Leggenda del palazzo del Diavolo a Trento: perché il Palazzo Fugger-Galasso è chiamato così

Leggenda palazzo del Diavolo Trento

Il Palazzo Fugger-Galasso è uno degli edifici più enigmatici e affascinanti del centro storico di Trento, un luogo in cui architettura, storia e tradizione popolare creano un immaginario ricco di mistero. Sebbene la struttura sia oggi conosciuta soprattutto per il suo valore artistico e per il ruolo ricoperto nei secoli dalle famiglie nobili che l’hanno abitata, è la leggenda del palazzo del Diavolo a Trento a renderlo un unicum nel panorama urbano. La storia leggendaria è divenuta parte integrante dell’identità dell’edificio, trasformandolo da semplice dimora aristocratica a simbolo della cultura orale della città.

Palazzo Fugger-Galasso

Il palazzo Fugger-Galasso, situato lungo una delle vie più antiche della città, è caratterizzato da una storia che affonda le radici nel tardo Medioevo. L’architettura, imponente ed elegante, dialoga con un passato che non smette di alimentare la curiosità di studiosi, residenti e visitatori. La presenza della cappella dei Martiri Anauniensi, dedicata a San Sisinio, arricchisce ulteriormente l’intero complesso, aggiungendo una dimensione religiosa che contrasta e al tempo stesso completa la fama di “palazzo del Diavolo”.

Dove si trova il Palazzo Fugger-Galasso

Palazzo Fugger-Galasso
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Come abbiamo detto, questo elegante edificio sorge nel cuore del centro storico di Trento, lungo via Manci, una delle strade più importanti e scenografiche della città. Essa è infatti nota per i palazzi affrescati che testimoniano la vivacità culturale rinascimentale. La via collega due aree cruciali del tessuto urbano e conserva ancora oggi l’atmosfera delle antiche arterie signorili. L’edificio si inserisce armoniosamente tra altre dimore nobiliari, ma al tempo stesso si distingue per la sua struttura maestosa, che attira immediatamente lo sguardo di chi percorre la strada.

L’ubicazione centrale lo ha reso nei secoli un punto di riferimento per la vita sociale e politica. Le famiglie che lo abitarono ebbero infatti un ruolo rilevante nella governance locale. Ancora oggi, chi desidera comprendere l’evoluzione architettonica di Trento non può prescindere da una visita o almeno da un passaggio davanti al palazzo, poiché esso rappresenta un tassello decisivo nella lettura della città. E’ inoltre facile inserirlo in un itinerario turistico che può comprendere piazza Duomo, con la cattedrale di San Vigilio e la fontana del Nettuno, e gli altri palazzi affacciati su via Manci. Ma ora veniamo alla leggenda del palazzo del Diavolo a Trento.

Perché si chiama palazzo del Diavolo

Leggenda del palazzo del Diavolo a Trento
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La domanda che più affascina i visitatori riguarda l’origine del nome “palazzo del Diavolo”, un appellativo che ha alimentato la leggenda del palazzo del Diavolo a Trento e che continua a suscitare curiosità. La tradizione popolare racconta che dietro il soprannome curioso e affascinante si cela una vicenda che unisce amore, ambizione e paura di non essere all’altezza delle aspettative sociali. Il protagonista è Giorgio Fugger, ricco banchiere tedesco legato alla potente famiglia Fugger di Augusta, deciso a costruire a Trento una dimora degna della nobile trentina Elena Madruzzo, di cui era innamorato e che sposò nel 1583. La pressione di dover erigere in tempi rapidissimi un palazzo all’altezza del prestigio dei Madruzzo avrebbe spinto l’uomo, secondo la tradizione, a rivolgersi a un interlocutore tanto efficace quanto pericoloso: il diavolo.

Si narra che il banchiere Giorgio Fugger promise al diavolo la sua anima per completare il palazzo in una sola notte prima del suo matrimonio. Le condizioni del patto furono che il palazzo doveva essere pronto all’alba e che il diavolo doveva raccogliere tutti i chicchi di grano sparsi da Fugger. Il diavolo e i suoi aiutanti riuscirono a completare l’edificio, ma non riuscirono a raccogliere i quattro chicchi rimasti ai piedi di una croce, permettendo a Fugger di salvarsi sfidando il diavolo. L’ira del diavolo annerì un muro, e da allora si dice che nessuno sia riuscito a chiudere il varco da cui i demoni sono sprofondati. Conosciamo questa leggenda grazie a Johann Wolfgang Goethe che l’ha tramandata.

