A pochi chilometri da Roma, Ariccia è uno dei borghi più suggestivi dei Castelli Romani: tra palazzi storici in stile barocco, piazze scenografiche e la celebre porchetta, è una meta perfetta per una gita fuori porta.
Dove si trova Ariccia
Ariccia è uno dei centri più noti e frequentati dei Castelli Romani, situato nella città metropolitana di Roma Capitale, nel Lazio. Il borgo sorge nell’area dei Colli Albani, un territorio collinare a sud della capitale. In passato il paese era conosciuto con il nome di Riccia o La Riccia, denominazioni ancora riconoscibili nelle parlate locali dei Castelli Romani.
Il paesaggio che circonda Ariccia è profondamente legato alla storia geologica dei Colli Albani. L’intera zona, infatti, si è formata a seguito dell’antica attività del Vulcano Laziale, attivo tra circa 600.000 e 20.000 anni fa. Questa origine vulcanica ha modellato il territorio e ha lasciato un suolo ricco di materiali caratteristici, tra cui il peperino, il tufo e la cosiddetta pietra sperone del Tuscolo, ampiamente utilizzati nei secoli per la costruzione di edifici e infrastrutture locali.
Gran parte del territorio comunale di Ariccia coincide con l’ampia conca di Vallericcia, un grande cratere vulcanico dalla forma ovale che domina il paesaggio della zona. Intorno a questo bacino naturale si sviluppano colline e versanti ricchi di vegetazione, mentre il centro storico si affaccia su due profondi valloni naturali che delimitano l’abitato antico. Questa particolare conformazione geografica contribuisce a rendere Ariccia uno dei borghi più scenografici dell’area dei Castelli Romani.
La storia di Ariccia

Le origini di Ariccia affondano in un passato molto remoto e non sono documentate con precisione. La fondazione della città viene collocata in epoca antichissima, probabilmente precedente alla nascita di Roma. Le tradizioni mitologiche collegano la nascita della città a Ippolito, figlio dell’eroe ateniese Teseo, venerato con il nome di Virbio, mentre altre versioni attribuiscono l’origine dell’insediamento al condottiero siculo Archiloco. In epoca arcaica Ariccia divenne uno dei centri più importanti della Lega Latina, la confederazione di città che precedette l’espansione romana nel Lazio. Il territorio fu teatro di eventi decisivi della storia antica: nel 505 a.C. nei pressi della città si combatté la celebre battaglia di Aricia. Con la progressiva affermazione di Roma, la città entrò nell’orbita della potenza romana e nel 338 a.C., dopo lo scioglimento della Lega Latina, ottenne la cittadinanza romana, segnando l’inizio di una nuova fase della sua storia.
Ariccia nell’età romana
Durante il periodo romano Ariccia mantenne una posizione strategica grazie alla costruzione della via Appia Antica nel 312 a.C., una delle più importanti arterie stradali dell’antichità. La città rappresentava la prima mansio, cioè la stazione di sosta per i viaggiatori provenienti da Roma lungo la strada diretta verso il sud della penisola. Questa funzione rese Ariccia un luogo di passaggio frequentato da mercanti, funzionari e viaggiatori.
La prosperità della città iniziò a diminuire nei secoli tardi dell’Impero. Un momento di forte crisi arrivò nel 410 d.C., quando Roma fu saccheggiata dai Visigoti guidati da Alarico. Anche Ariccia risentì delle devastazioni e del progressivo declino dell’area. Nonostante ciò, la vita urbana continuò ancora per qualche tempo, fino alla metà del V secolo, quando l’antico insediamento romano cominciò gradualmente a essere abbandonato.
Il Medioevo e la nascita del borgo sul colle
Con la decadenza dell’antica città romana la popolazione si spostò progressivamente verso il colle dell’antica acropoli, dove sorse il nucleo del futuro centro storico. Alla fine del X secolo Ariccia risultava sotto il controllo dei Conti di Tuscolo, una delle famiglie più influenti dei Colli Albani.
Dopo la caduta dei Tuscolani e la distruzione della loro roccaforte nel 1191, il territorio passò alla famiglia Malabranca. Nel 1223 il feudo venne venduto a papa Onorio III e rimase sotto l’amministrazione della Camera Apostolica, anche se non mancarono tentativi di appropriazione da parte di altre famiglie nobili, come i Savelli. Nel corso del Trecento il territorio si spopolò quasi completamente e alla fine del secolo risultava annesso alla castellanìa di Genzano.
Il dominio dei Savelli e la rinascita del borgo
Nel Quattrocento Ariccia era ormai ridotta a un centro quasi abbandonato. La situazione cambiò nel 1473, quando il cardinale Giuliano della Rovere, il futuro papa Giulio II, autorizzò lo scambio che portò il feudo sotto il controllo della famiglia Savelli. Fu proprio sotto il loro dominio che iniziò la ricostruzione del borgo.
I Savelli promossero lavori di riedificazione e sviluppo dell’abitato, favorendo una lenta crescita della popolazione. Nel corso del Cinquecento il numero degli abitanti aumentò sensibilmente, arrivando a superare persino quello della vicina Albano Laziale. Nel 1610 vennero inoltre riconosciuti gli Statuti della comunità ariccina, che regolavano la vita amministrativa e sociale del paese.
L’età barocca e il grande progetto dei Chigi

