Nell’immaginario comune l’antica Grecia è ricordata come la culla della filosofia, della democrazia e delle arti. Tuttavia, accanto ai grandi pensatori e alle opere immortali, la società ateniese sviluppò anche un sistema sorprendentemente organizzato per regolare uno degli aspetti più controversi della vita sociale: la prostituzione. Già nel VI secolo a.C., secondo la tradizione, il legislatore Solone avrebbe introdotto una normativa destinata a lasciare un segno profondo nella storia della città.
Il Ceramico di Atene: il quartiere dove si concentravano piacere e commercio

Le donne, agli angoli delle vie, accostano coloro che escono da una cena e dicono loro: ”Vieni da me, c’è una bella ragazzina!”. E un’altra grida dal primo piano: ”Vieni da me invece, sono io che ho la più bella e la più bianca!”. […] Io, tutta spalmata di biacca, vestita di una tunichetta gialla, aspetto lì senza far niente, e folleggio canticchiando una canzoncina, per poter sedurre il passante. (Aristofane, Le ecclesiazuse)
Ecco una scena familiare a tutti quelli che, per motivi professionali o d’altra natura, hanno l’occasione di frequentare il quartiere del Ceramico, a nord di Atene. Infatti, nonostante l’anarchia che in generale ha presieduto alla loro costruzione, le città greche presentano la particolarità di raggruppare le professioni in quartieri. Artigiani e commercianti si radunano secondo le loro specialità. Ad Atene, il più famoso di questi quartieri è il Ceramico, dove lavorano i vasai, e che si prolunga, fuori dalla cinta della città, in viali fiancheggiati da tombe. È un quartiere animato, brulicante di attività fin dal levar del giorno. Ed è anche verso il Ceramico che si dirigono, in cerca di piacere, tutti coloro che, disponendo di mezzi limitati, non possono permettersi di avere a domicilio, come i più ricchi, cortigiane di lusso, danzatrici o flautiste. Infatti, quasi tutte le case di prostituzione istituite dal legislatore Solone si trovano nel quartiere del Ceramico.
Certo, coloro che cercano belle ragazze e facili piaceri possono trovare la loro felicità anche in altri quartieri di Atene, e, a qualche chilometro dalla città, le vie malfamate del Pireo offrono alla clientela del porto i miraggi dei loro divertimenti equivoci. Tuttavia il Ceramico, come il quartiere delle tombe, fuori dalla cinta, gode di una reputazione particolare. Sulle mura, che segnano i limiti settentrionali della città, si fissano appuntamenti, si fanno dichiarazioni d’amore, e le iscrizioni ci consentono ancora di sapere chi fosse l’amante fisso di questa o quella pensionante delle case del Ceramico.
La legge di Solone e la nascita dei bordelli pubblici nell’antica Grecia

Tu, Solone, tu hai trovato una legge per tutti gli uomini. A quanto si dice, sei stato tu il primo a prendere questo provvedimento democratico e salutare, per Giove! Nel vedere che molti giovani, nella nostra città, subivano gli impulsi della natura e si smarrivano su cattive strade, egli acquistò alcune donne, e le insediò in diversi quartieri, pronte e disponibili per tutti. (Filemone, Gli Adelfi)
Effettivamente, proprio ad Atene fu elaborata un’organizzazione del piacere a pagamento, che sarebbe servita da modello, se così si può dire, sia alle civiltà antiche, sia a quelle moderne. I Greci attribuiscono al grande legislatore Solone la paternità di questa organizzazione. Anche se tutte le riforme che i Greci attribuiscono a questo grand’uomo non sono state compiute da lui, Solone rimane, per la tradizione, il padre fondatore della democrazia ateniese, di cui getta le basi all’inizio del VI secolo a.C. Tra le numerose trasformazioni che egli fa subire alle strutture sociali di Atene, suddivide i cittadini in classi censuarie e, in una certa misura, procede anche a una ripartizione delle donne nella società. Tuttavia, per le donne, la classificazione non è più basata su criteri patrimoniali, come per gli uomini, ma su una gerarchia delle attribuzioni sessuali, il che evidentemente dice molto sulla parte assegnata alla donna nella società greca! Questa ripartizione è indicata perfettamente da una formula ripetuta a più riprese dagli autori greci:
Le prostitute, le abbiamo per il piacere, le concubine, per le cure di tutti i giorni, e le spose per avere una discendenza legittima e una fedele custode del focolare.
