Il territorio della Provincia della Spezia

Il territorio della Provincia della Spezia

Nel Dizionario di geografia antica-moderna di Francesco Predari del 1871 si legge “La città di Spezia o Spezzia o Specia è parte della Provincia di Genova e conta 11.556 abitanti. Posta nel golfo che porta il suo nome si affaccia sul Mediterraneo ed è il più bel posto che abbia formato natura; il più vasto e sicuro che si conosca nel mare interno. Nella città sono notevoli il Castello S. Giorgio e il vecchio Torriglione detto La Bastiglia. Ha un Lazzaretto, un Regio cantiere navale nel Varignano e in Bagno penale sempre al Varignano. Il governo italiano ha fatto trasportare colà la sua Marina Militare. Ora vi sta lavorando per farne il maggiore Arsenale dello Stato; nel 1870 vi fu trasportato da Genova il Comando del 1° Dipartimento marittimo d’Italia”. Ora vediamo le caratteristiche del territorio della Provincia della Spezia.

Il territorio della Provincia della Spezia

provincia della spezia

In quagli anni la Liguria contava due sole province, quella di Porto Maurizio (Imperia) e qualla di Genova. Quest’ultima era divisa nei circondari di Albenga, Savona, Genova, Chiavari, Levante (poi La Spezia). La Provincia con capoluogo La Spezia nacque ufficialmente il 2 settembre 1923. La soddisfazione di questo risultato, però, si mescolò all’amarezza poiché non era stato accolto il progetto della Provincia di Lunigiana. Questa, oltre al territorio dell’attuale provincia, doveva comprendere anche tutta la Valle di Magra e, lungo la linea di costa, raggiungere i confini dell’attuale Provincia di Lucca. Quindi, si proponeva un’unità amministrativa che ricalcava la Lunigiana medievale e che comprendeva tutto il bacino del Magra e quindi anche il suo affluente Vara, il Golfo della Spezia e parte della pianura costiera ai piedi delle Apuane.

Come tutte le province liguri, il territorio della Provincia della Spezia è caratterizzata dalla presenza di montagne e colline. Pochissime le pianure. Le valli principali hanno orientamente uguale in tutto il Levante. Le montagne e le colline, sia per l’accentuata pendenza dei versanti, sia per le valli impervie, hanno da sempre creato problemi di comunicazione che sono stati risolti solo in tempi relativamente recenti. La strada che unisce Genova alla Spezia fu terminata nel 1822-23. Ma da Sestri, volge verso il Passo del Bracco e la Val di Vara, escludendo la costa che rimase priva di strade carrozzabili, il che ha impedito nel passato che si formasse una centro dominante.

La forma e l’assetto del territorio della Provincia della Spezia sono il risultato di avvenimenti avvenuti in un remoto passato. L’arco ligure di Levante iniziò a formarsi durante la migrazione del sistema Corso Sardo verso nord-est, da 33 a 12 milioni di anni fa.

Il golfo della Spezia

golfo della Spezia

Il golfo della Spezia è compreso nel territorio dei comuni della Spezia. Lerici, Portovenere e, in parte, Ameglia. Esso è delimitato da due promontori e rientra per una profondità di circa 13,5 km. Nel punto più largo misura 9 km. Si suppone che il golfo della Spezia abbia avuto origine all’inizio del Quaternario, circa 2 milioni di anni fa. Un movimento orogenetico sollevò i rilievi che cingono il golfo, separandolo dalla Val di Vara. In seguito, la pianura che si estendeva tra i due promontori alle estremità fu sommersa dall’ultima ingressione marina del Qauternario. I due promontori che delimitano il Golfo presentano caratteristiche assai diverse. Quello di Portovenere ha una forma vagamente triangolare con colline la cui altezza si aggira attorno ai 500 metri. Il promontorio è lambito dal mare da entrambi i lati che, però, presentano una evidente dissimetria. Il lato verso il mare aperto è una tipica costa ripida con pareti a strapiombo. Verso il Golfo la costa si articola in seni, punte e piccole penisole che determinano insenature più o meno ampie.