Nel Seicento Ariccia visse una delle fasi più importanti della sua storia. Nel 1661, a causa delle difficoltà economiche della famiglia Savelli, il feudo fu venduto alla potente famiglia Chigi, rappresentata dal cardinale Flavio Chigi e sostenuta da papa Alessandro VII.
I Chigi trasformarono radicalmente il volto del paese, promuovendo un vasto programma di rinnovamento architettonico e urbanistico. In pochi anni vennero realizzate alcune delle opere più celebri del borgo: il palazzo Chigi, la collegiata di Santa Maria Assunta e il complesso monumentale di piazza di Corte. Gran parte di questi interventi fu affidata al grande architetto e scultore Gian Lorenzo Bernini, che contribuì a dare ad Ariccia l’aspetto barocco che ancora oggi la caratterizza.
Cosa vedere ad Ariccia
Passeggiare per Ariccia significa immergersi nell’atmosfera autentica dei Castelli Romani, tra scorci panoramici, vicoli silenziosi e piazze dall’eleganza senza tempo. Il borgo conserva un fascino particolare fatto di architetture monumentali, antichi palazzi e spazi urbani armoniosi che raccontano secoli di storia. Intorno al centro abitato si estendono paesaggi verdi e profondi valloni che offrono vedute suggestive sui Colli Albani. Tra cultura, tradizioni e profumi della cucina locale, Ariccia regala un’esperienza capace di unire bellezza artistica, natura e vita di paese.
La collegiata di Santa Maria Assunta, cuore religioso e artistico di Ariccia

La storia della collegiata di Santa Maria Assunta è molto antica. Ad Ariccia esisteva infatti una chiesa dedicata alla Madonna probabilmente sin dal VI secolo. L’edificio originario sorgeva in un’area diversa rispetto a quella attuale, nello spazio oggi occupato in parte dalla chiesa sconsacrata di San Nicola di Bari. Per secoli questa antica collegiata fu il principale punto di riferimento religioso della comunità ariccina. Con il progressivo spopolamento del borgo medievale, però, anche la collegiata andò incontro a una fase di decadenza. Nel tardo Medioevo i suoi beni furono assegnati ad altre istituzioni ecclesiastiche e la chiesa, pur continuando a esistere, perse progressivamente centralità.
La ricostruzione voluta dai Chigi
La svolta arrivò nel Seicento, quando Ariccia passò sotto il controllo della famiglia Chigi. Dopo l’acquisto del feudo, papa Alessandro VII e i suoi nipoti promossero un vasto rinnovamento del paese, immaginandolo come un centro nobile, elegante e scenografico. In questo grande progetto urbanistico, la nuova collegiata doveva diventare il fulcro spirituale e monumentale del borgo.
Fu così che tra il 1663 e il 1665 venne costruita l’attuale chiesa di Santa Maria Assunta, affacciata sulla monumentale piazza di Corte. Il progetto fu affidato a Gian Lorenzo Bernini, protagonista assoluto del barocco romano, affiancato da altri artisti di primo piano attivi nella Roma del tempo. La nuova collegiata non nacque quindi come semplice sostituzione dell’edificio precedente, ma come parte di un programma più ampio di prestigio politico, artistico e religioso, destinato a ridefinire l’identità stessa di Ariccia.
Un capolavoro del barocco berniniano

