La tonnara di Scopello rappresenta uno dei luoghi più affascinanti e simbolici della tradizione marinara italiana. Situata lungo la costa nord-occidentale della Sicilia, tra Trapani e Palermo, essa non è soltanto un antico impianto per la pesca del tonno, ma un vero e proprio monumento alla storia, al lavoro e alla cultura del Mediterraneo. Per secoli ha scandito il ritmo della vita locale, influenzando economia, usi e tradizioni di intere comunità.
Dove si trova la tonnara di Scopello

La tonnara di Scopello si trova in in provincia di Trapani, precisamente nella località di Scopello, frazione del comune di Castellammare del Golfo. E’ incastonata lungo la costa tra Castellammare e la Riserva dello Zingaro, famosa per i suoi faraglioni e le acque cristalline.
Scopello è un piccolo centro costiero, sviluppatosi attorno ad un antico baglio. Tuttavia, l’insediamento sembra risalere all’età ellenista, poi fiorito in epoca romana e normanna. L’attuale abitato deriva il suo aspetto principalmente al XVII secolo ed è diviso in due parti. Da una parte una torre normanna e dall’altra un baglio del XVIII secolo, una piazzetta con la chiesa di Santa Maria delle Grazie e qualche casa.
La storia della tonnara di Scopello

Nel periodo della Sicilia normanna, intorno alla metà del XII secolo, il celebre geografo arabo Idrisi, che lavorava alla corte di Ruggero II, descrisse l’isola in modo dettagliato, ma non citò Scopello. Questo silenzio fa pensare che in quel tempo la zona fosse poco abitata o frequentata solo in certi periodi, probabilmente per attività legate a una piccola tonnara stagionale. L’area in cui sorgeva il cosiddetto malfaraggiu, termine di origine araba che indicava l’edificio usato dalla ciurma e come magazzino della tonnara, faceva parte dei beni pubblici di Monte San Giuliano. L’attività della tonnara sembra iniziare nel XIII secolo, ma per molto tempo il luogo rimase proprietà demaniale.
Nel 1442 il terreno fu concesso a un privato, Simone Mannina, dietro pagamento di una somma in denaro e con l’obbligo di poterlo restituire in futuro. Alla sua morte, il bene passò alla figlia Bartolomea, che lo portò in dote al marito Giovanni Sanclemente. Quest’ultimo investì parte delle sue ricchezze per migliorare l’impianto e renderlo più efficiente. Grazie a questi lavori, nel 1468 ottenne dal viceré di Sicilia il diritto di possedere la tonnara di Scopello in modo definitivo e di ampliarla. È da questo momento che si può parlare di una vera tonnara organizzata.
I secoli successivi
Dopo Giovanni Sanclemente, la tonnara passò al figlio Simone, barone di Inici, che nel 1502 ricevette la conferma ufficiale dei suoi diritti. Alla sua morte, la proprietà venne divisa tra i figli: Giuseppe ottenne la parte più grande, mentre a Giovanni toccò la restante quota. Col tempo, a causa di morti senza eredi, matrimoni e passaggi familiari, la tonnara finì nelle mani di una sola donna, Allegranza Sanclemente. Con il suo testamento del 1597, Allegranza decise di donare la tonnara a due istituzioni religiose di Trapani: due terzi ai Gesuiti e un terzo a un monastero femminile.
Nel Settecento la situazione cambiò più volte. Nel 1767 i Gesuiti furono allontanati dalla Sicilia e i loro beni passarono allo Stato. La loro parte della tonnara di Scopello venne poi comprata da Baldassare Naselli, principe d’Aragona. Qualche decennio dopo, però, i Gesuiti tornarono e ripresero la loro quota. Nel 1860, con l’arrivo di Garibaldi, l’ordine dei Gesuiti fu di nuovo sciolto e tutti i loro beni divennero proprietà dello Stato italiano. Lo stesso accadde pochi anni dopo per la parte del monastero. Nel 1874 la tonnara venne messa all’asta e acquistata da più proprietari. Una parte importante finì alla famiglia Florio, i cui discendenti sono ancora oggi tra i proprietari.
Cosa vedere

