Cose da vedere a Castelnuovo Berardenga, una delle “città del vino” del Chianti Classico

Cose da vedere a Castelnuovo Berardenga

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Castelnuovo Berardenga tra Chianti Classico e Crete Senesi

Castelnuovo Berardenga è un comune della provincia di Siena situato tra le colline del Chianti Classico e l’area delle Crete Senesi, caratterizzato da un territorio prevalentemente collinare, da una forte vocazione vitivinicola e da un patrimonio storico diffuso fatto di pievi, ville e castelli.

Dove si trova Castelnuovo Berardenga

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Castelnuovo Berardenga è un comune in provincia di Siena, da cui dista una ventina di chilometri. Il borgo sorge in una zona collinare tipica del paesaggio toscano, compreso tra il torrente Malena e il fiume Ombrone. E’ circondato da dolci colline nella parte meridionale dell’area del Chianti Classico, laddove essa sfuma nel paesaggio delle Crete Senesi, un ambiente caratterizzato da colline argillose, valli, vigneti e oliveti.

Il territorio è agricolo e rurale, con ampi spazi naturali, sentieri collinari, strade bianche e un paesaggio segnato da vigneti del Chianti Classico DOCG e oliveti. La zona è parte integrante della produzione vinicola e dell’olio extravergine d’oliva tipici della Toscana, e conserva testimonianze storiche, borghi e ville storiche.

La storia

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La storia di Castelnuovo Berardenga affonda le radici nel Medioevo, legata alle dinamiche della Repubblica di Siena e all’aggregazione dei centri rurali intorno alle fortificazioni e ai presidi difensivi. Con il termine Berardenga si indicava già in epoca medievale, e in particolare durante il periodo della Repubblica di Siena, una vasta area territoriale appartenente allo Stato senese. Si trattava di una zona di confine strategica, che nel corso dei secoli assunse un ruolo rilevante nell’organizzazione amministrativa e difensiva senese. L’origine del nome Berardenga è legata alla potente Contea dei Berardenghi, il cui capostipite fu Berardo, uno dei figli del conte Wuinigi (o Giunigi) di Ranieri, personaggio di origine franca. Giunto in Italia come rappresentante imperiale, egli ricoprì incarichi di grande rilievo politico: fu legato dell’imperatore Ludovico il Pio nell’865 e successivamente governatore di Siena tra l’867 e l’881. Il nome Berardo, ripetuto sistematicamente dai suoi discendenti, finì per identificare non solo la stirpe, ma anche l’intero territorio da essa controllato.

Il territorio di Castelnuovo Berardenga fu coinvolto in modo diretto nella celebre battaglia di Montaperti, del 4 settembre 1260. Il campo di battaglia si collocava infatti nell’attuale territorio comunale di Castelnuovo Berardenga, lungo le colline che degradano verso il fiume Arbia. L’esercito senese scelse queste alture strategiche come luogo ideale per affrontare le truppe fiorentine e guelfe. Castelnuovo non era ancora stato fondato. La vittoria di Siena a Montaperti ebbe conseguenze profonde e durature sull’intero territorio della Berardenga. Essa consolidò il controllo senese su questa zona di confine e rafforzò la necessità di una più strutturata organizzazione difensiva.

Nasce Castelnuovo

Il centro da cui prese forma la contea della Berardenga fu Castelnuovo, fondato dalla Repubblica di Siena come presidio militare e punto di controllo dei confini orientali. La decisione di edificare il castello risale al 26 luglio 1366. Negli anni successivi la parte sommitale del colle fu fortificata con una cinta muraria (1373-74). Contestualmente alla fondazione del castello, Siena concesse a Castelnuovo uno statuto comunitario, aggregando al suo distretto numerosi piccoli centri. Dell’antico complesso fortificato rimangono oggi soltanto una torre e pochi resti murari. In quest’area era già presente, prima della costruzione del castello, l’antica chiesa parrocchiale di San Giusto. Essa era una delle filiali della vetusta pieve di Pacina, protagonista delle prime dispute territoriali tra Siena e Arezzo in merito ai confini diocesani. Pochi anni dopo il completamento delle prime fortificazioni, Castelnuovo fu coinvolto direttamente nei conflitti tra Siena e Firenze. Nel 1382 il celebre condottiero Giovanni Acuto, alla guida di un esercito fiorentino, tentò di espugnare il castello senza riuscirvi. Nuovi assedi si verificarono nel 1478 e nel 1479, quando le truppe fiorentine cercarono nuovamente di sottrarre il presidio ai senesi.