Anche il promontorio orientale presenta colline ma con altezza più modesta e scende verso il Magra da un versante con pendii più dolci. Fra i due promontori, nell’area più interna, si estendono due zone pianeggianti di origine alluvionale, separate in tempi recenti dalla collina dei Vicci che giungeva a mare con il colle dei Cappuccini. Nella piana occidentale si è sviluppata Spezia, in quella orientale il centro di Migliarina. Alla fine del secolo scorso la linea di costa era 200 metri più indietro rispetto all’attuale banchina. Ha contribuito al riempimento la terra degli scavi per la costruzione dei bacini dell’Arsenale. La città della Spezia è chiusa da una cinta di colline che dalla Foce a Buonviaggio mantiene una certa altitudine per poi digradare verso il Termo.

Lo sviluppo della città

la spezia

Lo sviluppo della città è stato molto rapido. L’inizio di questo sviluppo ha una data, il 1861, quando iniziarono i lavori di costruzione dell’Arsenale nell’area di San Vito. Gli abitanti che nel 1861 erano 11.560, nel giro di un decennio raddoppiarono e nel 1881 raggiungono i 30.723. Nel ventennio successivo raddoppiano ancora, nel 1901 sono 65.916. In seguito l’aumento della popolazione è costante ma più contenuto. Fino ad arrivare agli anni ’60 e ’70 in cui l’aumento è preaticamente nullo, per poi calare negli anni 80.

Come è stato rapido l’accrescersi della popolazione, così rapido è stato l’estendersri dell’area urbana. Dapprima occupò la pianura a ovest fra le colline dei Vicci e l’Arsenale, poi lungo la via Aurelia che si inerpicava per la Foce e nell’area compresa tra il torrente Colombano e il Lagora (Pegazzano). Infine, si eliminò l’ostacolo del colle dei Cappuccini che si protendeva verso il mare all’altezza dell’attuale Capitaneria di Porto, per estendenrsi nella piana di Migliarina.

La costa

cinque terre

Nel tratto marino compreso tra il capo di Monasteroli e Deiva Marina la costa si caratterizza per essere erta, poco accessibile e priva di passi agevoli verso l’interno. I centri urbani sono tra loro distanti e, nel mezzo, la costa appare quasi del tutto disabitata. La prima sezione dopo Monasteroli è nota dal XIV secolo con il nome di Cinque Terre. In un documento del 1408 si parla di “Quattro Terre”, ed è solo nel 1448 che nella Orae ligusticae descritpio di Jacopo Bracelli si trova l’indicazione di Cinque Terre perché comprende anche Monterosso al Mare. Il limite settentrionale di questa sezione è Punta del Mesco. La caratteristica più evidente di questo territorio è la ripidità del pendio. In uno spazio dalla larghezza di 3-4 km si scende da una altezza di 600-700 metri fino al livello del mare.

Comunque, la fisionomia caratteristica delle Cinque Terre è frutto di un costante e lento lavoro dell’uomo, che per domare una territorio aspramente accidentato e renderlo produttivo è stato costretto a opere imponenti di terrazzamento con muri a secco. Paesaggisticamente assomiglia a una enorme e ripida scalinata che scende a mare. Un tempo nelle fasce dominavano le colture della vite e dell’ulivo, quest’ultima ormai quasi completamente sostituita dai vigneti. La vite è coltivata a pergola bassa per le condizioni ambientali, in particolare i venti.

I paesi delle Cinque Terre si sono sviluppati o lungo brevi e strette valli che dopo un breve percorso sfociano in mare o sono aggrappati a uno scoglio che si protende sul mare. Fa eccezione Monterosso. La vegetazione delle Cinque Terre è quella che ha conservato maggiore autenticità rispetto al resto della costa ligure. Ciò è stato favorito dalle condizioni geomorfologiche del territorio. La macchia mediterranea è molto compatta, sempreverde, prevalenetemente arbustiva.

