Home Storia e cultura Le grandi esplorazioni geografiche: come l’Europa iniziò la conquista del mondo

Le grandi esplorazioni geografiche: come l’Europa iniziò la conquista del mondo

grandi esplorazioni geografiche

Tra la fine del Quattrocento e il Cinquecento, le grandi scoperte geografiche cambiarono profondamente i rapporti tra Europa, Africa, Asia e Americhe. Portoghesi e spagnoli furono i primi protagonisti della nuova stagione di esplorazioni oceaniche, alla ricerca di rotte commerciali verso l’Oriente, nuovi mercati e territori da controllare.

Grandi scoperte geografiche: cause, esplorazioni e conseguenze

Tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo, le principali potenze europee – tra cui Spagna, Portogallo, Inghilterra, Francia e Paesi Bassi – si lanciarono in audaci spedizioni attraverso mari sconosciuti e terre ancora inesplorate. Animati da una combinazione di curiosità verso l’ignoto, ambizioni economiche, spirito di avventura e, non di rado, da motivazioni religiose, i primi esploratori europei contribuirono a ridefinire profondamente gli equilibri geopolitici, culturali ed economici del mondo fino ad allora conosciuto.

Gli inizi di questa epoca sono spesso associati alle figure di Cristoforo Colombo, che nel 1492 attraversò l’Atlantico e raggiunse ciò che credeva fossero le Indie, e di Vasco da Gama, che nel 1498 trovò la rotta marittima verso l’India circumnavigando il Capo di Buona Speranza. Le scoperte aprirono nuove rotte commerciali e iniziarono lo scambio di merci, culture e popolazioni, ma segnarono anche l’inizio di un periodo di colonizzazione e sfruttamento.

Perché iniziarono le grandi esplorazioni geografiche?

Perché iniziarono le grandi esplorazioni geografiche?

Le grandi esplorazioni geografiche furono favorite da motivazioni economiche, politiche e religiose. Tra le più importanti vi era la ricerca di nuove rotte commerciali verso l’Asia, da cui provenivano prodotti molto richiesti in Europa, come spezie, seta e altre merci preziose. Raggiungere direttamente i mercati orientali via mare avrebbe permesso ai mercanti europei di evitare parte degli intermediari che controllavano gli scambi lungo le tradizionali vie terrestri e mediterranee.

A queste esigenze economiche si aggiunse la crescente competizione tra le monarchie europee. Il Portogallo fu tra i primi regni a finanziare sistematicamente l’esplorazione delle coste africane, mentre alla fine del Quattrocento anche la monarchia spagnola sostenne nuovi progetti di navigazione, tra cui quello di Cristoforo Colombo. Scoprire nuove rotte significava infatti accedere a risorse e mercati, ma anche estendere la propria influenza politica su territori fino ad allora sconosciuti agli europei.

Un ruolo importante ebbero infine la volontà di diffondere il Cristianesimo e l’interesse per una conoscenza più ampia del mondo. Motivazioni religiose, ambizioni commerciali e desiderio di esplorazione finirono così per intrecciarsi, dando origine a una stagione di viaggi destinata a modificare profondamente i rapporti tra Europa, Africa, Asia e Americhe.

Quali innovazioni resero possibili le grandi esplorazioni?

Quali innovazioni resero possibili le grandi esplorazioni?

Affrontare lunghi viaggi attraverso l’Atlantico e lungo le coste africane richiedeva strumenti e imbarcazioni adatti alla navigazione oceanica. Un ruolo importante ebbe la caravella, nave maneggevole utilizzata soprattutto dai Portoghesi, capace di sfruttare differenti condizioni di vento e particolarmente adatta alle esplorazioni. Anche il perfezionamento delle tecniche di costruzione navale permise progressivamente di affrontare traversate più lunghe e trasportare maggiori quantità di uomini, viveri e merci.

Fondamentali furono anche i progressi negli strumenti di navigazione e nella cartografia. La bussola consentiva di mantenere l’orientamento anche lontano dalle coste, mentre strumenti come l’astrolabio nautico permettevano di determinare la latitudine attraverso l’osservazione degli astri. Portolani e carte nautiche raccoglievano inoltre informazioni su coste, porti, distanze e rotte.

Il Nuovo Mondo

nuovo mondo

Nel tardo Medioevo, il Nuovo Mondo era un concetto per rappresentare uno spazio sconosciuto, ma sul quale gli europei proiettavano la propria fantasia, tramite un immaginario geografico composto da miti e leggende. Nell’Atlante catalano del 1375, che rappresenta la mappa più importante dell’epoca medioevale, questo mondo immaginato appariva popolato da uomini nudi e selvaggi che si cibavano di pesci e sirene. Inoltre, in esso l’Anticristo compariva nell’atto di predicare. Si trattava di un simbolo per esprimere il tentativo di armonizzare la Bibbia e la geografia.