La Repubblica di Siena decise di potenziare ulteriormente il sistema difensivo, realizzando, alla fine del XV secolo, una nuova cinta muraria rinforzata da torri. L’unica torre oggi visibile, collocata in asse con l’antica porta, subì un rifacimento tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo. Dal 1511 Castelnuovo divenne feudo di diversi podestà fino al 1526, anno in cui il territorio tornò sotto l’amministrazione diretta della Repubblica di Siena. La definitiva perdita dell’autonomia politica avvenne nel 1554, quando Castelnuovo Berardenga condivise il destino di Siena e dei suoi domini, come parte dello Stato mediceo e del potere assoluto del primo Granduca di Toscana.

Cose da vedere a Castelnuovo Berardenga

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Visitare Castelnuovo Berardenga significa immergersi in un territorio in cui storia, arte, natura e cultura vitivinicola si integrano, offrendo al visitatore sia testimonianze architettoniche che paesaggi rurali e percorsi tematici. Accanto ai panorami scanditi da filari di vite e oliveti, il territorio custodisce testimonianze storiche di grande valore, legate tanto alla Siena medievale quanto alla lunga tradizione rurale della campagna chiantigiana. Ogni località, ogni strada bianca, ogni edificio racconta un frammento di una storia che unisce il lavoro dell’uomo alla bellezza naturale.

Propositura dei Santi Giusto e Clemente: chiesa neoclassica e opere d’arte

Propositura dei Santi Giusto e Clemente

Tra le cose da vedere a Castelnuovo Berardenga c’è sicuramente la propositura dei Santi Giusto e Clemente, chiesa in stile neoclassico risalente al 1843-1846. Essa nacque su progetto di uno dei più importanti architetti della cultura neoclassica in Toscana, Agostino Fantastici. L’edificio presenta una pianta a croce greca conclusa da un’abside, alla quale si accede attraverso un pronao monumentale. Questo è costituito da quattro colonne dotate di capitelli ionici, che sostengono un elegante frontone, conferendo all’insieme un aspetto solenne e di chiara ispirazione classica.

L’interno della propositura dei Santi Giusto e Clemente, caratterizzato da ambienti voltati, custodisce un rilevante patrimonio artistico. Al centro spicca una Madonna con il Bambino affiancata da angeli, pannello principale di un polittico realizzato da Giovanni di Paolo nel 1426. Sul lato sinistro si trova un Riposo durante la fuga in Egitto, copia ispirata a un modello del Correggio e attribuita con buona probabilità alla mano di Francesco Nasini. Tra le altre opere conservate figurano una Madonna con il Bambino di Andrea di Niccolò, proveniente dalla pieve di Pacina, una Sacra Famiglia con santa Caterina da Siena assegnata ad Arcangelo Salimbeni, oltre a due copie seicentesche raffiguranti la Deposizione, da un originale di Alessandro Casolani, e la Crocifissione, derivata da un’opera di Ventura Salimbeni.

Santuario di Maria del Patrocinio: devozione e architettura sacra

La vicenda storica di Castelnuovo Berardenga si intreccia profondamente con la devozione verso la Madonna del Patrocinio. Già nel XIV secolo, la Vergine venne invocata e pubblicamente ringraziata come protettrice del borgo per le opere di fortificazione realizzate dalla Repubblica di Siena, decisive nel difendere l’abitato dalle devastazioni legate ai continui scontri con Firenze. Nel corso del tempo alla Madonna furono attribuiti diversi eventi considerati miracolosi.