Per molto tempo la tonnara fu una risorsa fondamentale per la popolazione locale e rimase attiva fino ai primi decenni del Novecento. Sopra le rocce che dominano la tonnara si vedono ancora due torri: una più antica, ormai in rovina, risalente al Medioevo, e una più recente del Quattrocento, costruita come torre di avvistamento. Il nucleo più antico della tonnara risale probabilmente al XIII secolo. Si riconosce da alcune tecniche costruttive tipiche di quell’epoca e comprendeva pochi edifici e una torre di difesa costruita per proteggere il sito e il territorio di Scopello.
Nel 1468, quando Giovanni Sanclemente ottenne la concessione definitiva, la tonnara venne ampliata in modo decisivo. Attorno al nucleo antico nacque il grande cortile, il “baglio”. Era circondato da magazzini, botteghe e locali di servizio: la casa del custode, i magazzini per attrezzi e reti, la falegnameria, il deposito del sale. E ancora quello dei sugheri, gli spazi per la lavorazione del tonno e i locali per il pagamento dei pescatori. Quando la tonnara passò ai Gesuiti e al monastero di Trapani, furono fatti altri lavori. Fu costruita una chiesetta in stile barocco, sistemati gli alloggi per i pescatori, i forni, le cucine, i depositi di legna, le rimesse per le barche e la casa del rais, il capo della pesca.
Infine, dopo l’acquisto di una parte della tonnara da parte dei Florio nel 1874, furono eseguiti nuovi interventi. Uno degli edifici venne rialzato per creare uffici amministrativi e si fecero lavori generali di miglioramento. Così la tonnara assunse l’aspetto che, in gran parte, conserva ancora oggi.
L’attività della tonnara: secoli di pesca e di lavoro
Le prime tracce scritte che parlano della tonnara di Scopello risalgono al Medioevo. Un antico registro fiscale, redatto prima del 1312, lascia capire che l’impianto era già in funzione da tempo, forse addirittura dal XII secolo. All’inizio doveva trattarsi di una struttura semplice e di dimensioni ridotte, usata soprattutto in modo stagionale. Nel 1421 un documento notarile conferma che a Scopello esistevano installazioni temporanee per la pesca del tonno, ma la tonnara era ancora considerata piccola e poco sviluppata. Solo nei secoli successivi l’attività diventò più organizzata e continua. Per molto tempo non si hanno dati precisi sui guadagni. Si sa però che, quando una parte della tonnara era gestita dai Gesuiti, i profitti erano abbastanza stabili e raramente si registravano perdite. Al contrario, quando quella stessa parte fu venduta a privati, la gestione risultò meno efficace e portò a risultati negativi.
Con l’arrivo della famiglia Florio, alla fine dell’Ottocento, la tonnara fu modernizzata e potenziata. Tra il 1896 e il 1905 la quantità di tonno pescato raggiunse livelli molto alti, anche se con forti differenze da un anno all’altro. Nel Novecento i dati diventano più chiari. Tra il 1922 e il 1962 si pescavano in media quasi cinquecento tonni all’anno, ma ci furono annate molto scarse e altre eccezionalmente ricche. In alcuni periodi si arrivò a superare i mille tonni, mentre in altri si scese a poche decine. Negli anni Sessanta la produzione si stabilizzò su quantità più moderate. L’ultima fase di vera attività si ebbe negli anni Settanta, con una delle migliori stagioni nel 1977. Poco dopo, la tonnara venne usata per studi scientifici sul tonno e sul mare. Nel 1984 si svolse l’ultima mattanza.
Il museo

Oggi la tonnara di Scopello non è più un impianto di pesca attivo, ma si è trasformata in un vero e proprio museo diffuso, aperto ai visitatori che vogliono conoscere la sua storia. All’interno del complesso si possono vedere gli attrezzi originali usati dai tonnaroti, le barche, le reti e gli strumenti di lavoro che raccontano come si svolgeva la pesca e la mattanza, accompagnati da immagini storiche e spiegazioni che illustrano la vita quotidiana degli uomini di mare. La visita guidata dura circa 30 minuti.
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Ufficio informazioni turistiche Scopello
Pro Loco in Corso Bernardo Mattarella, 31 a Castellammare del Golfo (TP). Telefono +39 0924-35175
Ufficio Turistico Comunale in Piazza Matteotti 1, Castellammare del Golfo (TP). Tel +39 0924 592555 e WhatsApp +39 333 6197240, aperto Lun-Sab 9-13 e 15.30-19.
Centro Visitatori Riserva Naturale Orientata dello Zingaro, località Scopello, telefono 092435108
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Mappa tonnara di Scopello






