Collegata a Procida da un suggestivo ponte sul mare, l’isola di Vivara custodisce una natura incontaminata, panorami spettacolari e tracce di un passato che affonda le radici nell’età del Bronzo.
Dove si trova l’Isola di Vivara
L’Isola di Vivara si trova nel Golfo di Napoli e appartiene all’arcipelago delle Isole Flegree. Situata tra Procida e Ischia, è collegata alla prima da un ponte pedonale che attraversa il Golfo di Genito. Nonostante la vicinanza a due importanti destinazioni turistiche della Campania, Vivara ha conservato nel tempo un carattere selvaggio e incontaminato che la rende un luogo unico nel suo genere.
L’isola ha una superficie di circa 34 ettari e si sviluppa con una caratteristica forma a mezzaluna. Il punto più elevato raggiunge i 110 metri sul livello del mare e offre splendide vedute sul Golfo di Napoli. Oggi Vivara è disabitata ed è tutelata come Riserva Naturale Statale, mentre le acque che la circondano rientrano nell’Area Marina Protetta Regno di Nettuno.
La storia dell’Isola di Vivara

La nascita di Vivara è strettamente legata all’attività vulcanica dei Campi Flegrei. L’isola rappresenta infatti una porzione dell’antico bordo di un cratere formatosi circa 55.000 anni fa e oggi quasi completamente sommerso. Il lato opposto di questo antico edificio vulcanico coincide con il promontorio di Santa Margherita, sull’isola di Procida. La particolare forma arcuata di Vivara costituisce ancora oggi una delle testimonianze più evidenti della sua origine geologica.
La fase più affascinante della storia dell’isola risale all’età del Bronzo. Le indagini archeologiche hanno dimostrato che tra il XVII e il XIV secolo a.C. Vivara ospitava un importante insediamento collegato alle grandi rotte commerciali del Mediterraneo.
Gli scavi hanno restituito ceramiche provenienti dall’area egea e numerosi reperti che attestano contatti con il mondo miceneo. Queste scoperte hanno permesso agli studiosi di comprendere meglio i rapporti tra le popolazioni dell’Italia tirrenica e le civiltà dell’Egeo, rivelando il ruolo strategico svolto dall’isola nelle antiche rotte marittime. Le ricerche sottomarine hanno inoltre individuato tracce di insediamenti oggi sommersi, segno che in passato Vivara aveva dimensioni più estese rispetto a quelle attuali.
Secoli di abbandono
Dopo il declino dell’insediamento dell’età del Bronzo, l’isola rimase sostanzialmente priva di una presenza stabile per circa duemila anni. Le testimonianze archeologiche mostrano infatti una lunga interruzione dell’attività umana, che si protrasse fino all’età moderna. Questo lungo periodo di isolamento contribuì a preservare il territorio e gli ecosistemi naturali che ancora oggi caratterizzano l’isola.
L’epoca borbonica e la riserva di caccia
La storia di Vivara riprese nel XVII secolo con la costruzione di una villa rurale sul pianoro centrale dell’isola. Nel secolo successivo Carlo di Borbone trasformò Vivara in una riserva di caccia privata destinata alla corte reale.
Per favorire l’attività venatoria furono introdotte diverse specie animali, tra cui fagiani, conigli e caprioli. Sebbene l’obiettivo fosse molto diverso da quello attuale, questa scelta contribuì indirettamente alla conservazione del territorio, che rimase al riparo da interventi edilizi invasivi.
Dalla tutela ambientale alla riserva naturale
Nel corso del Novecento crebbe l’attenzione verso l’importanza naturalistica di Vivara. Dopo essere stata riconosciuta come oasi di protezione, l’isola venne trasformata nel 2002 in Riserva Naturale Statale e inserita nella rete europea Natura 2000 come sito di rilevante interesse comunitario.
Dopo anni di accesso limitato e complessi iter amministrativi, negli ultimi anni la gestione dell’area ha consentito una riapertura più regolare al pubblico attraverso visite organizzate e controllate.
Come visitare l’Isola di Vivara

Essendo una riserva naturale protetta, l’accesso all’isola è regolamentato. Le visite si svolgono esclusivamente lungo percorsi autorizzati e in giornate stabilite dagli enti gestori in compagnia di una guida. Per visitare Vivara è consigliabile consultare il sito ufficiale della riserva e verificare il calendario delle aperture e delle escursioni guidate. L’ingresso avviene attraversando il ponte che collega l’isola a Procida.
Cosa vedere all’Isola di Vivara
Nonostante le dimensioni contenute, Vivara offre numerosi punti di interesse che uniscono natura, storia e paesaggi spettacolari.
Natura e biodiversità