Dal punto di vista architettonico, il Santuario di Maria Santissima del Patrocinio si presenta con una sobria facciata a capanna. L’edificio è impostato su una pianta a croce latina, con cappelle disposte lungo i bracci del transetto. L’interno è coperto da volte sostenute da semipilastri addossati alle pareti, scandite da archi a tutto sesto che conferiscono ritmo e solidità allo spazio. Tra gli elementi di maggiore pregio figurano una bussola lignea, la cantoria sorretta da colonne in marmo, un parapetto ornato da stucchi, la balaustra in travertino e l’altare, particolarmente suggestivo, che accoglie l’immagine della Madonna con il Bambino in terracotta. Questa effigie, oggetto di profonda venerazione, era in origine conservata nella Chiesa della Compagnia ed era collocata all’interno di una tradizionale maestà, prima di essere trasferita nella sua attuale sede.

Il castello nuovo: fortezza medievale e panorama storico

centro storico di Castelnuovo Berardenga

Il cuore più antico del centro storico di Castelnuovo Berardenga corrisponde all’impianto del Castello nuovo. Con una deliberazione del Consiglio Generale del 13 giugno 1366, il governo senese avviò la costruzione di un nuovo presidio fortificato, inizialmente indicato come Castro Berardengo. Il progetto del castello, pensato da tempo, fu rimandato a causa della peste del 1348 e prese forma solo negli anni Sessanta del Trecento. Si trattò dell’ultimo grande castello edificato dalla Repubblica senese. Sebbene la funzione militare del castello abbia avuto una durata relativamente breve, inferiore ai due secoli, attorno ad esso si sviluppò progressivamente un borgo stabile.

Della fase successiva a quella militare del Castello nuovo restano poche ma significative testimonianze materiali: alcune epigrafi e un pozzo quattrocentesco, oggi visibili nell’area esterna di Villa Saracini Chigi, ricordano l’attività di diversi podestà. Nel corso del XVII secolo il castello risultava già in larga parte in rovina, come attestato da una relazione del 1676. La costruzione della villa nobiliare alla fine del Settecento, seguita nel secolo successivo dalla realizzazione del viadotto e del parco, comportò la definitiva cancellazione delle ultime strutture murarie superstiti.

Un contributo fondamentale alla ricostruzione storica dell’impianto castellano è giunto dal recupero di una pianta redatta intorno al 1560 da tecnici al servizio di Cosimo I de’ Medici. Questo documento ha permesso di individuare con precisione l’ubicazione del castello rispetto all’abitato attuale, la disposizione delle sei torri originarie e la posizione della porta principale, coincidente con l’area oggi occupata dalla Torre dell’Orologio, edificata ex novo tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo. Tracce più evidenti delle strutture originarie sono ancora riconoscibili nelle murature corrispondenti alle torri di Santa Maria e della Capannaccia, mentre le altre risultano inglobate in edifici successivi o definitivamente scomparse.

La Torre dell’orologio e i murales: arte a cielo aperto

Torre civica o dell’orologio

Tra le cose da vedere a Castelnuovo Berardenga c’è la Torre civica o dell’orologio, probabilmente di fine Settecento. Essa presenta tre ordini e un grande arco d’ingresso in basso. Una delle facciate riporta lo stemma di una delle famiglie nobiliari della Siena cinquecentesca. L’interno è dotato di una scala in pietra che conduce al vecchio orologio. Dalla terrazza finale è possibile ammirare uno splendido panorama.