Nella Cosmografia di Tolomeo (1482) l’Asia è rappresentata fino ai margini della carta. Le dimensioni del Catai e Cipago (Cina e Giappone) sono labili e al centro figura il regno di Prete Gianni, un leggendario regno cristiano che, secondo una diffusa credenza medievale, si trovava in Oriente, prima identificato con l’Asia e poi con l’Etiopia. I sovrani europei speravano di trovare in questo misterioso regno un potente alleato contro il mondo islamico, ma la sua esistenza non fu mai dimostrata. Nell’immaginario collettivo quelle terre erano meravigliose e ricche. Oltre le colonne d’Ercole, si trovava certamente la leggendaria Atlantide, parte di un mondo ignoto.

I “barbari” e il pensiero cristiano

“barbari” e pensiero cristiano

Accanto, compare il mondo reale ma ancora indefinito dell’Africa, terre di selvaggi, di piante e animali strani e insoliti. Qui si trovano “i barbari”. Fin dall’antichità con questo termine si era soliti indicare quelle razze che vivevano senza leggi, senza arti e senza mestieri. Successivamente, il concetto sarà assorbito dal Cristianesimo tramite Cicerone e Agostino. Con questi autori, infatti, il termine passò a designare la distanza esistente tra cristiani e non cristiani.

Si affermò così una distinzione tra un “noi”, identificato con la comunità cristiana, e un “altro”, rappresentato da chi apparteneva a culture e religioni diverse. A partire dal VI secolo il termine barbaro veniva spesso associato ai pagani, cioè a coloro che non professavano la fede cristiana. Nel Medioevo, tuttavia, questa contrapposizione non era assoluta: attraverso il battesimo e la conversione, anche i popoli considerati “barbari” potevano essere accolti nella comunità cristiana. Il pensiero medievale distingueva quindi tra il mondo cristiano, ritenuto ordinato e civile, e le popolazioni che vivevano ai suoi confini, percepite come estranee e potenzialmente pericolose per l’ordine politico e religioso esistente.

L’immaginario europeo artefice delle prime esplorazioni

Nuovo Mondo e immaginario europeo

Queste popolazioni che vivano ai margini diventano il nuovo orizzonte della fantasia degli Europei. Gli uomini e la natura del Nuovo Mondo entrarono nell’immaginario europeo secondo quanto fu trasmesso dai resoconti di Cristoforo Colombo. Egli, di fatto, “inventa” un’America paradisiaca, in cui è semplice collocare i miti dell’età dell’oro, della Terra Promessa, delle Isole Fortunate e tutti quei tempi e luoghi immaginari forieri di ricchezze, possibilità e riscatto.

L’idealità va di pari passo con la diversità. Uomini, piante e animali di un mondo lontano dall’Europa diventano oggetto di meraviglia. L’uomo europeo inizia a classificare e definire tali diversità per uniformarle alla cultura occidentale e alla sua visione del mondo. Il tutto avviene secondo la scala dei valori del mondo civilizzato che non può comprendere il selvaggio e la barbarie.

L'”altro” e gli stereotipi

primi viaggi di esplorazione

Le popolazioni del Nuovo Mondo vengono descritte dal punto di vista etnografico secondo gli stereotipi vigenti all’epoca. L’”altro” deve possedere quelle qualità negative che servono ad affermare la superiorità positiva dell’uomo europeo e, quindi, a giustificare la conquista violenta.

Il selvaggio non è portatore di valori differenti, bensì è caratterizzato dall’assenza o dalla negazione di valori. I nativi sono allora raffigurati nudi e pudici quando si vuole celebrare l’innocenza dello stato di natura. Ma diventano lascivi e bestiali quando si vuole sottolineare la loro inferiorità e la necessità di conquistarli.

I primi viaggi di esplorazione

Esploratori europei

Le prime esplorazioni avvennero per opera dei Portoghesi e Spagnoli, sancendo il passaggio dal Medioevo all’età moderna. Per la prima volta gli Europei si lanciarono alla conquista di nuovi e sconosciuti mondi, grazie alla collaborazione tra banchieri genovesi e il re del Portogallo. La prima espansione lungo le coste dell’Africa culminò, nel 1415, con la conquista di Ceuta grazie a Enrico il Navigatore.

Tra il 1418 e il 1427 i Portoghesi conquistarono le Azzorre e Capo Bojador. Tra il 1482 e il 1484 Diego Cão arrivò alla foce del Congo, mentre nel 1487 Bartolomeo Diaz doppiò il Capo di Buona Speranza. Nel 1497 fu la volta di Vasco da Gama che doppiò il Capo di Buona Speranza e giunse sulle coste orientali dell’Africa. Da qui ripartì verso l’India per arrivare a Calicut nel 1498. Approderà l’anno successivo a Lisbona con due navi cariche di spezie. La nuova via per le Indie era dunque aperta.

