Sulle coste della Liguria, in particolare nel Levante e nell’area genovese, esiste un nome che ritorna nei toponimi, nei racconti e nelle insegne: Dragut. Questo nome rimanda a un passato complesso, segnato da incursioni improvvise, da paure collettive e dalla competitività tra potenze marittime. Comprendere perché Dragut sia così presente in Liguria significa avvicinarsi all’identità profonda di questa regione, in cui la memoria del mare non è solo legata alla navigazione e ai commerci, ma anche alla necessità di difendersi, osservare l’orizzonte e riconoscere nelle ombre lontane la possibilità di un pericolo.
Perché il nome Dragut è così diffuso in Liguria
Le cronache, i documenti medievali e la toponomastica testimoniano come il nome Dragut sia sopravvissuto nei secoli. La sua costante presenza sulla costa ligure deriva dalla figura storica di Turgut Reis (Kharabulak, 1485 – Gozo, 23 giugno 1565), uno dei più celebri ammiragli dell’Impero Ottomano del XVI secolo, conosciuto in Europa come Dragut. Egli lasciò il segno nella storia non solo per le sue imprese militari, ma anche nel modo in cui i territori colpiti percepivano la minaccia proveniente dal mare. La Liguria, esposta e ricca allo stesso tempo, ne conservò il nome come avvertimento e come memoria.
Chi era Dragut

Per capire l’importanza del nome Dragut in Liguria è necessario ripercorrere la vita di Turgut Reis, che nasce intorno al 1485 nell’Anatolia sud-occidentale, in un villaggio nei pressi di Bodrum. Di origini modeste, egli entrò giovanissimo nell’ambiente marittimo mediterraneo, mostrando fin da subito un talento naturale per la navigazione, il combattimento e la strategia navale. Dopo aver iniziato la sua carriera come marinaio e artigliere, Dragut si avvicinò alla figura di Khayr al-Din Barbarossa, già celebre per la sua abilità di comandante e destinato a diventare “kapudan paşa”, ossia ammiraglio supremo della flotta ottomana.
Sotto la guida di Barbarossa, Dragut apprese l’arte della guerra sul mare e costruì la propria reputazione come uno dei più abili corsari dell’epoca. La sua tattica si basava sulla rapidità delle manovre, sulla capacità di leggere l’andamento del vento e sulla scelta accurata dei punti da colpire. Queste abilità gli permisero di distinguersi in numerose azioni militari e di conquistare una fama che travalicò rapidamente i confini dell’Impero Ottomano.
Genova e Dragut
Nel 1538 Dragut affianca Barbarossa nella grande battaglia navale di Prevesa contro la flotta cristiana comandata da Andrea Doria. La sua abilità strategica emerse con tale evidenza che l’imperatore Carlo V arrivò a impartire allo stesso Doria l’ordine diretto di catturarlo, considerandolo ormai uno dei nemici più pericolosi nel Mediterraneo. Due anni più tardi, mentre rientrava da una scorreria condotta sull’isola di Capraia, nelle acque della baia della Girolata, in Corsica, Dragut venne sorpreso e sconfitto da Giannettino Doria.
Consegnato ad Andrea Doria, Dragut venne prima rinchiuso nella torre Grimaldina di Palazzo Ducale a Genova, e successivamente incatenato ai remi della nave ammiraglia del grande ammiraglio genovese, costretto per anni alla condizione di galeotto. Al termine di questo periodo fu ceduto come schiavo, una condizione che avrebbe potuto porre fine alla sua carriera, se non fosse intervenuto l’uomo che più di ogni altro aveva creduto nelle sue capacità: Khayr al-Din Barbarossa. Fu infatti quest’ultimo a riscattarlo pagando una somma ingente.
Una volta liberato, Dragut fece ritorno nel mondo ottomano, dove la sua reputazione non aveva subito alcun danno. Nel 1544, quando Barbarossa decise di ritirarsi dalla vita attiva, fu proprio a Dragut che affidò il comando della flotta ottomana. Tale incarico gli permise di tessere alleanze decisive, tra cui quella – sorprendente per i contemporanei – con il re cattolico di Francia, Francesco I, acerrimo rivale di Carlo V. Grazie a queste manovre politiche e militari Dragut divenne viceré di Algeri e, per conto di Solimano il Magnifico, governatore di Tripoli e di al-Mahdiyya.
Terribili incursioni sulle coste liguri
Da Rapallo a Bonifacio, fino all’isola di Gozo, Dragut continuò per anni a muoversi con la rapidità e la determinazione che lo resero celebre. Si spinse lungo la riviera di Levante, dove colpì più volte i borghi esposti sul mare. Monterosso e Corniglia furono tra i primi a essere aggrediti, mentre il golfo della Spezia divenne per un breve periodo il suo punto d’ancoraggio, prima che dirigesse nuovamente le sue incursioni verso le Cinque Terre, investendo con forza Monterosso, Corniglia e Manarola.
Il 4 luglio 1549 Dragut tornò a Rapallo, questa volta con un’azione più violenta e devastante. La città, ricca e ben popolata, fu saccheggiata e numerosi abitanti vennero catturati per essere venduti come schiavi. L’eco dell’attacco si diffuse rapidamente lungo tutta la costa, alimentando la percezione di un pericolo incessante. Anche sul mare aperto Dragut dimostrò la sua abilità: nel luglio del 1552 affrontò la flotta genovese al largo di Ponza e la sconfisse, contribuendo a consolidare la supremazia ottomana nel Mediterraneo occidentale in quella fase storica.
Gli ultimi anni della sua vita furono segnati dal ruolo decisivo che svolse nell’assedio di Malta. Nel maggio 1565 Dragut raggiunse l’isola per assumere la direzione dell’assedio. Durante una ricognizione, il 23 giugno 1565, venne colpito alla fronte da una scheggia di pietra rimbalzata a seguito di un colpo di cannone tirato dai difensori del forte. La ferita si rivelò mortale.
Le incursioni ottomane documentate in Liguria e la memoria del pericolo