La collegiata di Ariccia è considerata una delle opere più armoniose della maturità del Bernini. La sua architettura riflette una ricerca di equilibrio tra solennità monumentale e chiarezza compositiva. L’impianto centrale della chiesa, dominato dalla grande cupola, richiama modelli classici e dà all’interno una forte impressione di ordine, ampiezza e unità. All’esterno, la facciata si inserisce perfettamente nella scenografia della piazza di Corte, dialogando con Palazzo Chigi e con gli edifici circostanti. Il portico, i volumi misurati e la disposizione dello spazio urbano trasformano la collegiata in un elemento essenziale dell’intero complesso monumentale ariccino.
L’interno della collegiata si distingue per il suo forte effetto scenografico, ma anche per la ricchezza delle opere d’arte che custodisce. La cupola, impreziosita dagli stucchi realizzati da Antonio Raggi, allievo del Bernini, è uno degli elementi più spettacolari dell’edificio. Gli altari laterali ospitano tele di importanti pittori del Seicento, tra cui Ludovico e Giacinto Gimignani, Raffaele Vanni, Bernardino Mei, Emilio Taruffi e Alessandro Mattia da Farnese. Nell’abside campeggia invece il grande affresco dell’Assunzione di Maria realizzato da Guillaume Courtois, detto il Borgognone, che rappresenta uno dei punti più alti del patrimonio iconografico della chiesa.
Palazzo Chigi, la dimora monumentale che definisce il volto di Ariccia

Prima di diventare uno dei simboli più riconoscibili di Ariccia, il Palazzo Chigi fu legato alla lunga presenza della famiglia Savelli, che governò il feudo per oltre due secoli. In una fase iniziale i signori del luogo non abitavano ancora nell’edificio che oggi conosciamo. Solo tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento iniziò a emergere una nuova dimora signorile, più ampia e rappresentativa, che segnava già la volontà di dare ad Ariccia un centro nobiliare più stabile e prestigioso. Questa prima struttura costituì il nucleo da cui si sviluppò il futuro palazzo Chigi. Non si trattava ancora del grande complesso barocco che oggi domina il paese, ma di una residenza in crescita.
La vera svolta arrivò nel 1661, quando i Chigi acquistarono Ariccia dai Savelli. Con questo passaggio di proprietà il borgo entrò in una stagione di profondo rinnovamento urbanistico e artistico. Il palazzo divenne il fulcro di questo programma e fu ampliato e riorganizzato dal Bernini fino ad assumere il ruolo di quinta scenografica della piazza di Corte. La facciata dialoga direttamente con la piazza, creando uno dei più notevoli scenari barocchi dei Castelli Romani. Alle spalle della residenza si estende inoltre il grande parco, una vasta area verde che completa la dimora e ne amplia il respiro.
Gli interni e il valore artistico della residenza

Uno degli aspetti più straordinari di Palazzo Chigi è il fatto che conserva ancora gran parte dei suoi arredi storici che restituiscono l’immagine concreta della vita di corte e della cultura nobiliare. Le sale custodiscono opere pittoriche importanti, affreschi di varie epoche e arredi di grande pregio, alcuni dei quali legati al gusto barocco vicino all’ambiente berniniano.
Palazzo Chigi ospita una notevole collezione di dipinti, con opere di Cavalier d’Arpino, Baciccio, Pier Francesco Mola, Mario de’ Fiori, Salvator Rosa e altri. Vi si trovano anche sculture e arredi barocchi, come parati in cuoio e consolle attribuite alla bottega del Bernini. Inoltre, sono presenti affreschi seicenteschi e neoclassici, realizzati da artisti come Pietro Mulier, Giuseppe Cades e altri.
Il parco di Palazzo Chigi