La legislazione soloniana sulla prostituzione si presenta, di primo acchito, come un provvedimento di salute pubblica, destinato sopra tutto a preservare la purezza della stirpe. Infatti, Solone acquista giovani schiave, e le sistema in case situate nei diversi quartieri della città, proprio perché servano da diversivo agli ardori dei giovanotti, e per proteggere la castità delle donne libere, garantendo così la purezza della discendenza dei cittadini:
I giovani della nostra città possono trovare belle ragazze nel lupanare, e le possono vedere scaldarsi al sole, disposte in fila, il seno nudo. Ognuno può scegliere la ragazza che si adatta ai suoi gusti, esile o grassa, rotonda, alta, magra, giovane, vecchia, ancora fresca o già matura. […] Le donne ti invitano a entrare, e ti chiamano ”nonno” se sei vecchio, o ”babbino” se sei giovane. Ed è possibile andare a vedere ognuna di esse senza timore, senza spendere molto, di giorno o di notte, come si vuole. (Senarco, Il Pentathlon)
Pornè ed etère: le diverse categorie di prostitute nella società greca
La storia greca aggiunge anche che, con i profitti tratti dal commercio di queste donne, Solone fece costruire un tempio ad Afrodite Pandemia, vale a dire Afrodite ”comune a tutti”, protettrice dell’amore a pagamento. Le donne di queste case pubbliche sono designate con il termine di pornè, il che, etimologicamente, significa ”venduta” o ”in vendita”, e non allude al loro mestiere degradante, ma al fatto che, trattandosi in grande maggioranza di schiave, esse sono state vendute su un mercato. Ad Atene, il termine assume presto un significato peggiorativo, come tutte le parole che da esso derivano, e con la parola pornè si designano soltanto le prostitute della categoria più bassa. In compenso, si preferisce dare alla maggioranza delle cortigiane, di cui si lodano i servizi, il grazioso appellativo di etere (hetaira = compagna). E che dire della quantità di espressioni oscene o gergali, di cui la lingua greca è particolarmente ricca, per designare coloro che vivono del commercio del proprio corpo, maschi o femmine che siano? Questo dominio dello Stato sulle case di prostituzione è una delle caratteristiche della vita ateniese, e la loro istituzione, che in origine deriva dall’aristocratica sollecitudine di preservare la razza, finisce per corrispondere a una filosofia della vita e del piacere senza rischi, facile e a buon mercato:
Questi uccelli dal canto armonioso, che servono da richiamo per prendere il vostro denaro, queste puledrine di Afrodite ben addestrate, disposte tutte nude in fila, sedute su fini tessuti. […] Puoi ottenere da loro, a poco prezzo, un piacere senza pericoli. […] Aspettano tutte nude, per non ingannarti: osserva bene nei particolari. Non ti senti molto in forma? C’è qualcosa che ti affligge? Su, allora! La loro porta è spalancata. Il loro prezzo? Un obolo. Affrettati a entrare. Niente moine o scempiaggini: la ragazza non si tira indietro, ma fa immediatamente quello che vuoi, e nella maniera che vuoi. Quando hai finito, te ne vai. Puoi dirle di andare al diavolo, lei non è niente per te! (Eubulo e filemone)
Filosofia e desiderio: cosa pensavano Platone e Plutarco dell’amore per le donne

Piacere facile, poco costoso, ecco una definizione che, tutto sommato, potrebbe applicarsi ad altre epoche, ad altre civiltà. Bisogna tuttavia tener conto dei particolari concetti che i Greci hanno dell’amore, del desiderio e del piacere. I filosofi più famosi, da Platone a Plutarco, hanno analizzato minuziosamente, lungamente, le ragioni dell’attrazione reciproca che gli uomini e le donne possono provare. La loro definizione dell’amore è ampiamente dovuta al posto che la società greca assegna alla donna. L’ “amore greco”, lo si sa, si dedica di preferenza ai giovinetti, e le coppie formate dagli erastai e dagli eromeni sono uno dei tratti caratteristici della vita nel mondo greco. E questo costume ha ispirato l’altissima concezione dell’amore ”celeste”, considerato come una parte dell’armonia del mondo:
(L’Amore), principio d’ordine per il complesso degli dèi come degli uomini; direttore del coro più bello e migliore, che ogni uomo deve seguire, cantando armoniosamente la sua parte e partecipando a questa sinfonia, attraverso la quale questo mago incanta lo spirito degli dèi e degli uomini. (Platone, Il convito)
Questa tradizione spiega perché, nell’epoca classica, il desiderio che un uomo può provare per una donna sia generalmente degradato al rango delle tendenze volgari, e disdegnato dagli uomini colti:
Il vero Amore non trova posto nel gineceo e, io l’affermo, non è amore quello che provate per le donne o le giovinette. Sarebbe altrettanto assurdo chiamare amore ciò che le mosche sentono per il latte, le api per il miele, o gli allevatori e i cuochi per i vitelli o il pollame che ingrassano. (Plutarco, Opere morali)
I costumi si sono trasformati dopo l’epoca omerica, in cui la donna occupava un posto privilegiato nella società, posto di cui le tragedie di Eschilo, Sofocle e Euripide conservano il ricordo. Nel V secolo e nei secoli successivi le cose sono cambiate, ed erano molti gli ateniesi che si trovavano nella situazione di questo interlocutore di un dialogo di Plutarco, il quale non si perita di sostenere:
Il desiderare con moderazione e misura pane e alimenti è perfettamente naturale; ma un appetito eccessivo prende il nome di ghiottoneria e ingordigia. Nello stesso modo, il piacere che gli uomini e le donne si scambiano reciprocamente fa parte della natura umana; ma quando il desiderio che ci spinge diventa tanto violento e potente che non possiamo più controllarlo, non merita più di esser chiamato Amore. Infatti, l’Amore è il sentimento che vi lega ad anime giovani e ben nate, e che, attraverso l’amicizia, vi conduce alla virtù. Al contrario, il desiderio per le donne, anche quando va bene, permette soltanto di ottenere un piacere fisico.
E questo personaggio di Plutarco cita, a sostegno della sua tesi, la risposta del filosofo Aristippo a colui che gli diceva che Laide non lo amava:
Io non credo che il vino o il pesce mi amino, eppure li uso entrambi con piacere! (Plitarco, Opere morali)
Questo è un ridurre l’amore per la donna alla semplice soddisfazione degli istinti sessuali, e Platone fa lo stesso ragionamento quando contrappone all’Afrodite ”Urania” o celeste l’Afrodite ”Pandemia” o popolare, e considera quest’ultima la protettrice degli amori volgari, cioè per le donne:
Quindi l’amore che appartiene a Afrodite Pandemia è veramente ”popolare”. È l’amore degli uomini del volgo. Prima di tutto, simili individui amano sia le donne sia i giovinetti; inoltre, preferiscono amare i corpi piuttosto che le anime; infine, scelgono le più stupide che trovano. Non si occupano che dell’atto, senza curarsi di farlo bene o male. Per questo capita loro di farlo bene o male, a casaccio. (Platone, Il convito)
”Donna”, ”corpo”, ”stupidità”: la giustapposizione di questi tre termini rivela chiaramente i concetti greci, ed è facile capire che il regolamento della prostituzione stabilito da Solone dimostra il generale disprezzo che il sesso femminile suscita. Se le spose godono di una certa considerazione, in quanto mettono al mondo futuri cittadini, le prostitute, almeno in teoria, sono relegate al rango di oggetti di piacere, sprovvisti di ogni personalità.
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