Nel centro storico di Castelnuovo Berardenga il visitatore si imbatte in un percorso artistico a cielo aperto. A partire dal 2002, numerosi murales hanno iniziato a comparire sulle facciate degli edifici per trasferire su esse una tradizione profondamente radicata nel territorio: il Bruscello, forma di teatro popolare toscano di origine orale. Il Bruscello è stato reinterpretato attraverso la pittura murale, in un ideale richiamo all’antica consuetudine medievale di decorare le facciate dei palazzi con affreschi. Le pareti di Castelnuovo raccontano così le storie e i protagonisti dei più celebri Bruscelli toscani, figure un tempo cantate nelle aie contadine: da Guerrin Meschino a Pia de’ Tolomei, da Nerone a Giuseppe Ebreo, fino a Davide Lazzaretti e Girardengo.

Villa Chigi Saracini: testimonianza in gusto tardo settecentesco

Villa Chigi Saracini

La costruzione di Villa Chigi Saracini nel 1789 ebbe conseguenze decisive sul volto del borgo. L’area centrale dell’antico castello scomparve, assieme alla cinta muraria. L’edificio rettangolare è articolato su tre livelli in gusto tardo-settecentesco e ottocentesco. All’interno, da ricordare il cosiddetto Salotto rosso che conserva una scena con il Carro del Sole, inserita in un contesto di richiami araldici. Completa il complesso la cappella di San Giovanni, progettata da Agostino Fantastici e portata a termine nel 1840. Sull’altare è collocata una tela con il Martirio di sant’Orsola di Giovanni Bruni.

Il parco di Villa Chigi Saracini, concepito secondo un gusto romantico, prese forma a partire dal 1834 su progetto di Agostino Fantastici, autore anche di diversi elementi architettonici. Tra questi spiccano il ponte carrabile a tre arcate, che crea un collegamento scenografico tra la villa e la collina di San Quirico, e il caratteristico Kaffeehaus. L’area verde si estende per circa tre ettari. La porzione anteriore della villa è quella che più porta l’impronta del Fantastici. Qui si apre un ampio prato, nel quale è inserito un laghetto dalla forma quasi circolare e un giardino all’italiana. Nel parco, l’organizzazione della vegetazione dimostra particolare attenzione all’effetto cromatico. Sul retro della villa si trova un piazzale circolare con la colonna-monumento dedicata a Michelangelo Buonarroti.

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Museo del Paesaggio: arte e natura interattiva

Museo del Paesaggio

Il Museo del Paesaggio che ha sede in un edificio di fine Ottocento in via del Chianti 61.  Il percorso propone una serie di applicativi multimediali interattivi derivati da oggetti d’uso quotidiano come un tavolo, una madia, un binocolo, che spiegano gli aspetti economici e antropici del paesaggio e le loro trasformazioni, la storia dei paesaggi agrari e della Mezzadria, le lotte contadine.

Il Museo del Paesaggio propone varie soluzioni per approfondire il rapporto tra paesaggio, arte, architettura e letteratura. Presenta anche una postazione olfattiva, una sezione didattica e uno spazio dedicato alla degustazione dei vini locali. Infine, l’Archivio della Memoria conserva testimonianze e documenti sulla storia e lo sviluppo del paesaggio del Chianti.

Parco sculture del Chianti: land art immersa nel bosco

Parco sculture del Chianti

Il Parco Sculture del Chianti è un’esposizione permanente all’aperto dedicata all’arte contemporanea, immersa nel bosco della frazione di Pievasciata. Inserito in un contesto naturale di querce e lecci, rappresenta uno dei principali esempi toscani di land art. Il progetto nasce dall’iniziativa di Piero e Rosalba Giadrossi, collezionisti e galleristi da tempo attivi nel mondo dell’arte contemporanea, che decisero di destinare sette ettari di bosco a un percorso espositivo capace di mettere in dialogo opere e paesaggio.

Il percorso si sviluppa per circa un chilometro e ospita ventisei installazioni, realizzate da artisti provenienti da oltre venti Paesi dei cinque continenti. Le opere utilizzano materiali molto diversi tra loro – dal marmo al vetro, dal ferro al bronzo, fino al neon – e sono pensate per essere trasformate dalla luce, dalle stagioni e dal continuo mutare della natura, secondo i principi dell’arte ambientale.