La Val di Vara

val di vara

La Vara nasce da un ventaglio di torrenti che scendono da una conca montana dove svettano il Monte Zatta (1404 metri) e il Monte Zuccone (1423 metri). Su questi rilievi corre la linea di spartiacque con l’alta Valle del Taro e della Sturla, affluente dell’Entella. La Val di Vara è chiusa verso il mare da una dorsale appenninica che partendo dal Monte Zatta si abbassa lentamente, fino al 662 metri del Monte Bermego. La dorsale appenninica a oriente della Vara parte dal Monte Gottero fino al Monte Croce (610 metri). Su questa dorsale corre lo spartiacque con il bacino della Magra. Per la sua posizione risente poco dell’influenza del mare e il clima è di tipo continentale. La Vara durante il suo percorso di 61 km riceve numerosi ma piccoli torrenti che però hanno importanza per l’insediamento umano.

Nel tratto mediano la Val di Vara si allarga in una conca circondata dai monti, dove sorge Brugnato, che rappresenta il centro storico più importante della valle. Poco distante c’è Borghetto Vara, il cui recente sviluppo è dovuto alla posizione lungo la Via Aurelia. A valle di Brugnato gli insediamenti sorgono sui pendii dei rilievi o in piccole valle laterali. Pignone è situata nell’alta valle del torrente Pignone che, attraversata Memola, sfocia nella Vara. Riccò del Golfo sul torrente Riccò che nasce sulle colline che circondano il golfo della Spezia e scorre fino a Padivarma dove si immette nella Vara. Il torrente Graveglia da San Benedetto raggiunge la Vara a breve distanza da Beverino. Il torrente Usurana che finisce nella Vara a monte di Piana Battolla, ha un’alta valle che si apre in una conca montuosa, dominata dal Monte Cornoviglio, dove ha sede Calice. Il bacino della Vara è il territorio dove il bosco ha la maggiore estensione, occupando il 60% della superficie.

La bassa Val di Magra

castelnuovo magra
Wikimedia Commons

Il bacino della Magra costituisce l’unità geografica della regione storica della Lunigiana. Il fiume, che nasce dal Monte Borgognone e ha una lunghezza di 62 km, scorre in gran parte in Toscana. Solo gli ultimi 18 km fanno parte della Provincia della Spezia. Nel tratto della Bassa Val di Magra il fiume scorre tra due dorsali: l’occidentale che corrisponde al promontorio che delimita a oriente il Golfo della Spezia e l’orientale, parallela alla prima, che culmina al Monte Cornoviglio da un lato e continua nelle Alpi Apuane dall’altro. Tra le due dorsali abbiamo un corridoio pianeggiante, colmato dai sedimenti di un antico bacino lacustre e dai detriti troasportati dalla Vara e dalla Magra. La Magra ha qui un letto amplissimo, ricco di meandri e insenature.

Cuore della Bassa Val di Magra è Sarzana, centro agricolo, commerciale e storico di origine medievale che fu per secoli fulcro della regione. Sorge lungo la Via Aurelia ai piei del colle e del Castello di Sarzanello e sulla riva sinistra del torrente Calcandola. Più a nord, dove la valle inizia a restringersi, sorge Santo Stefano Magra. Si tratta di un borgo di valle posto su una modesta altura, nato nell’alto Medioevo lungo la via Francigena percorsa dai pellegrini diretti a Roma. Sui rilievi del versante sinistro della Magra sono numerosi i centri di origine medievale costruiti o rafforzati dai fuggiaschi di Luni. Essi sono Ponzano Alto, Castelnuovo Magra, Nicola, Ortonovo.

Sulle colline che diminano l’area di confluenza della Vara e della Magre sorge Bolano. Sul versante destro della Bassa Val di Magra, in posizione elevata, si susseguono altri borghi di origine medievale: Vezzano Ligure, Arcola, Ameglia.

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