Il Parco Chigi è una vasta area verde di circa ventotto ettari collegata a Palazzo Chigi. Il territorio boschivo che oggi costituisce il parco esisteva già in epoca pre-romana. Durante l’età romana era conosciuto con il nome di nemus Aricinum oppure nemus Dianae, perché il bosco era collegato al vicino santuario dedicato alla dea Diana situato presso il lago di Nemi. L’area era quindi considerata un luogo sacro e strettamente legato ai culti religiosi del mondo latino.
Nel Cinquecento, quando Ariccia era sotto il controllo della famiglia Savelli, iniziò la formazione del primo nucleo del parco. In questa fase l’area venne trasformata in una riserva di caccia recintata per i signori del feudo. Durante il Seicento furono realizzate alcune zone specifiche del parco, tra cui l’Uccelliera e la Vignola, e vennero installate diverse fontane e portali di accesso. All’interno del parco si trova anche la cosiddetta Neviera, una struttura sotterranea utilizzata in passato per conservare la neve durante l’estate.
Nel 1661 la famiglia Chigi commissionò a Bernini la progettazione dell’assetto generale dell’area verde e alla sistemazione dei viali. Furono realizzati nuovi elementi decorativi e architettonici, tra cui la Peschiera e il sistema di fontane del Mascherone. Oggi il Parco Chigi riveste un ruolo importante anche dal punto di vista naturalistico all’interno del Parco regionale dei Castelli Romani. A differenza di molte altre aree dei Colli Albani, qui non si è diffusa massicciamente la coltivazione del castagno. Di conseguenza si sono conservate specie vegetali più antiche, soprattutto grandi querce e lecci sempreverdi. Il sottobosco è ricco di alloro, viburno, pungitopo e altre specie tipiche delle foreste mediterranee.
Piazza di Corte

Piazza di Corte è la principale piazza storica di Ariccia e rappresenta il centro monumentale del borgo. L’aspetto scenografico che oggi la caratterizza risale alla seconda metà del Seicento per volontà della famiglia Chigi. Fu ridisegnata con il contributo di importanti architetti dell’epoca barocca, tra cui Gian Lorenzo Bernini e il suo allievo Carlo Fontana, che trasformarono l’area in uno spazio urbano di grande armonia architettonica. La piazza è dominata da un lato dala collegiata di Santa Maria Assunta e dall’altro da Palazzo Chigi. L’insieme crea una vera e propria quinta scenografica barocca, concepita per valorizzare la piazza come spazio rappresentativo del potere e della vita pubblica del borgo.
Piazza di Corte si trova lungo il tracciato della via Appia ed è collegata ad Albano Laziale attraverso il celebre ponte di Ariccia, un imponente viadotto costruito tra il 1835 e il 1854 per superare il profondo vallone della Vallericcia.
La locanda Martorelli e il Grand Tour

La locanda Martorelli è uno degli edifici storici più significativi affacciati su piazza di Corte ad Ariccia. In origine la struttura era conosciuta nel Settecento come Casino Stazi, una residenza appartenente alla famiglia Stazi. Nel 1819 l’edificio venne trasformato in albergo e assunse il nome di Locanda Martorelli, diventando in breve tempo una delle tappe più frequentate dai viaggiatori del Grand Tour che visitavano i Castelli Romani.
Il primo piano, considerato il piano nobile dell’edificio, era il luogo di incontro dei viaggiatori, che si riunivano nella grande sala centrale per conversare, suonare o trascorrere il tempo giocando a carte. La sala principale del piano nobile conserva uno dei cicli pittorici più interessanti presenti ad Ariccia. Tra il 1770 e il 1771 il proprietario dell’edificio commissionò al pittore polacco Taddeus Kuntze un complesso decorativo in stile neoclassico che ancora oggi caratterizza l’ambiente. Le pitture illustrano episodi legati alla tradizione mitica della fondazione di Aricia e alla storia del nemus Aricinum, il celebre bosco sacro collegato al culto della dea Diana presso il vicino lago di Nemi.
La chiesa di San Nicola di Bari

