L’autunno è la stagione che più di ogni altra invita a riscoprire i boschi e i piccoli centri storici che li circondano. Con le temperature miti e i colori caldi del foliage, andare a castagne diventa un’attività che unisce natura, tradizione e convivialità. Lo zaino in spalla e il cestino alla mano diventano simboli di giornate passate tra sentieri e castagneti, alla ricerca del frutto che per secoli ha rappresentato una risorsa fondamentale per le comunità di montagna. Raccogliere castagne resta un rituale che accompagna le gite autunnali in borghi immersi nella natura. Sono molte, in Italia, le località che hanno legato il proprio nome a questo dono del bosco, trasformandolo in elemento identitario non solo dal punto di vista gastronomico ma anche culturale.
Varna, nel cuore dell’Alto Adige

Varna è un comune situato nell’alta valle dell’Isarco, poco distante da Bressanone, in provincia di Bolzano. La sua posizione, al margine dei grandi castagneti che ricoprono i versanti della valle, lo rende un luogo ideale per vivere appieno la stagione della raccolta. Nei dintorni del borgo si trovano infatti esemplari di castagni monumentali che hanno accompagnato per secoli la vita agricola della comunità, costituendo una fonte di sostentamento e di scambio commerciale. Nonostante la modernità, il paesaggio conserva intatto il legame tra bosco e insediamento umano.
Passeggiando per il centro, il visitatore può scoprire la chiesa di San Giorgio, edificio risalente al Trecento, che si distingue per l’imponente campanile neogotico in granito. Il borgo mantiene un’atmosfera raccolta e ordinata, tipica dei centri sudtirolesi, dove l’armonia architettonica si fonde con il paesaggio circostante. A soli due chilometri, il lago di Varna con la sua area protetta rappresenta un’altra tappa importante, soprattutto in autunno, quando i colori delle foglie si specchiano nelle acque del bacino.
Nei dintorni meritano una visita l’abbazia agostiniana di Novacella, centro religioso e culturale tra i più rilevanti dell’area alpina, e i resti del Castel Salern, che dominano l’abitato da una posizione panoramica. A Varna è inoltre possibile sperimentare gli impianti Kneipp, strutture per l’idroterapia che invitano a immergere i piedi nelle acque fredde del torrente Scaleres, secondo un’antica tradizione salutistica.
Dronero, la porta della Valle Maira

Dronero sorge all’imbocco della Valle Maira, in provincia di Cuneo, ed è uno dei luoghi simbolo della castagna piemontese. Qui si produce la Castagna di Cuneo IGP, riconosciuta per la qualità e l’aroma. La sua posizione panoramica, su uno sperone roccioso affacciato sui rilievi circostanti, ha reso Dronero un insediamento strategico fin dall’antichità. Frequentato già dai Celto-Liguri, divenne un centro romano e successivamente medievale, con un ricco patrimonio architettonico ancora ben conservato.
Uno dei simboli della cittadina è il Ponte Vecchio, noto anche come Ponte del Diavolo, costruito nel 1428. Lungo oltre settanta metri, presenta arcate diseguali e merlature, offrendo un’immagine pittoresca che collega la riva del Maira al borgo. Nel centro storico si incontra la chiesa dei Santi Andrea e Ponzio, originaria del XII secolo ma rimaneggiata nei secoli, con un portale gotico, un fonte battesimale coevo e un altare barocco del Seicento.
Dronero custodisce anche eleganti palazzi nobiliari edificati tra il XV e il XVII secolo, testimonianza della prosperità della città. Il Museo Luigi Mallé, ospitato in una dimora storica, conserva collezioni che spaziano dalla pittura cinquecentesca e fiamminga fino all’arte astratta del Novecento. Vi si trovano inoltre porcellane, orologi, stampe e arredi, che restituiscono l’immagine di una comunità colta e dinamica, capace di aprirsi agli scambi culturali europei.
Valle di Soffumbergo, il borgo friulano delle castagne e del miele

