Con l’arrivo delle piogge e il calo graduale delle temperature, i boschi italiani tornano a offrire uno dei loro doni più ricercati: i funghi. La raccolta è una pratica antica, legata al ritmo della stagione e alla conoscenza dei luoghi, e ancora oggi rappresenta un modo sobrio e appagante di vivere la montagna e la collina. Camminare tra castagneti, faggete e abetaie consente di riscoprire sentieri, mulattiere e radure, ma anche piccoli borghi che hanno fatto di questo frutto del sottobosco un tratto della propria identità.
La Thuile e le cascate del Rutor in Val d’Aosta

All’estremità occidentale della Valle d’Aosta, La Thuile si adagia lungo la via storica del Piccolo San Bernardo, strada di collegamento con la Savoia. I boschi che contornano il fondovalle e i versanti, alternando faggi, abeti e larici, offrono habitat favorevoli a porcini e finferli. Nel paese, la chiesa di San Nicola conserva l’impianto medievale e segna la continuità del culto nel villaggio, mentre nei dintorni affiorano resti di opere militari erette tra Otto e Novecento lungo le direttrici di confine, a testimonianza della funzione strategica del valico.
Il territorio è punteggiato dall’acqua: laghetti glaciali, rii laterali e, soprattutto, il torrente Rutor, che convoglia le acque del ghiacciaio omonimo. Le cascate del Rutor, articolate in tre salti, sono uno dei complessi più spettacolari della regione. Sentieri segnalati raggiungono balconi naturali e consentono un percorso ad anello che alterna bosco, roccia e vedute sulle cime. Un ponte pedonale in quota, realizzato per la fruizione escursionistica, permette di osservare in sicurezza la forza della caduta d’acqua. Per chi pratica la raccolta dei funghi, i versanti boschivi fra La Thuile e le località del Rutor offrono terreni umidi e ombrosi, con sottobosco ricco di muschi e lettiera ben sviluppata.
Lanzo Torinese, porta delle valli piemontesi

In posizione di cerniera fra pianura e montagna, Lanzo Torinese introduce al sistema delle Valli di Lanzo. Il borgo storico si sviluppa sul Monte Buriasco, dove in epoca altomedievale sorgeva la fortificazione comitale poi sostituita da edifici religiosi. La chiesa di San Pietro in Vincoli occupa parte dell’area dell’antico castello, mentre la chiesa di Santa Maria del Borgo e la chiesa di Santa Croce sono le più antiche.
Fra i segni medievali più riconoscibili resta la torre civica detta di Aymone di Challant, unico elemento superstite delle mura urbane, un tempo porta d’accesso alla contrada che conduceva alla sommità del Buriasco. Poco oltre l’abitato si incontra il ponte del diavolo, struttura trecentesca a schiena d’asino che supera la stretta del torrente Stura: manufatto di grande perizia costruttiva, ha favorito per secoli i collegamenti con Torino e la pianura.
Le foreste circostanti, in prevalenza faggete e querceti, garantiscono substrati idonei alla crescita del porcino. La tradizione gastronomica locale lo valorizza in preparazioni semplici che riflettono la cucina di valle. L’alternanza di pascoli, boschi cedui e impluvi ombrosi crea un paesaggio che, in autunno, diventa particolarmente favorevole alla fruttificazione.
Albaredo per San Marco, la Valtellina dei pascoli alti

Nel cuore della Valtellina, Albaredo per San Marco occupa la valle del Bitto lungo l’antico collegamento verso il passo omonimo. Il centro storico conserva la chiesa dei Santi Rocco e Sebastiano, di impianto cinquecentesco, mentre l’Oratorio della Vergine delle Grazie presidia un piccolo terrazzo panoramico. Il paese è sede della porta del Parco delle Orobie valtellinesi, centro di interpretazione che informa su itinerari e regole di fruizione dell’area protetta.
I castagneti dei versanti e le faggete d’altitudine offrono stazioni adatte a porcini e altre specie simbionti. Albaredo offre diversi sentieri che risalgono la valle e consentono di raggiungere le aree di raccolta e, allo stesso tempo, di osservare un paesaggio culturale ancora leggibile, fatto di muretti a secco, baite, prati stabili e bosco governato.
Borgo Valsugana, lungo il Brenta Trentino