La chiesa di San Nicola di Bari si trova nel centro storico di Ariccia ed è legata alla trasformazione urbanistica della città avvenuta nel Seicento sotto la famiglia Chigi. L’edificio attuale fu costruito nel 1665 su progetto dell’architetto Luigi Bernini, fratello del più celebre Gian Lorenzo, che nello stesso periodo stava lavorando alla sistemazione monumentale di piazza di Corte. La nuova chiesa sorse nel luogo dove si trovava l’antica collegiata medievale di Ariccia, probabilmente fondata già intorno al X secolo e rimasta per secoli il principale edificio religioso del borgo. Quando nel Seicento venne edificata la nuova collegiata di Santa Maria Assunta, progettata da Gian Lorenzo Bernini, la chiesa più antica fu in gran parte demolita e sostituita dall’attuale edificio dedicato a San Nicola di Bari.
La chiesa fu affidata alla Congregazione dei Padri della Dottrina Cristiana, che ad Ariccia gestivano anche un collegio destinato all’istruzione dei giovani. L’edificio sacro era infatti direttamente collegato al complesso del collegio di San Nicola, oggi sede municipale. La chiesa di San Nicola di Bari è sconsacrata ed è stata trasformata in uno spazio teatrale comunale.
Le antiche difese di Aricia

Nel territorio di Ariccia sono stati individuati diversi resti delle fortificazioni dell’antica città latina di Aricia. Alcuni tratti delle mura sono stati rinvenuti nella zona dell’antica acropoli, dove sono visibili due cortine murarie parallele. Altri resti sono stati individuati nell’area di Vallericcia, costruiti invece con la tecnica dell’opera quadrata, tipica dell’architettura romana. Le fortificazioni erano già presenti nel V secolo a.C., quando Aricia era una delle città più importanti della Lega Latina. In seguito furono rinnovate e ampliate nel III secolo a.C., probabilmente per includere il quartiere che nel frattempo si era sviluppato lungo la via Appia Antica. Con la fine dell’età repubblicana l’efficacia difensiva delle mura si ridusse progressivamente, anche perché nuove abitazioni vennero costruite addossate alle strutture difensive.
Il centro abitato moderno di Ariccia non possedeva vere e proprie mura difensive. Il paese era infatti protetto in modo naturale dalla posizione del colle, circondato su tre lati da pendii piuttosto ripidi. Gli accessi principali al borgo erano comunque controllati da alcune porte. La più importante era Porta Napoletana, principale ingresso al paese per chi proveniva dalla via Appia. Ancora oggi la zona della porta offre un ampio panorama sulla valle della Vallericcia. Reperti di epoca pre-romana e romana si trovano sparsi in tutto il territorio del centro storico.

L’antico circo romano di Ariccia
L’antico circo romano di Ariccia, spesso indicato anche come Circo degli Arvali, è un’area archeologica situata nella valle sotto il ponte monumentale di Ariccia, tra via della Croce, via del Pometo e il tracciato dell’antica via Appia. Il sito occupa una zona naturale della Vallericcia e rappresenta una testimonianza significativa della presenza romana nel territorio dei Colli Albani.
Secondo le ricostruzioni degli studiosi, il circo sfruttava la forma naturale della valle per realizzare lo spazio destinato alle corse dei carri, come avveniva in molti altri circhi dell’antica Roma. La struttura doveva comprendere gli elementi tipici di questo tipo di edificio. Le due mete opposto risultavano distanti tra loro circa 160–200 metri. Una di queste strutture, con un diametro di circa quattro metri, è ancora oggi visibile sul posto.
Il polo museale di Palazzo Chigi

