Home Storia e cultura Estate di San Martino: cos’è, quando arriva e perché si chiama così

Estate di San Martino: cos’è, quando arriva e perché si chiama così

Estate di San Martino: cos'è, quando arriva e perché si chiama così

A novembre, quando l‘autunno sembra ormai avviato verso i primi freddi, la tradizione popolare attende una breve parentesi di giornate miti e luminose. È l‘Estate di San Martino.

Estate di San Martino: cos‘è e quando arriva

L‘Estate di San Martino indica un periodo di tempo relativamente mite e stabile che può verificarsi durante la prima metà di novembre, dopo l‘arrivo dei primi freddi autunnali. Le giornate possono diventare più soleggiate, le precipitazioni concedere una tregua e le temperature risultare più gradevoli rispetto a quelle dei giorni precedenti. Non si tratta però di una seconda estate né di un fenomeno che si presenta puntualmente ogni anno: è una definizione popolare attribuita a una possibile fase di stabilità atmosferica nel pieno dell‘autunno.

Il momento di riferimento è l‘11 novembre, giorno dedicato a San Martino di Tours, anche se le condizioni miti possono presentarsi qualche giorno prima o dopo. Da qui deriva il proverbio secondo cui «l‘Estate di San Martino dura tre giorni e un pochino». Non esiste, naturalmente, una durata meteorologica prestabilita: in alcuni anni il tepore può protrarsi per diversi giorni, mentre in altri novembre continua il suo corso tra piogge e temperature basse senza concedere alcuna tregua. Un po‘ come accade con i Giorni della Merla, anche in questo caso una particolare fase dell‘anno è entrata nell‘immaginario collettivo fino a diventare parte del calendario delle tradizioni popolari.

Perché si chiama Estate di San Martino: la leggenda del mantello

leggenda di San Martino di tours

Per comprendere l‘origine del nome bisogna tornare nel IV secolo, quando Martino era ancora un giovane soldato dell‘esercito romano. Nato in Pannonia, nell‘area dell‘attuale Ungheria, intorno al 316-317, trascorse parte della giovinezza a Pavia e successivamente prestò servizio militare in Gallia. La sua figura sarebbe diventata una delle più conosciute della cristianità occidentale, soprattutto grazie a un episodio tramandato nei secoli e ambientato nei pressi della città di Amiens.

Secondo la tradizione, durante una giornata particolarmente fredda Martino incontrò un povero che non aveva abiti sufficienti per proteggersi. Non avendo altro da offrirgli, prese la spada, tagliò in due il proprio mantello e ne consegnò una metà all‘uomo. La leggenda racconta che poco dopo il cielo si rischiarò e la temperatura divenne improvvisamente più mite. Durante la notte Martino avrebbe poi sognato Cristo avvolto proprio nella parte di mantello donata al mendicante. L‘episodio divenne il simbolo della carità del futuro vescovo. E, nella tradizione popolare, quel tepore inatteso fu associato alle giornate miti che talvolta arrivano intorno alla sua festa.

Martino lasciò in seguito la vita militare, si dedicò alla vita religiosa e nel 371 divenne vescovo di Tours, in Gallia. Morì nel 397 e la sua memoria liturgica venne fissata all‘11 novembre. La sua figura ebbe un‘enorme diffusione nell‘Europa medievale e numerose chiese furono poste sotto la sua protezione. Tra queste figura anche la Cattedrale di San Martino di Lucca, il grande duomo romanico, la cui facciata conserva anche raffigurazioni dedicate alla vita del santo.

San Martino tra vino nuovo, castagne e antiche tradizioni contadine

San Martino vino e castagne

L‘11 novembre non appartiene soltanto alla tradizione religiosa. Per secoli questa data ha rappresentato un momento importante nel calendario delle campagne, perché cadeva quando molti dei lavori agricoli dell‘anno erano ormai terminati e il vino prodotto con la vendemmia autunnale poteva essere assaggiato. Da questa consuetudine deriva uno dei proverbi italiani più conosciuti: «A San Martino ogni mosto diventa vino». Vino nuovo e castagne sono così diventati due dei simboli gastronomici più strettamente legati alla ricorrenza.

San Martino segnava anche una scadenza importante nella società rurale. In diverse zone d‘Italia, soprattutto settentrionale, intorno all‘11 novembre terminavano contratti agricoli, affitti e rapporti di mezzadria. Le famiglie che cambiavano podere caricavano mobili, utensili e masserizie sui carri per trasferirsi altrove. Da questa consuetudine deriva l‘espressione «fare San Martino», rimasta in alcuni territori con il significato di traslocare. Era un momento di passaggio. La vendemmia era conclusa, i campi entravano nella fase di riposo e una parte del mondo contadino chiudeva simbolicamente il proprio anno.

Il legame con il vino nuovo e le castagne

Estate di San Martino vino e castagne

Il legame tra San Martino e il vino è entrato profondamente anche nella cultura italiana: le botti aperte, il vino appena prodotto, le castagne arrostite e i primi freddi. È la stessa atmosfera evocata da Giosuè Carducci nella celebre poesia San Martino, dove la nebbia ricopre le colline, il mare è agitato dal maestrale e nelle vie del paese si diffonde l‘odore del vino proveniente dai tini.

Accanto al vino, sulle tavole di novembre non potevano mancare le castagne. Oggi sono associate soprattutto alle caldarroste e alle giornate autunnali, ma per secoli hanno avuto un ruolo molto più importante nell‘alimentazione delle popolazioni rurali, in particolare nelle zone montane e appenniniche dove la coltivazione dei cereali risultava più difficile. Il castagno veniva chiamato “albero del pane” perché i suoi frutti, una volta essiccati nei tradizionali seccatoi e macinati, fornivano una farina nutriente e facilmente conservabile. Con la farina di castagne si preparavano pani, polente, focacce, zuppe e altri alimenti che permettevano alle famiglie di affrontare i mesi più poveri dell‘anno. La raccolta avveniva proprio in autunno e, quando arrivava San Martino, una parte delle castagne era già stata raccolta, essiccata o destinata al consumo.