Borgo Valsugana è un caso raro in Trentino: il centro storico si sviluppa su entrambe le sponde del Brenta, con ponti e calli che rivelano una vocazione commerciale consolidata tra Sette e Ottocento. Il “borgo vècio” conserva portali lapidei, affreschi di facciata e corti interne, mentre la chiesa della Natività di Maria, settecentesca, custodisce opere e reliquie legate al culto locale.
Sopra l’abitato, il castel Telvana domina il corridoio vallivo, rievocando il controllo medievale sulla viabilità. Nei boschi circostanti, le condizioni pedoclimatiche favoriscono la presenza del porcino, che qui accompagna tradizionalmente la polenta di mais di montagna. La valle è anche luogo di raccolta di erbe officinali, integrando alla stagione dei funghi altri saperi legati al territorio.
La posizione di Borgo Valsugana consente di combinare la visita urbana con cammini lungo il Brenta e risalite nei versanti, dove il mosaico di bosco, prati e castagneti crea ambienti adatti a diverse specie fungine.
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Falcade, abetaie dolomitiche e arte sacra

All’estremità occidentale della valle del Biois, Falcade si presenta come porta dolomitica fra passi e vallate di transito. Il borgo crebbe attorno alle risorse forestali e alla funzione di ospizio per viandanti attiva già nel Trecento. L’abetaia che ancora avvolge il fondovalle è ambiente tipico per porcini e altri boleti.
Il patrimonio religioso comprende la chiesa della Beata Vergine Immacolata, ottocentesca, e la chiesa di San Sebastiano a Falcade Alto. L’organizzazione dei villaggi, con tabià e fienili, testimonia l’economia di montagna che ha modellato il paesaggio.
In autunno, prima dell’inverno, il sistema di sentieri locali consente escursioni nei boschi, fra radure e impluvi ricchi di umidità. La stagione dei funghi è parte della vita del borgo tanto quanto quella invernale dello sci, che vede nella ski area San Pellegrino un riferimento per la neve.
Barcis, il lago verde della Valcellina

Barcis sorge sulle rive del lago omonimo, bacino artificiale incastonato tra le Dolomiti friulane. Il centro si affaccia sull’acqua con un impianto compatto. La chiesa di San Giovanni Battista, pur rimaneggiata nell’Ottocento, conserva la funzione parrocchiale, mentre palazzo Centi, in pietra a vista, combina sobrietà montana e influssi veneti.
Alle spalle dell’abitato si apre la riserva naturale della forra del Cellina, canyon scavato dal torrente omonimo, oggi percorribile in tratti pedonali e ciclabili che illustrano geologia e vegetazione ripariale. I boschi che cingono il lago sono noti per la varietà micologica: le conifere dell’alta valle e i querceti del medio versante creano condizioni favorevoli per la crescita di porcini e altre diverse specie.
La diga, costruita nel secondo dopoguerra, è parte della storia recente e offre un punto di vista insolito sul paesaggio lacustre. In autunno, le rive si tingono dei colori del foliage e le acque esaltano il contrasto cromatico.
Careggine, Garfagnana di pievi e castagneti

Sul versante orientale delle Apuane, in Garfagnana, Careggine mantiene il carattere di borgo in pietra. La pieve di San Pietro, attestata dal IX secolo e rielaborata in età romanica, domina il centro con il suo impianto basilicale. Del castello medievale restano brani di cortina inglobati nelle case e una delle antiche porte, a memoria della funzione difensiva.
Nei dintorni, l’Isola Santa e le borgate di Capanne di Careggine conservano nuclei edilizi tradizionali affacciati su versanti boscati. Il lago di Vagli, poco distante, è il maggiore bacino artificiale toscano e, nei periodi di svuotamento, riporta alla luce strutture sommerse che documentano la trasformazione del territorio. In autunno, i castagneti producono frutti e sottobosco ricco, mentre le faggete d’altitudine completano il quadro degli ambienti favorevoli ai funghi.
La rete di mulattiere storiche collegava poderi, alpeggi e selve castanili; oggi gli stessi percorsi consentono di raggiungere aree di raccolta senza incidere sui suoli, preservando il fragile equilibrio del terreno.
Borgo Val di Taro, il re dei porcini

Borgo Val di Taro, nell’Appennino parmense, ha legato la propria identità al Fungo di Borgotaro IGP, riconoscimento che tutela una filiera radicata. La valle del Taro, incisa fra querceti, castagneti e faggete, offre un microclima mitigato che incide su profumi e consistenza della carne dei porcini. Il capoluogo conserva piazza Manara con i suoi palazzi ottocenteschi, la chiesa di san Antonino e un tessuto viario che riflette la funzione mercantile dell’Ottocento.
Ogni settembre la Fiera del fungo anima il centro con dimostrazioni culinarie, mercati e momenti divulgativi che riguardano sia la raccolta responsabile sia le preparazioni tradizionali. I sentieri segnati risalgono il crinale e i valloni laterali, offrendo varianti adatte a tempi e capacità diverse. La stagione autunnale permette di associare la ricerca nel bosco alla visita dei piccoli musei e delle pievi dell’alta valle.
La tutela dell’IGP ha rafforzato pratiche di gestione sostenibile del sottobosco e un rapporto equilibrato fra fruizione turistica e salvaguardia degli habitat, coinvolgendo consorzi, produttori e amministrazioni.
Lisciano Niccone, castelli e boschi dell’alta Umbria

