Blaise Pascal: il genio diviso tra scienza, fede e inquietudine che cambiò il pensiero moderno

Blaise Pascal

Quando si spense nel 1662, Blaise Pascal non aveva ancora compiuto quarant’anni. Eppure il matematico, fisolosofo e fisico francese aveva già segnato il destino del pensiero moderno grazie al suo teorema di geometria, alla legge della dinamica dei fluidi e all’unità di misura della pressione. Ciò a testimonianza dell’ampiezza delle sue conoscenze e degli ambiti nei quali ha offerto contributi fondamentali per il sapere umano. La sua genialità non fu solo universale ma anche precoce.

L’enfant prodige

Blaise Pascal nacque a Clermont-Ferrand nell’Alvernia il 19 giugno 1623 da Antoinette Begon, che morì tre anni dopo a causa degli strascichi del parto della figlia Jacqueline Pascal (1625-1662), ed Étienne Pascal, magistrato e matematico. Egli si occupò personalmente dell’educazione dei figli. Ma fu Blaise a rivelarsi assai precoce nello studio della matematica e della fisica, tanto da essere ammesso alle riunioni scientifiche del circolo intorno a Marin Mersenne. A dare testimonianza della precocità di Blaise fu la sorella che, nelle sue memorie autobiografiche, scrisse che già all’età di 12 anni egli, senza conoscere la geometria, avrebbe ricostruito da solo il teorema di Euclide.

La precocità di Blaise Pascal fu sicuramente favorita dall’ambiente famigliare in cui crebbe. Il padre era molto colto, soprattutto in ambito matematico e musicale e si impegnò a trasmettere il suo sapere ai tre figli. Dopo la morte della moglie, egli abbandonò la professione per dedicarsi esclusivamente alla loro educazione. Alcuni anni più tardi, Blaise Pascal si trasferì con la famiglia a Parigi dove frequentò il circolo di padre Mersenne. Ma erano tempi difficili per la Francia a causa del conflitto con la Spagna e Pascal padre fu costretto a ritornare e ad accettare l’incarico di esattore delle tasse a Rouen, dove si trasferì con i figli.

Le prime scoperte e invenzioni

la pascalina

Fu in quel periodo che, non ancora ventenne, Blaise Pascal iniziò a farsi conoscere come genio. Nel 1640 redasse un breve trattato di geometria, il Saggio sulle coniche, oggi andato perduto. Per aiutare il padre nei complicati calcoli relativi al suo impiego come esattore, Blaise iniziò a progettare una delle prime macchine calcolatrici. L’apparecchio fu messo a punto nel 1642 e passò alla storia con il nome di “pascalina“. Tramite un complesso sistema di ruote dentate era in grado di sommare e sottrarre effettuando in automatico il riporto. Negli anni trascorsi a Rouen egli mise a punto il suo approccio sperimentale alla scienza che avrebbe contribuito ad aprire la strada all’Illuminismo. In quel periodo si discuteva molto sul concetto di “vuoto”, la teoria medievale dell’horror vacui che, sostenuta da Cartesio, era stata messa in discussione dagli esperimenti di Evangelista Torricelli.

Il fisico italiano inventò il barometro. Nello strumento l’altezza della colonna di mercurio in un tubo di vetro diminuiva fino a raggiungere il punto di equilibrio con la pressione atmosferica, lasciando la parte superiore del tubo “vuota”. Blaise Pascal ripetè gli esperimenti di Torricelli ma li portò fuori dai laboratori, facendone un evento pubblico, per dimostrare l’esistenza del vuoto. Realizzò una celebre versione dell’esperimento in cima alla collina Puy de Dôme per dimostrare come la pressione atmosferica variava con l’altitudine.

Blaise Pascal tra sacro e profano

Storia delle monache di Port Royal des Champs
Port Royal

La vita di Blaise Pascal fu caratterizzata da una serie di eventi dolorosi che ne segnarono il carattere ma anche il percorso intellettuale. Da sempre cagionevole di salute, dopo i vent’anni la sua condizione peggiorò gradualmente fino a renderlo incapace di ingerire cibi solidi. Forse soffrì di tubercolosi o di un tumore allo stomaco. A Rouen egli entrò in contatto con il giansenismo, la severa variante cattolica osteggiata da Roma. Egli rimase giansenista per il resto della vita, così come la sorella Jacqueline che divenne suora nell’abbazia di Port-Royal, roccaforte del giansenismo. Pascal affrontò i dolori della sua vita con un atteggiamento che oscillava tra il conforto nella fede e la ricerca di distrazioni mondane.

Per tale motivo, nel 1647 si trasferì a Parigi per vivere quello che egli definì il suo “massimo periodo mondano” tra salotti letterari e personaggi dell’alta società dell’epoca. Nel 1651 avvennero due fatti importanti. Morì suo padre e l’adorata sorella minore Jacqueline decise di prendere i voti e di entrare a Port-Royal. Egli visse ciò come una sorta di abbandono. Nel 1654, la notte del 23 novembre, Blaise Pascal ebbe un’intensa esperienza mistica che lo portò a riscoprire il fervore per la fede in Dio. Si allontanò sempre più dagli studi scientifici per isolarsi nella comunità di Port-Royal ogni volta che ne aveva occasione. La sua strenua difesa del giansenismo gli provocò la condanna come eretico da due bolle papali.