Uno dei principali motivi per visitare Vivara è rappresentato dalla straordinaria ricchezza ambientale. L’isola ospita una rigogliosa macchia mediterranea composta da lecci, lentischi, ginestre, corbezzoli, mirto e altre specie tipiche delle coste tirreniche. L’assenza di insediamenti urbani ha favorito la conservazione di habitat di grande valore ecologico. Vivara è inoltre un importante punto di sosta per gli uccelli migratori che attraversano il Mediterraneo e rappresenta una meta particolarmente apprezzata dagli appassionati di birdwatching.
Il territorio presenta anche alcune zone particolarmente suggestive dal punto di vista paesaggistico. All’estremità meridionale si trova Punta Mezzogiorno, uno dei punti più panoramici dell’isola, caratterizzato da falesie e vedute aperte sul Golfo di Napoli. Sul versante settentrionale si estende invece Punta Capitiello, rivolta verso Procida e collegata all’isola principale attraverso il ponte pedonale. qui, negli anni Trenta, vennero alla luce le prime testimonianze di ceramiche d’importazione egea. A ovest si trova Punta d’Alaca, che si affaccia sul Canale d’Ischia e segna il punto in cui la distanza tra le due isole risulta minore. Particolarmente affascinante è anche la costa orientale, conosciuta come La Carcara, caratterizzata da pareti scoscese che precipitano verso il mare.
Mare e fondali
Le acque che circondano l’isola sono tra le più interessanti dell’intero Golfo di Napoli dal punto di vista naturalistico. I fondali ospitano praterie di Posidonia oceanica, numerose specie ittiche e habitat marini di elevato valore ambientale. La tutela garantita dall’Area Marina Protetta Regno di Nettuno ha contribuito alla conservazione di un ecosistema particolarmente ricco e diversificato.
La Secca delle Formiche di Vivara è uno dei fondali più spettacolari dell’Area Marina Protetta. Questa secca si sviluppa da circa 8 metri fino a oltre 40 metri di profondità ed è famosa per la straordinaria biodiversità che la caratterizza. Le sue pareti rocciose sono ricoperte da gorgonie, spugne e altri organismi marini, mentre tra gli anfratti trovano rifugio cernie, murene, dentici, barracuda, ricciole e numerose altre specie del Mediterraneo. Grazie alle acque limpide e alla ricchezza della fauna, è considerata una delle mete più apprezzate dai subacquei esperti, offrendo immersioni spettacolari in un ambiente naturale di grande valore ecologico.
Il ponte pedonale

Uno degli elementi più caratteristici di Vivara è il ponte che la collega a Procida. Realizzato negli anni Cinquanta per sostenere una condotta idrica destinata a Ischia, è diventato nel tempo il principale accesso all’isola.
Attraversarlo rappresenta già un’esperienza suggestiva, grazie alle splendide vedute sul Golfo di Genito e sulle coste di Procida.
Il Casino di Caccia Borbonico

Tra le poche costruzioni presenti sull’isola spicca il Casino di Caccia Borbonico, edificio che testimonia il periodo in cui Vivara era utilizzata come riserva reale. Nel Settecento l’isola di Vivara entrò a far parte delle riserve di caccia dei Borbone, anche se la sua vocazione venatoria era molto più antica: già in epoca romana l’isola veniva utilizzata per la caccia e, nel Seicento, la famiglia d’Avalos vi introdusse diverse specie di selvaggina. Nel 1681 il duca di Bovino Giovanni Guevara fece costruire una casa di caccia con gli edifici rurali annessi, mentre durante il regno di Carlo III di Borbone l’isola venne inserita ufficialmente nel sistema delle riserve reali.
Per rendere Vivara più adatta alle battute di caccia furono introdotti conigli selvatici, fagiani e altre specie, mentre parte della vegetazione venne modificata per facilitare l’avvistamento della selvaggina. Questi interventi cambiarono profondamente l’ambiente naturale dell’isola, alterandone gli equilibri ecologici e lasciando un’impronta ancora oggi visibile. L’antica casa di caccia, unico edificio rimasto sull’isolotto, conserva una terrazza panoramica dalla quale si ammira gran parte del litorale campano.
I siti archeologici
Durante il trekking sull’isola si incontrano le aree che hanno restituito alcune delle più importanti testimonianze archeologiche del Mediterraneo occidentale. I resti degli antichi insediamenti dell’età del Bronzo raccontano una storia iniziata oltre tremila anni fa, quando Vivara era un punto di riferimento per i commerci tra l’Italia e il mondo egeo. Gli scavi hanno restituito preziose ceramiche e reperti di origine micenea che hanno contribuito a riscrivere le conoscenze sulle antiche rotte marittime del Mediterraneo. Molti dei reperti rinvenuti sono oggi conservati a Procida.
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