Lisciano Niccone occupa la conca del torrente Niccone, nell’Umbria settentrionale. Il castello, attestato fra IX e X secolo su un colle che domina l’abitato, origina un sistema di presidi che include, nei dintorni, i castelli di Reschio, Sorbello e Pierle, quest’ultimo con rovine scenografiche. Le parrocchie rurali di San Tommaso, Santa Maria delle Corti e San Niccolò completano il quadro degli edifici sacri ivi presenti.
Il comune è attraversato da una rete di sentieri che salgono nei boschi misti, frequentati in autunno per funghi e castagne. La morfologia dolce consente itinerari adatti anche a camminatori poco esperti. La vicinanza con il confine toscano rende la valle un corridoio culturale fra Trasimeno e Valtiberina, con piccoli nuclei agricoli, pievi e case coloniche.
La presenza dei castagneti, rigenerati in molte aree, integra la stagione dei funghi con quella dei frutti autunnali. Agriturismi e aziende agricole valorizzano prodotti locali in una filiera corta diffusa.
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Civitella del Tronto, fortezza e gole tra Abruzzo e Marche

Civitella del Tronto, in provincia di Teramo, conserva un impianto urbano medievale disteso lungo il crinale, segnato da vicoli stretti e ripidi fra case in pietra. La “ruetta”, passaggio particolarmente angusto, testimonia l’adattamento dell’edificato alla roccia. In sommità si estende la grande fortezza, di origini cinquecentesche e ampliata in età borbonica, che domina le vallate sottostanti con bastioni, piazzali e camminamenti.
Il patrimonio religioso comprende il Santuario di Santa Maria dei Lumi, fuori le mura, con cicli pittorici e memorie devozionali radicate. A breve distanza, le gole del Salinello intagliano la montagna con pareti calcaree e cavità naturali, tra cui le grotte di Sant’Angelo e Salomone, frequentate già in età preistorica. I versanti boschivi, tra querceti e castagneti, offrono condizioni favorevoli alla fruttificazione autunnale.
La posizione di cerniera tra dorsale appenninica e colline adriatiche crea una grande varietà di ambienti in pochi chilometri. L’autunno rende particolarmente apprezzabili i contrasti cromatici e la ricchezza micologica.
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Vallo della Lucania, porta del Cilento interno

Vallo della Lucania ospita la sede amministrativa del Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. La posizione, tra dorsali boscate e alture calcaree, consente di raggiungere in breve tempo faggete e querceti dell’interno, aree dove si praticano la raccolta di funghi e, in zone vocate, dei tartufi. In paese, la Cattedrale di san Pantaleone, ridefinita in età moderna, conserva arredi e opere che riflettono i legami con la tradizione italo-greca, mentre la piazza principale, con la Fontana dei Quattro Leoni, ordina il baricentro urbano.
Poco distante, la Badia di Santa Maria di Pattano, antico cenobio di rito bizantino, amplia lo sguardo sulla stratificazione religiosa del territorio. La viabilità minore collega frazioni e contrade con le cime interne del parco, dove la matrice forestale è particolarmente ricca in autunno. La rete sentieristica protetta rende possibile programmare uscite a quota variabile, con itinerari ad anello che abbinano bosco e borghi, in una delle aree più estese di tutela ambientale del Mezzogiorno.
Castelsaraceno, tra due parchi e funghi

Castelsaraceno, in Basilicata, occupa uno sperone tra le valli del Racanello e del Calda, in posizione scenografica fra il Parco nazionale del Pollino e il Parco nazionale dell’Appennino lucano Val d’Agri–Lagonegrese. Il borgo conserva il palazzo baronale affacciato sulla piazza maggiore e chiese di impianto rinascimentale come lo Spirito Santo e Sant’Antonio, con arredi e altari che riflettono committenze locali tra Cinque e Settecento.
Sotto i crinali, i sentieri salgono nei castagneti e nei querceti dove la stagione dei funghi è una consuetudine radicata. La gola del Racanello offre scorci di interesse geomorfologico e naturalistico. La cucina locale integra i prodotti del sottobosco con ortaggi e tuberi tipici dell’Appennino lucano. Preparazioni semplici, come contorni in padella con funghi, peperoni e pomodori, restituiscono il legame fra raccolta e tavola.