L’amore per gli studi fino alla fine

esperimento di Puy de Dôme

Nel 1656-57 egli compose con lo pseudonimo di Louis de Montalte uno dei capolavori della letteratura francese, “Le provinciali“. Si tratta di una raccolta di lettere che miravano a rispondere agli attacchi contro il giansenismo e in cui egli criticava i suoi più strenui oppositori, i gesuiti. Blaise Pascal espresse in quello scritto tutto il suo disappunto per il lassismo morale e l’indulgenza verso le debolezze umane che caratterizzava l’ordine. L’amore per gli studi scientifici non lo abbandonò mai del tutto.

Come testimoniano gli studi del 1658 sul problema geometrico della cicloide, un particolare tipo di curva che il filosofo e scienziato tedesco Leibniz utilizzò in seguito per arrivare alla scoperta del calcolo infinitesimale. Qualche anno prima, Blaise Pascal aveva inoltre messo a punto uno dei primi approcci di calcolo delle probabilità, disciplina che avrebbe conosciuto notevole fortuna negli anni successivi. Blaise Pascal morì il 19 agosto 1662, a soli trentanove anni. L’esame del corpo dopo la morte mise in luce seri problemi allo stomaco e nella zona addominale, oltre a lesioni al cervello. Nonostante ciò, le vere cause della sua morte e dei continui malanni che lo accompagnarono per tutta la vita non furono mai chiarite con certezza.

I contributi alla scienza e il teorema di Pascal

teorema di Pascal

Blaise Pascal diede un contributo molto importante alla matematica e alla scienza. Uno dei suoi lavori più famosi è il triangolo di Pascal, chiamato in Italia triangolo di Tartaglia. È una tabella di numeri che serve per calcolare facilmente i risultati delle potenze di un binomio e viene ancora usata oggi nello studio della matematica. Pascal studiò molto anche i liquidi. Capì come funziona la pressione nei fluidi e formulò il principio di Pascal. Se si preme in un punto di un liquido chiuso, la pressione si trasmette uguale in tutte le direzioni. Da questa idea nacquero strumenti come la pressa idraulica e la siringa. L’unità di misura della pressione oggi si chiama “pascal” proprio in suo onore.

Un altro risultato molto importante è il teorema di Pascal. In parole semplici, questo teorema riguarda alcune figure geometriche curve, come cerchi e ovali. Dice che se si prendono sei punti su una di queste curve e li si unisce in un certo modo, si ottiene una proprietà precisa: alcuni punti di incontro delle linee cadono sempre su una stessa retta. Questa regola aiuta a capire se una figura è davvero una “conica” e viene ancora studiata oggi nella geometria.

Il pensiero filosofico

Pascal diventò famoso anche per le sue critiche a un modo di pensare morale molto diffuso tra alcuni religiosi del tempo, chiamato “casistica”. Questo metodo cercava di giustificare molti comportamenti sbagliati trovando scuse complicate per ridurre la colpa delle persone. Pascal sostenne che questo modo di ragionare rendeva le persone meno responsabili delle proprie azioni. Anche il Papa, influenzato da queste critiche, condannò alcune idee di questi pensatori. Per Pascal, il problema principale dell’uomo è vivere senza Dio. Secondo lui, all’inizio l’uomo amava Dio sopra ogni cosa e amava se stesso in modo giusto. Con il peccato originale, però, l’uomo ha perso l’amore per Dio e ha riempito tutto con l’amore per sé stesso. Così dentro l’uomo si è creato un grande vuoto, che egli cerca di riempire con cose materiali, successo e piaceri, che però non bastano mai. Da qui nasce il senso di insoddisfazione che, secondo Pascal, tutti provano.

Solo Dio, che è infinito, può riempire questo vuoto infinito. Per Pascal, solo il Cristianesimo spiega davvero questa contraddizione dell’uomo. Egli criticò molto il filosofo Cartesio. Secondo Cartesio, la verità si trova con idee chiare e ragione. Pascal invece dice che l’uomo è pieno di dubbi e contraddizioni e non può capire tutto solo con la mente. Criticava soprattutto l’idea di un Dio usato solo per spiegare il mondo, come se fosse una macchina che avvia l’universo e poi non serve più. Per Pascal, Dio non è un “meccanico” del mondo, ma un Padre che ama gli uomini.

Criticò anche alcune spiegazioni scientifiche e religiose di Cartesio, come quelle sulle forze dei corpi e sull’Eucaristia. Pascal diceva che certe cose, come la presenza di Cristo nell’ostia, non si possono spiegare con formule o ragionamenti: sono misteri che si accettano con la fede.

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