Siti archeologici nel territorio comunale: storia etrusca e romana

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Cetamura o Civitamura rappresenta un sito di grande rilevanza storica, la cui frequentazione umana è attestata in modo continuativo dal Bronzo . Le indagini archeologiche hanno messo in luce un insediamento articolato, caratterizzato da abitazioni e da intense attività artigianali. L’abitato era integrato da terrazzamenti artificiali e da un sistema difensivo. In età etrusca arcaica il sito conobbe una fase di forte crescita, probabilmente legata all’affermazione di un gruppo aristocratico dominante. Nel corso dei secoli Cetamura assunse diverse funzioni: oppidum fortificato in età ellenistica, villaggio in epoca romana, quindi centro progressivamente marginale e in parte abbandonato fino all’alto Medioevo. Le fonti medievali ne attestano la ripresa come castello e corte, con una primitiva organizzazione comunale già alla fine del XII secolo, prima di ridursi a piccolo insediamento rurale sotto il dominio senese.

Alla stessa realtà etrusca di Cetamura è strettamente legata la necropoli del Poggione che ha restituito tombe a camera con corredi di straordinaria ricchezza. In una di esse è stata riconosciuta la sepoltura di un personaggio di rango principesco, accompagnato da armi, oggetti di lusso e da un carro da guerra. Il sito di Fontalpino rappresenta uno dei contesti archeologici più rilevanti della Berardenga, situato tra Montaperti e Dofana. L’ampiezza dell’area e la varietà dei reperti rinvenuti hanno identificato un articolato complesso di età romana, costituito da una villa organizzata in settore residenziale, dotato di terme, e in una parte agricola destinata alla produzione. La frequentazione del sito si colloca tra il I secolo a.C. e il V secolo d.C. Attorno emergono inoltre tracce di una necropoli romana e indizi di occupazioni molto più antiche, fino al Paleolitico inferiore.

La suggestione di Acqua Borra: sorgente naturale e tradizione locale

Acqua Borra

In località Santa Maria a Dofana, nei pressi di Montaperti, affiora una piccola sorgente termale nota come Acqua Borra, da secoli al centro di tradizioni e credenze legate alle sue presunte virtù benefiche. Il punto in cuo sgorga l’acqua è accanto a una casa colonica, addossata a una singolare parete di travertino. La frequentazione dell’Acqua Borra è documentata fin dall’antichità. Rinvenimenti di oggetti fittili testimoniano pratiche rituali legate al culto delle acque. Nel corso dei secoli la sorgente è stata utilizzata a scopo terapeutico dalla popolazione locale. Nel 1647 il medico e filosofo senese Leandro Terucci dedicò alla sorgente un apposito trattato, nel quale osservazioni di carattere medico si intrecciano a interpretazioni popolari, attribuendo all’acqua un’efficacia quasi universale e tentando persino di spiegare l’origine del nome, collegandolo ai suoi effetti purgativi.

Ufficio di informazioni turistiche Castelnuovo Berardenga

L’Ufficio di informazioni turistiche di Castelnuovo Berardenga è il punto di riferimento per visitatori che cercano mappe, percorsi ufficiali e servizi sul territorio. L’Ufficio Turistico si trova presso il Museo del Paesaggio in Via Chianti 61. Aperture:

  • 15 marzo – 31 ottobre

martedì, mercoledì, giovedì e domenica dalle 10.00  alle 13.00

venerdì e sabato dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.00

  • 1 novembre – 14 marzo

martedì, mercoledì, giovedì, venerdì, sabato e domenica dalle 10.00 alle 13.00

Contatti: tel: +39 0577.351337, e-mail: ufficio.turistico@comune.castelnuovo.si.it

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Andrea Pagliantini

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