In Friuli Venezia Giulia il centro che più di ogni altro richiama l’attenzione per la tradizione legata alle castagne è Valle di Soffumbergo, piccola frazione montana del comune di Faedis, in provincia di Udine. Questo borgo, situato in posizione panoramica sui colli orientali friulani, è circondato da boschi di castagni che in autunno regalano un paesaggio particolarmente suggestivo.
Ogni anno, tra ottobre e novembre, Valle di Soffumbergo ospita la rinomata “Festa delle Castagne e del Miele di Castagno”, evento che unisce gastronomia, musica popolare e mercatini artigianali, celebrando due prodotti che qui hanno una lunga tradizione. Le castagne, cucinate nei tipici paioli di rame, vengono servite arrostite o bollite, mentre il miele di castagno, dal sapore deciso e leggermente amarognolo, rappresenta un’altra eccellenza del territorio.
Oltre alle degustazioni, i visitatori possono esplorare i dintorni del borgo, caratterizzati da sentieri che conducono a punti panoramici sulla pianura friulana e sulle Prealpi Giulie. Interessante è anche la visita alla pieve di San Lorenzo, chiesa medievale che domina la vallata e custodisce affreschi di pregio. Valle di Soffumbergo non è soltanto una meta gastronomica stagionale, ma un luogo in cui natura, storia e cultura popolare si intrecciano, offrendo al visitatore un’esperienza autentica e legata alle tradizioni friulane.
Combai, il borgo dei marroni trevigiani

Combai, frazione del comune di Miane, è un borgo medievale che si adagia sulle pendici delle Prealpi Bellunesi. Qui la coltivazione del marrone è una tradizione radicata fin dal Medioevo, quando i castagneti furono impiantati per sostituire le querce e garantire un alimento nutriente alla popolazione. Il marrone di Combai, oggi tutelato dal marchio IGP, è il protagonista della Festa dei Marroni che dal 1945 celebra l’identità del borgo e richiama migliaia di visitatori.
Il paesaggio è caratterizzato non solo dai castagneti ma anche dai vigneti e dalle grotte naturali che costellano le colline. Lungo le stradine del centro si può ammirare la chiesa di Santo Stefano, documentata dal 1395, che conserva tracce dell’arte medievale e rinascimentale. Nei dintorni si incontra la Strada de la Fan, così chiamata per la miseria che accompagnò la sua costruzione durante la Grande Guerra a opera degli Austriaci. Questo percorso, che risale i versanti delle Prealpi, è oggi una testimonianza storica e un itinerario di grande interesse paesaggistico.
A breve distanza si trova il Borgo Colmellere, piccolo insediamento medievale che risale al X secolo. Le sue case in pietra e le stradine strette mantengono l’aspetto originario, offrendo uno spaccato autentico della vita rurale di montagna. Combai, con i suoi castagneti e il patrimonio architettonico, rappresenta un esempio perfetto di come un borgo possa conservare la propria identità attraverso un legame inscindibile tra natura, agricoltura e cultura.
I borghi toscani delle castagne tra Monte Amiata e Mugello

In Toscana la cultura della castagna ha radici profonde e trova le sue espressioni più celebri in due aree specifiche: il Monte Amiata e l’Alto Mugello. Sulle pendici dell’Amiata si trovano borghi come Arcidosso, Castel del Piano, Santa Fiora e Seggiano, tutti caratterizzati da una forte tradizione legata alla Castagna del Monte Amiata IGP. Qui i castagneti secolari hanno rappresentato per generazioni una risorsa fondamentale per l’alimentazione e per l’economia locale, tanto da essere definiti in passato “albero del pane”. Ancora oggi il frutto è protagonista di fiere e sagre che animano i centri storici con mercati, degustazioni e rievocazioni.
Nell’area settentrionale della regione, l’Alto Mugello rappresenta un altro polo importante grazie al Marrone del Mugello IGP, prodotto che ha ottenuto un ampio riconoscimento per le sue caratteristiche organolettiche e per la lunga storia di coltivazione. Il borgo di Marradi, in particolare, è conosciuto a livello nazionale per la festa dedicata al marrone, che nel mese di ottobre richiama migliaia di visitatori. Accanto a Marradi, anche gli altri centri dell’Alto Mugello mantengono viva la tradizione con eventi e percorsi tra boschi e poderi.
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Montemonaco e Rotella: i borghi delle Marche dove le castagne incontrano storia e tradizioni