Magellano e la prima circumnavigazione del globo

Una delle imprese più importanti dell’età delle grandi esplorazioni fu la spedizione guidata dal portoghese Ferdinando Magellano al servizio della Corona spagnola. Partita dalla Spagna nel 1519, aveva l’obiettivo di raggiungere le isole delle spezie navigando verso occidente e individuando un passaggio attraverso il continente americano. Nel 1520 la flotta attraversò lo stretto che oggi porta il nome di Magellano e raggiunse un oceano che l’esploratore chiamò Pacifico.

Magellano, tuttavia, non riuscì a completare il viaggio: nel 1521 morì nelle Filippine, durante uno scontro sull’isola di Mactan. La spedizione proseguì sotto altri comandanti e fu infine Juan Sebastián Elcano a condurre in Spagna la nave Victoria, che raggiunse il porto di Sanlúcar de Barrameda nel 1522. Dei cinque vascelli partiti tre anni prima, soltanto uno riuscì così a completare il viaggio.

La spedizione di Magellano ed Elcano realizzò la prima circumnavigazione del globo, dimostrando concretamente la possibilità di collegare via mare Atlantico, Pacifico e Oceano Indiano.

L’impero coloniale portoghese

prime esplorazioni

Pedro Alvarez Cabral nel 1500 approdò sulle coste del Brasile. Dunque, agli inizi del Cinquecento, il Portogallo aveva già posto le basi del suo impero coloniale. I portoghesi fondarono colonie nel golfo Persico, nelle città di Goa e Calicut in India, a Ceylon, nella penisola di Malacca, nelle Molucche, nell’isola di Macao.

L’impero portoghese conquistò i suoi possedimenti più importanti e redditizi in Asia. Preziose erano anche le sue colonie lungo la costa del Brasile, in quanto consentirono di avviare il fruttuoso commercio dello zucchero.

L’impero spagnolo

prime esplorazioni europee

Dopo le prime esplorazioni di Colombo e dopo che Spagna e Portogallo segnarono il confine delle loro sfere di influenza con il Trattato di Tordesillas (1494), i sivigliani iniziarono a finanziare viaggi nelle Americhe. In tali viaggi i partecipanti beneficiavano dei guadagni ottenuti in proporzione al capitale da loro investito. Nel 1500 Vicente Yàñez Pinzòn arrivò fino alla foce del Rio delle Amazzoni. Due anni dopo Amerigo Vespucci giunse nella laguna venezuelana di Maracaibo. Nel 1508 furono scoperte le coste della Colombia e di Panama. Nel 1513 Vasco Nùñez de Balboa attraversò l’istmo di Panama e giunse di fronte all’Oceano Pacifico, che egli battezzò “il mare del Sud”. Nello stesso anno si arrivò a toccare le coste della Florida, mentre nel 1518 partirono due spedizioni da Cuba verso il Messico, stabilendo il primo contatto con i Maya.

L’anno successivo fu Hernàn Cortés che, partendo da Cuba, giunse in Messico causando il crollo dell’Impero Azteco. Nel 1529 gli spagnoli penetrarono nel Messico centrale. Nel 1530 Francisco Pizarro, partendo da Panama, in due anni conquistò l’impero degli Incas. Da qui, gli spagnoli giunsero in Cile, dove Pedro de Valdivia fondò la città di Santiago de Nueva Estremadura nel 1541. Nel 1540 gli Spagnoli giunsero nello stretto di Magellano ed esplorarono la costa atlantica dell’Argentina. Le prime esplorazioni in queste terre arrivarono a Rio de la Plata, nelle grandi pianure dell’America Settentrionale, in Florida e fino all’Oklahoma.

Gli altri imperi coloniali

Meno eclatanti, perché dotati di minori risorse finanziarie, le spedizioni allestite da inglesi e francesi nel Nuovo Mondo. Per gli inglesi partirono i veneziani Giovanni e Sebastiano Caboto alla volta dell’America settentrionale. Essi toccarono le coste del Labrador (1497), della Groenlandia (1498) per arrivare fino alla baia di Hudson (1500). Per i francesi partì il toscano Giovanni da Verrazzano che, nel 1524, approdò nella Carolina del Sud. Dalla Florida, giunse poi fino al Massachusetts. Nel 1528 egli arrivò nel Mar delle Antille dove trovò la morte per mano degli indigeni.

Nel 1534 Jacques Cartier, dall’isola di Terranova, si spinse fino all’estuario del fiume San Lorenzo per scovare il “passaggio a nord-ovest” tra Atlantico e Pacifico. Esso doveva servire a bypassare le rotte sotto il controllo degli imperi iberici. Nel 1555 i francesi fondarono un insediamento su un’isola della baia di Rio de Janeiro che, poco dopo, sarà distrutto dai portoghesi. Stessa sorte toccò anche alle colonie francesi appena fondate in Florida.