Il più importante centro museale di Ariccia è il complesso monumentale di Palazzo Chigi che ospita diversi percorsi espositivi che permettono di conoscere la storia della famiglia Chigi e il patrimonio artistico conservato nel palazzo. Il nucleo principale è costituito dalla Collezione Chigi, una raccolta formata nel corso di circa quattro secoli dai principi della famiglia. La collezione comprende dipinti, sculture, decorazioni, arredi e numerosi oggetti d’arte che arredavano gli ambienti della residenza nobiliare, molti dei quali conservati ancora oggi nelle sale originali del palazzo.
Nel complesso museale è conservata anche la Biblioteca Chigi, che raccoglie volumi antichi e opere rare, tra cui edizioni settecentesche e testi introvabili dedicati alla storia del territorio dei Castelli Romani. A questa si affiancano altre biblioteche specialistiche donate nel tempo al palazzo, tra cui i fondi di storia dell’arte appartenuti alla collezionista Beatrice Chiovenda Canestro e allo storico dell’arte Deoclecio Redig De Campos, già direttore dei Musei Vaticani.
Il Museo del Barocco Romano
All’interno di Palazzo Chigi è stato inaugurato nel 2007 il Museo del Barocco Romano, dedicato all’arte del XVII e XVIII secolo nell’area di Roma. Il museo riunisce diverse raccolte donate nel corso degli anni, tra cui la Collezione Fagiolo, appartenuta allo storico e critico d’arte Maurizio Fagiolo dell’Arco.
A questa si sono aggiunte altre importanti donazioni private, come la Collezione Lemme, composta da dipinti donati dall’omonima di avvocati, oltre alle raccolte Laschena, Ferrari e ad altri fondi artistici acquisiti dal palazzo nel corso del tempo.
Il ponte monumentale di Ariccia

Il ponte di Ariccia è uno dei monumenti più imponenti dei Castelli Romani. Si tratta di un grande viadotto stradale situato tra il chilometro 23 e il chilometro 24 della strada statale 7 via Appia, costruito per superare il profondo vallone della Vallericcia e collegare direttamente Albano Laziale con il centro storico di Ariccia. La via Appia fu costruita nel 312 a.C. e costituiva una delle più importanti arterie dell’antica Roma. Nel tratto dei Colli Albani la strada scendeva dal territorio di Albano nella valle della Vallericcia per poi risalire verso Aricia e proseguire verso sud. Con il declino dell’Impero romano e l’inizio del Medioevo la via Appia cadde progressivamente in disuso.
Nel XVIII secolo papa Pio VI promosse un primo intervento di riorganizzazione della strada. Il problema principale rimaneva però il dislivello tra Albano e Ariccia. Per molto tempo la soluzione fu quella di aggirare completamente il vallone con una lunga deviazione che portava la strada direttamente verso Genzano. La decisione di costruire un grande viadotto per superare definitivamente il dislivello fu presa da papa Gregorio XVI, ma l’opera venne realizzata durante il pontificato di Pio IX. I lavori terminarono nel 1853 e il ponte venne inaugurato ufficialmente il 12 ottobre 1854. Alle estremità della struttura furono collocate quattro colonne in travertino, concepite come richiamo simbolico ai miliari della via Appia romana. Il ponte di Ariccia è diventato uno dei simboli più riconoscibili della città.
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Ufficio di informazioni turistiche Ariccia
L’Ufficio informazioni e accoglienza turistica (I.A.T.) di Ariccia è il punto di riferimento per i visitatori che desiderano conoscere la città e il territorio dei Castelli Romani.
Indirizzo: Piazza San Nicola, presso il Comune di Ariccia
Contatti: Telefono: +39 06 934851
Come arrivare ad Ariccia
Ariccia si trova a circa 25 chilometri a sud di Roma. La cittadina è facilmente raggiungibile sia in automobile sia con i mezzi pubblici.
- In auto: il modo più semplice per raggiungere Ariccia è percorrere la via Appia Nuova (SS7), una delle principali arterie che collegano Roma con il Lazio meridionale. Partendo dalla capitale, la strada attraversa i centri dei Castelli Romani e conduce direttamente al centro storico della città.
- In treno: linea ferroviaria Roma – Velletri. La stazione più vicina è quella di Albano Laziale, situata a pochi chilometri da Ariccia. Dalla stazione è possibile proseguire con autobus locali oppure con taxi, raggiungendo il centro di Ariccia in pochi minuti.
- In autobus: Ariccia è collegata direttamente a Roma tramite diverse linee di autobus regionali gestite da Cotral. I pullman partono in particolare dalla stazione metro Anagnina (linea A) e raggiungono i principali centri dei Castelli Romani, tra cui Albano Laziale, Genzano e Ariccia.
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