Nell’entroterra marchigiano, ai piedi dei Monti Sibillini e del Monte Ascensione, i borghi di Montemonaco e Rotella custodiscono un legame profondo con il mondo delle castagne. Questi piccoli centri, incastonati tra colline e montagne, hanno fatto della coltivazione dei castagneti una risorsa fondamentale per la loro sopravvivenza. L’autunno, con le sagre e le feste popolari dedicate al frutto, diventa il momento ideale per scoprire non solo i prodotti tipici, ma anche le bellezze architettoniche e naturali che caratterizzano queste comunità.
Montemonaco, situato a oltre mille metri di altitudine nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini, è noto come il “paese della Sibilla”, per via delle leggende legate alla grotta che, secondo la tradizione medievale, ospitava l’oracolo della Sibilla Appenninica. Accanto a questo patrimonio mitologico, il borgo conserva un centro storico di grande fascino, con vicoli lastricati, case in pietra e scorci che si aprono verso le vette dei Sibillini. La chiesa di San Giorgio e quella di San Benedetto custodiscono opere d’arte sacra di pregio. In autunno, Montemonaco celebra la castagna con una sagra che richiama visitatori da tutta la regione, offrendo caldarroste, dolci tradizionali e piatti tipici preparati con la farina di castagne.
Rotella, in provincia di Ascoli Piceno, sorge invece ai piedi del Monte Ascensione, in un paesaggio segnato da colline e boschi che hanno garantito per secoli la presenza di castagneti rigogliosi. Il borgo ha origini medievali e conserva un tessuto urbano compatto, dominato dalla Torre Civica dell’Orologio, costruzione del XV secolo che svetta sul centro abitato. Tra i monumenti più rilevanti spiccano la Collegiata dei Santi Maria e Lorenzo, edificio barocco del XVIII secolo, e la chiesa di Santa Viviana, con la sua facciata caratterizzata da due torri gemelle. Rotella ospita inoltre il Museo Diocesano Intercomunale di Arte Sacra, che raccoglie opere provenienti dal territorio circostante. Ogni autunno la Sagra delle Castagne dell’Ascensione anima il borgo, offrendo piatti tipici come i ravioli di castagne e dolci tradizionali preparati con farina di questo frutto, simbolo di un’economia contadina che ha segnato profondamente la vita della comunità.
Montella, la capitale irpina della castagna

Montella, in provincia di Avellino, è il centro simbolo della castagna campana. La Castagna di Montella IGP è apprezzata per il sapore dolce e la consistenza croccante, qualità che la rendono adatta sia al consumo fresco sia alla trasformazione in farine e dolci. Il borgo sorge in Irpinia, all’interno del Parco regionale dei Monti Picentini, in un territorio montuoso ricco di sorgenti e boschi.
Il paese ha origini longobarde e conserva resti del castello medievale, le cui mura dominano ancora la vallata. L’aspetto attuale del borgo risente della ricostruzione successiva al terremoto del 1732, che conferì al centro un’impronta settecentesca. Tra gli edifici religiosi spicca la collegiata di Santa Maria del Piano, risalente al XVI secolo, con un portale ligneo intagliato di grande pregio artistico. Il centro storico è arricchito da palazzi signorili e ville che testimoniano l’importanza del borgo in età moderna.
La tradizione della castagna è celebrata ogni anno con la Sagra della Castagna di Montella, che richiama migliaia di visitatori. L’evento, riconosciuto a livello nazionale, unisce degustazioni, mercati e manifestazioni culturali.





