La fonderia di Fontanamare e la ciminiera misteriosa che osserva il mare

fonderia di Fontanamare

L’Iglesiente è una regione sarda che non smette mai di sorprendere chi la attraversa. Oggi appare come un territorio fatto di scogliere imponenti, mare aperto e silenzi profondi. Fu una delle aree metallifere più importanti d’Europa tra XIX e XX secolo e tra le sue storie più affascinanti c’è quella della fonderia di Fontanamare, un complesso produttivo ormai in rovina ma capace ancora di parlare attraverso i suoi resti. Una ciminiera che svetta su un’altura, un condotto dei fumi lungo oltre cento metri e una serie di opere murarie che testimoniano una pagina importante dell’archeologia industriale sarda.

La fonderia di Fontanamare

Fontanamare, oggi frequentata soprattutto per il mare e le spiagge, conserva infatti un cuore minerario che per decenni ne ha plasmato l’identità. In cima alla collina che domina la SP83, l’alta ciminiera di pietra si staglia ancora contro il cielo, quasi un guardiano del tempo. Poco più in basso, verso la costa, i ruderi della fonderia affiorano tra la vegetazione e raccontano un frammento di storia spesso ignorato, ma essenziale per comprendere il ruolo che l’Iglesiente ebbe nell’economia mineraria italiana ed europea tra Ottocento e Novecento.

Un territorio nato dal lavoro nelle miniere

La costa di Gonnesa non è solo mare e dune, ma un vero archivio geologico e umano. L’area di Fontanamare appartiene al vasto bacino metallifero dell’Iglesiente, una regione dove la natura ha nascosto per millenni ricchi giacimenti di piombo, zinco e altri metalli, attirando investitori, società minerarie e lavoratori da tutta la Sardegna e non solo. La presenza del minerale, però, non bastava. Occorrevano strutture per trasformarlo, luoghi dove separare la parte utile dalla scoria, dove estrarre valore dal materiale grezzo.

Nacque così la fonderia di Fontanamare, una delle poche in grado di trattare minerali piombiferi poveri, cioè rocce contenenti percentuali molto basse di piombo e quindi economicamente meno appetibili per gli impianti tradizionali. La fonderia, insieme a quella di Masua, divenne fondamentale per il bacino minerario locale, perché permetteva di valorizzare materiali che altrove sarebbero stati scartati. Questo aspetto tecnico, tutt’altro che secondario, contribuì al consolidarsi della struttura industriale della zona e alla sopravvivenza economica di numerosi cantieri minerari dell’interno.

La fonderia di Fontanamare: storia, ruderi e tecnologie dell’epoca

ciminiera e condotto fonderia di Fontanamare

Visitare oggi l’area della fonderia di Fontanamare significa passeggiare tra i resti di un complesso che un tempo pullulava di attività. I ruderi, sebbene ormai sventrati dall’azione del tempo, permettono ancora di immaginare la disposizione interna delle strutture, i percorsi del minerale, i forni che dovevano raggiungere altissime temperature per separare il piombo dalla ganga.

Una delle caratteristiche più affascinanti del sito è il rapporto con la tecnologia dell’epoca. La fonderia era dotata di un sistema di smaltimento dei fumi particolarmente avanzato: un condotto in muratura lungo circa 120 metri collegava l’area produttiva alla grande ciminiera posta più in alto. Questa conformazione non era un semplice dettaglio architettonico, ma rispondeva a esigenze precise: disperdere i fumi tossici lontano dagli operai e dall’abitato e favorire una migliore ventilazione.

Il condotto, ancora visibile nel paesaggio, corre per un tratto rettilineo prima di raggiungere la torre fumaria. In alcuni punti è ancora possibile osservare porzioni della copertura originaria, mentre in altri il tetto è crollato, lasciando scoperta la struttura interna. La sua lunghezza testimonia la complessità del progetto e la volontà di rispettare standard tecnici avanzati. La fonderia rimase attiva per molti decenni, finché il declino del settore minerario e il mutare delle tecnologie non portarono al suo progressivo abbandono.

La ciminiera sulla collina

La ciminiera che domina la SP83 è uno dei simboli più riconoscibili della costa di Gonnesa. Chiunque percorra questa strada non può fare a meno di notarla: imponente, austera, perfettamente incastonata nella collina che la sostiene. La sua posizione elevata rispondeva a un principio tecnico fondamentale: aumentare la distanza tra l’emissione dei fumi e il livello del lavoratore. In questo modo i venti potevano disperdere più efficacemente le sostanze derivanti dalla fusione del minerale. La ciminiera e il condotto dei fumi formano dunque un unico organismo architettonico, progettato con razionalità ma oggi restituito al fascino dell’archeologia industriale.

Non a caso, strutture simili sono presenti anche in altri siti minerari dell’Iglesiente. Grazie alle segnalazioni di esperti e appassionati della zona, è stato possibile individuare analoghe ciminiere o condotti fumari presso Pozzo Baccarini e nel territorio di Buggerru, dove però il condotto è privo di copertura.

Le altre meraviglie di Gonnesa e dell’Iglesiente

Porto Flavia
Porto Flavia

La fonderia di Fontanamare è solo una parte dell’immenso patrimonio storico e naturalistico della zona. L’intero territorio di Gonnesa e dell’Iglesiente custodisce luoghi che uniscono la bellezza paesaggistica all’eredità mineraria.

Pochi chilometri a sud si trova Masua, con il suggestivo sito minerario di Porto Flavia e il celebre faraglione Pan di Zucchero. Più verso l’interno, le miniere di Buggerru raccontano storie di lotte operaie, ingegno tecnico e paesaggi sublimi. A Gonnesa da vedere il Complesso nuragico di Seruci, importante sito archeologico dell’età del bronzo e del ferro, esteso su oltre sei ettari e ancora ottimamente conservato.

Spostandosi verso nord, la costa di Fontanamare offre spiagge ampie, acque cristalline e percorsi panoramici ideali per chi ama camminare e osservare il paesaggio. Completano il quadro le testimonianze storiche dei villaggi minerari ormai abbandonati, i pozzi di estrazione, le gallerie e i camminamenti.

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