La Liguria del Cinquecento era una terra prospera e insieme vulnerabile. I suoi borghi erano centri attivi di commerci e artigianato, ma la loro posizione affacciata sul mare, li rendeva particolarmente esposti agli attacchi provenienti dal Mediterraneo. Le incursioni ottomane colpirono duramente la Liguria e lasciarono segni profondi nella memoria delle comunità locali.
I documenti conservati negli archivi storici di Genova, delle abbazie del Tigullio e delle parrocchie costiere riportano testimonianze di avvistamenti, richieste di aiuto, descrizioni di danni e rapimenti. In più occasioni compaiono riferimenti diretti a Dragut. Ciò non significa che egli fosse presente in ognuna delle incursioni attribuitegli dalla tradizione popolare, ma indica chiaramente quanto la sua figura fosse percepita come minaccia proveniente dal mare.
Cronache come quelle di Chiavari e Rapallo raccontano di navi avvistate all’alba, di tentativi di sbarco e di intere comunità costrette a rifugiarsi nell’entroterra. Altre testimonianze provengono dalla zona di San Fruttuoso, dove i monaci benedettini registrarono in più occasioni la necessità di rinforzare le difese e vigilare sulle vie d’accesso dal mare. La Repubblica di Genova reagì con la costruzione di torri costiere e sistemi di avvistamento, molti dei quali ancora oggi punteggiano il paesaggio ligure e ne raccontano la storia difensiva.
Le località liguri legate al nome Dragut

Uno degli aspetti più affascinanti dell’eredità di Dragut in Liguria è rappresentato dalla diffusione capillare del suo nome nei toponimi e nelle storie locali.
Nel tratto costiero tra Camogli e San Fruttuoso, una delle zone più isolate e affascinanti del Levante ligure, esiste una punta rocciosa nota come Punta di Dragut. La tradizione locale racconta che fosse un punto scelto dalle navi ottomane per avvicinarsi alla costa senza essere immediatamente scoperte. A Sestri Levante lo scoglio più famoso legato a leggende piratesche è lo Scoglio dell’Asseu, che si trova nella spiaggia di Renà a Riva Trigoso, una roccia a forma di campana legata alla tragica storia d’amore tra Riva e Trigoso, con pirati Saraceni e un tesoro nascosto. Lo Scoglio di Dragut si riferisce a leggende simili, ma in realtà è uno scoglio molto famoso che si trova quasi sotto Punta Manara, raggiungibile via mare o con deviazioni dai sentieri, spesso chiamato “la Ciappa du Lu” in dialetto, associato anch’esso a leggende di tesori saraceni.
Nel Tigullio, tra Rapallo, Chiavari e Lavagna, i documenti parrocchiali conservano testimonianze degli attacchi subiti e dei danni riportati dai borghi. Recco, secondo la tradizione orale, fu teatro di un assalto particolarmente violento nel XVI secolo, un episodio che la memoria popolare attribuisce direttamente a Dragut. Gli storici non concordano del tutto sull’attribuzione, ma la presenza del suo nome nella tradizione locale testimonia quanto l’evento abbia inciso sulla comunità. La presenza del nome Dragut non è uniforme, ma si concentra soprattutto nel Levante ligure e nell’area a est di Genova, dove le incursioni ottomane risultano più documentate.
Dragut nei documenti storici
La figura di Dragut compare in numerosi documenti ufficiali della Repubblica di Genova. Le sue incursioni sono citate in:
- Deliberazioni del Maggior Consiglio, in cui si ordinava di fortificare le coste.
- Relazioni dei capitani delle torri costiere, che segnalavano avvistamenti sospetti.
- Lettere conservate negli archivi di San Fruttuoso, dove si fa riferimento all’arrivo improvviso delle navi ottomane.
- Annali dei monasteri del Tigullio, che riportano richieste di risarcimento per danni causati dalle scorrerie.
Perché il nome Dragut è sopravvissuto fino a oggi
La sopravvivenza del nome Dragut nella toponomastica e nella memoria ligure non è casuale. È il risultato di un processo culturale complesso, che coinvolge la paura, la necessità di ricordare e il bisogno di dare un nome visibile ai luoghi della minaccia. Ma oggi il nome Dragut non evoca più la paura che suscitava nel Cinquecento. Al contrario, rappresenta un elemento affascinante del patrimonio culturale ligure. La sua presenza nella toponomastica offre ai visitatori uno spunto per scoprire luoghi nascosti, sentieri panoramici, scogliere e punti di avvistamento che raccontano un passato complesso, in cui il mare era insieme risorsa e potenziale minaccia.
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