare

Se gli obiettivi religiosi e militari furono accantonati, non venne però meno la presenza economica e politica dei paesi occidentali nel levante mediterraneo, almeno fino all’arrivo del dominio dei Turchi ottomani. Accanto ai vecchi protagonisti, comparvero nuove potenze che trovarono spazi di azione. E’ il caso, ad esempio, della dinastia degli Angioini di Francia, dopo essersi insediati nell’Italia meridionale. A loro volta, gli Aragonesi e i Catalani, dopo la conquista della Sicilia nel 1282, trovarono sbocchi e domini in oriente.

Ma restava soprattutto forte la presenza delle repubbliche marinare e, in particolare, quella di Genova. Essa aveva il controllo del mercato di Costantinopoli, privilegi commerciali nell’impero, colonie sulle sponde del Mar Nero e alle foci del Don che le consentivano una via d’accesso ai commerci con la Russia e l’estremo oriente.

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Crociate schema

Crociata Anni Protagonisti Avvenimenti principali
1 1096–1099 Goffredo di Buglione (1061–1100); Baldovino di Fiandra (1058–1118); Raimondo di Tolosa (1042–1105); Boemondo di Taranto (1057–1111); Tancredi d’Altavilla (1070–1112) Conquista di Gerusalemme; fondazione degli Stati Latini d’Oriente
2 1147–1149 Corrado III imperatore (1138–1152); Luigi VII re di Francia (1137–1180) Sconfitta dei crociati
3 1189–1191 Federico I Barbarossa (1152–1190); Filippo II re di Francia (1180–1223); Riccardo Cuor di Leone (1189–1199) Conquista di San Giovanni d’Acri
4 1202–1204 Enrico Dandolo, doge di Venezia (1109?–1205) Conquista di Costantinopoli; fondazione dell’Impero latino d’Oriente
5 1217–1221 / 1217–1229 Andrea II re d’Ungheria (1205–1235); Leopoldo VI d’Austria (1198–1230) Gravi perdite in Egitto
5 bis 1228–1229 Federico II imperatore (1194–1250) Accordi con gli Arabi; riconoscimento ufficiale come re di Gerusalemme
6 1248–1254 Luigi IX re di Francia (1226–1270) Presa di Damietta; sconfitta dei crociati
7 1270 Luigi IX re di Francia (1226–1270) Pestilenza che decima i crociati in Tunisia; morte di Luigi IX
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