Le conseguenze per gli indigeni

Esplorazioni europee conseguenze per gli indigeni

Durante le prime esplorazioni, Portoghesi e Spagnoli inaugurarono anche per i vinti una nuova era, quella del “saccheggio“. Il primo periodo di conquista provocò un gravissimo crollo demografico. In molte aree, la popolazione fu annientata nel giro di una generazione. In Messico si passò da 25 a 11 milioni di abitanti. Oltre alla guerra, malattie portate dall’Europa colpirono uomini, donne e bambini il cui sistema immunitario non era equipaggiato per farvi fronte. Il lavoro forzato, l’introduzione di nuovi sistemi sociali, la destrutturazione delle culture indigene completarono l’opera. Nell’altopiano andino si passò da una popolazione di 10 milioni di unità nel 1530 a soli due milioni appena 30 anni dopo.

Le cronache spagnole riportarono per iscritto la catastrofe provocata dalla conquista degli Europei. Tenochtitlan (Città del Messico) era un’infernale Babele, un mostro urbano cresciuto troppo in fretta e male, dove conquistatori e conquistati vivevano forzatamente assieme a schiavi neri africani. Le conseguenze per l’orizzonte mentale, economico e sociale degli indigeni furono devastanti. Tutto fu spazzato via: arrivò il Cristianesimo, la scrittura alfabetica, il lavoro forzato nelle miniere e in agricoltura, le tasse da pagare. Tutto ciò sconvolse le economie, gli usi e i costumi degli indigeni.

Grandi scoperte geografiche: schema e date da ricordare

Le scoperte geografiche mappa concettuale

Cronologia delle grandi esplorazioni geografiche

Le grandi esplorazioni si svilupparono soprattutto tra il XV e il XVI secolo, con una successione di viaggi che ampliarono progressivamente le conoscenze geografiche europee e aprirono nuove rotte oceaniche.

  • 1415 – Conquista di Ceuta: i Portoghesi conquistarono la città nordafricana, una delle prime tappe dell’espansione portoghese oltremare.
  • 1434 – Gil Eanes supera Capo Bojador: il navigatore portoghese riuscì a oltrepassare uno dei limiti fino ad allora più temuti della navigazione europea lungo le coste africane.
  • 1488 – Bartolomeo Dias doppia il Capo di Buona Speranza: l’impresa dimostrò la possibilità di raggiungere l’Oceano Indiano circumnavigando l’Africa.
  • 1492 – Cristoforo Colombo raggiunge le Americhe: partito al servizio della monarchia spagnola alla ricerca di una rotta occidentale verso l’Asia, Colombo raggiunse alcune isole dei Caraibi.
  • 1494 – Trattato di Tordesillas: Spagna e Portogallo stabilirono una linea di demarcazione per dividere le rispettive aree di espansione oltreoceano.
  • 1497-1498 – Vasco da Gama raggiunge l’India: dopo aver circumnavigato il Capo di Buona Speranza, il navigatore portoghese arrivò a Calicut, aprendo una rotta marittima diretta tra Europa e India.
  • 1500 – Pedro Álvares Cabral raggiunge il Brasile: durante una spedizione diretta verso l’India, la flotta portoghese approdò sulle coste dell’attuale Brasile.
  • 1501-1502 – I viaggi di Amerigo Vespucci: le esplorazioni delle coste sudamericane contribuirono alla consapevolezza europea che le terre raggiunte oltre l’Atlantico appartenevano a un continente distinto dall’Asia.
  • 1513 – Vasco Núñez de Balboa raggiunge il Pacifico: attraversando l’istmo di Panama, avvistò l’oceano che chiamò “Mare del Sud”.
  • 1519-1522 – Prima circumnavigazione del globo: la spedizione partita sotto il comando di Ferdinando Magellano attraversò l’Atlantico e il Pacifico. Dopo la morte di Magellano nelle Filippine, il viaggio fu completato da Juan Sebastián Elcano.
  • 1519-1521 – Hernán Cortés conquista l’Impero azteco: la spedizione spagnola culminò nella caduta di Tenochtitlan e nell’affermazione del dominio spagnolo sul Messico centrale.
  • 1532-1533 – Francisco Pizarro conquista l’Impero inca: gli Spagnoli catturarono l’imperatore Atahualpa e occuparono Cuzco, ponendo le basi del dominio coloniale spagnolo nell’area andina.
  • 1534-1542 – Jacques Cartier esplora il Canada: durante tre spedizioni per conto della Francia esplorò il golfo e il fiume San Lorenzo alla ricerca di una via verso l’Asia.