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La vera storia del Palazzo Fugger-Galasso

Il palazzo ha origini medievali, anche se la sua configurazione attuale è il risultato delle trasformazioni rinascimentali e barocche volute dalle famiglie nobili che lo abitarono nei secoli. Fu proprio quel Giorgio Fugger a erigerlo a inizio del Seicento nella forma quasi attuale, per vivervi con la sua sposa. I Fugger ne furono proprietari per un lungo periodo e contribuirono alla sua monumentalità attraverso ampliamenti e restauri. La loro presenza rappresentò un elemento decisivo nella storia economica e sociale di Trento, poiché gestivano traffici e attività finanziarie di grande rilievo nell’intero territorio imperiale.

Nella seconda metà del Seicento il palazzo passò alla famiglia Galasso, nella persona di Mattia Galasso di Castel Campo, generale di Ferdinando II. I nuovi proprietari apportarono alcune modifiche all’edificio, come la costruzione del portale d’ingresso con balcone e semicolonne corinzie. Durante il periodo napoleonico il palazzo del Diavolo l’edificio fu occupato da soldati con diversi usi: ospedale, magazzino, stalla per la cavalleria. La facciata presenta elementi rinascimentali ben conservati, mentre l’interno custodisce spazi che rivelano la complessità di un’epoca in cui arte e potere si intrecciavano profondamente.

Cosa vedere e come si presenta il palazzo

Il Palazzo Fugger-Galasso si distingue per la sua facciata elegante, caratterizzata da due simil torri, finestre armoniosamente distribuite e da decorazioni che richiamano il gusto rinascimentale. L’uso della pietra locale e la presenza di affreschi contribuiscono a renderlo un esempio impeccabile della tradizione architettonica trentina, segnando il passaggio dal Rinascimento al Barocco in città.

All’interno, sebbene non tutte le parti siano visitabili, si percepisce l’atmosfera delle antiche dimore nobiliari. I saloni, i soffitti decorati, le sale di rappresentanza e le aree più intime della vita familiare raccontano l’evoluzione degli stili e delle esigenze abitative delle varie epoche. La cura dei dettagli è evidente negli elementi architettonici e negli affreschi che, in parte, sono ancora conservati.

La cappella dei Martiri Anauniensi dedicata a San Sisinio

cappella dei Martiri Anauniensi dedicata a San Sisinio
Cappella dei Martiri Anauniensi dedicata a San Sisinio

Un elemento di particolare interesse all’interno del complesso è la cappella dei Martiri Anauniensi, intitolata a San Sisinio. Questa cappella rappresenta un raro esempio di architettura sacra integrata in una dimora aristocratica. La presenza delle reliquie e delle iconografie dedicate ai martiri rafforza il significato spirituale dell’edificio, creando un curioso contrasto con la fama di “palazzo del Diavolo”.

La cappella dispone di un accesso indipendente da via Alfieri. La volta è impreziosita da una sontuosa decorazione barocca del 1607, con fregi e cornici in stucco arricchite da festoni di fiori e frutti, putti e piccoli cammei. Entro queste cornici in stucco sono inseriti i dipinti raffiguranti episodi della vita dei santi martiri, eseguiti dallo stesso Bagnadore, autore del progetto della cappella.

Visitare il palazzo: informazioni utili

atrio palazzo
Atrio, Wikimedia Commons

Il Palazzo Fugger-Galasso non è visitabile, poiché si tratta di una proprietà privata. Tuttavia, è possibile accedere all’atrio e cortile interno da cui si possono ammirare le facciate interne e il pozzo. L’atrio presenta un pavimento acciottolato, volte a crociera e pilastri a bugnato, varie nicchie con statue. Un mirabile spaccato di architettura manierista e palladiana. Negli elementi architettonici ricorre lo stemma della famiglia Fugger con il giglio e la dama.

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