Il teatro barocco: spettacolarità, musica e illusionismo scenico

teatro barocco

Il teatro barocco rappresenta uno dei momenti di massima fioritura dello spettacolo europeo, caratterizzato da una forte ricerca della meraviglia, dall’enfasi emotiva e da un uso innovativo della musica e della scena. In questo contesto, Venezia occupa una posizione centrale e del tutto originale. Tra Seicento e Settecento la città lagunare diventa il primo grande centro dell’opera pubblica, aperta a un pubblico vasto e non più limitato alle corti. Qui l’opera barocca assume forme nuove, in cui la musica, il canto e la spettacolarità scenica si fondono per coinvolgere profondamente lo spettatore, influenzando in modo duraturo la storia del teatro musicale europeo.

La meraviglia del teatro barocco

teatro nuovissimo venezia

Quella sera andammo all’opera, dove i più eccellenti interpreti e musicisti portavano in scena commedie e altre composizioni di musica recitativa, con una grande varietà di scenari dipinti e artificiali, nonché macchine per volare in aria e altri stupefacenti marchingegni. Si tratta di una delle più magnifiche e costose forme di divertimento che l’ingegno umano possa inventare“. Queste sono le parole dello scrittore inglese John Evelyn che lasciò la sua testimonianza nel 1645 dopo aver assistito alla rappresentazione di un’opera nel teatro Nuovissimo di Venezia. Era la prima volta che ammirava uno spettacolo musicale del genere.

Sebbene l’opera esistesse già dalla fine del XVI secolo, per decenni era andata in scena solamente nei palazzi privati di principi e nobili italiani. Fu solo nel 1637 che per la prima volta si eseguì in un teatro pubblico, aperto a tutti gli spettatori. Ciò avvenne nel Teatro Cassiano di Venezia.

Nasce un nuovo genere

All’inizio del XVII secolo la Serenissima era il centro di una fiorente attività teatrale, soprattutto in occasione del Carnevale, quando arrivavano in città numerose compagnie itineranti. Nel 1637 i compositori Benedetto Ferrari e Francesco Manelli giunsero nella laguna per tentare la fortuna con una commedia tutta cantata. Presero in affitto il teatro San Cassiano dove andò in scena Andromeda. Il successo che riscosse segnò l’inizio dell’opera commerciale a Venezia. Fu un fulmine a ciel sereno. Nobili e aristocratici si contesero le compravendite dei terreni dove costruire teatri dedicati al nuovo genere. Nel 1639 la famiglia Grimani inaugurò il Santi Giovanni e Paolo. L’anno dopo i Giustiniani ricostruirono il San Moisè per adeguarlo alla nuova moda e fecero rivivere l’Arianna di Claudio Monteverdi. Nel 1641 aprì il Teatro Nuovissimo, il primo a essere dedicato esplicitamente alla nuova opera. In quel momento, dunque, a Venezia vi erano circa venti teatri pubblici, quattro dei quali specializzati nel genere lirico.

L’organizzazione degli spettacoli era responsabilità dell’impresario, che aveva il compito di ingaggiare compositore, librettista, scenografo, cantanti, musicisti e ballerini. Il compito più spinoso era la gestione dei cantanti. Marco Faustini, il primo impresario registrato, si lamentava spesso del fatto che i migliori cantanti fossero sparsi in tutta la penisola italiana e non era facile convincere i loro mecenati a farli esibire a Venezia. Per attirare un grande pubblico, gli impresari pubblicizzano gli spettacoli attraverso banditori e annunci sulle gazzette dell’epoca. Tuttavia, raramente si andava in pari tra ricavato e costi delle esibizioni.

L’origine: il Carnevale

origine dell'opera carnevale di venezia

Originariamente le opere andavano in scena durante il Carnevale, che a Venezia durava dal 26 dicembre fino al mercoledì delle Ceneri, di solito verso la fine di febbraio. Successivamente, la stagione lirica fu estesa anche ai mesi di ottobre, novembre, giugno e luglio. Secondo la tradizione carnevalesca, gli spettatori andavano a teatro indossando delle maschere, regola che non era valida per le prostitute. Il prezzo più economico del biglietto corrispondeva al salario giornaliero di un operaio, il che consentiva l’accesso a spettatori di ogni ceto sociale. I posti meno costosi erano quelli in platea, si stava in piedi o su sedie pieghevoli. Poi quelli al primo piano vicino al palcoscenico e quelli all’ultimo piano. I palchi centrali erano generalmente riservati a principi, famiglie ricche e ambasciatori. La sala era illuminata da candele e nel corso dell’esibizione erano serviti cibi e bevande. A differenza di oggi, non era raro che lo spettacolo venisse disturbato da risate, grida e fischi.

La trama delle opere rappresentate era spesso tratta dalla mitologia o dalla storia antica. Per questo, a volte, il pubblico comune aveva difficoltà a riconoscere i personaggi, a identificarvisi e a seguire le vicende. A questo scopo venivano introdotte delle scene comiche per smorzare la tensione dell’intreccio e la difficoltà di comprensione, evitando che parte del pubblico abbandonasse il teatro. Nell’opera di Monteverdi, “L’incoronazione di Poppea”, la nutrice Arnalta era interpretata da un tenore travestito, che era il protagonista delle scene comiche più divertenti e incarnava la saggezza popolare.

La spettacolarizzazione e le macchine sceniche

opera macchine sceniche

Il successo enorme dell’opera lirica a Venezia si deve a compositori di talento come Claudio Monteverdi e Francesco Cavalli. Anche i cantanti svolsero un ruolo fondamentale, tanto i castrati, come Giuseppe Maria Donati, quanto i soprani quali Anna Renzi e Caterina Angela Botteghi. Ma non meno importante per il successo di un’opera era lo scenografo. Infatti, più spettacolare era la messa in scena, maggiore era l’affluenza del pubblico. Il grande pioniere della scenografia operistica fu Giacomo Torelli, un ingegnere navale che arrivò a Venezia nel 1639. Appassionato di teatro, egli si specializzò in macchine sceniche. Le sue famose “glorie” erano in grado di sollevare in aria gli attori provocando grande stupore nel pubblico.

Grazie a un sistema di argani e contrappesi azionati da ruote, Torelli riusciva anche a cambiare le quinte con grande velocità. In una sola opera gli spettatori potevano vedere una successione di scenografie spettacolari che, secondo le teorie del Torelli, dovevano rappresentare i quattro elementi: il cielo per l’aria, un giardino o una foresta per la terra, il mare o una fontana per l’acqua, l’inferno o una grotta per il fuoco. A partire dagli anni Quaranta del Seicento, la complessità di questi allestimenti lo spinse a costruire, con il sostegno economico dei nobili dell’Accademia degli Incogniti, il Teatro Nuovissimo. Esso era dotato di un palcoscenico di sedici metri di profondità, nove di larghezza e sette di altezza.

Grande scalpore

Le scenografie di Torelli suscitavano grande scalpore. Ne è esempio la rappresentazione dell’opera Il Bellerofonte, andata in scena per la prima volta al Nuovissimo nel 1642. Nella sua descrizione delle scenografie, Giulio del Colle raccontò di come sulla scena comparvero Pallade Atena e Diana mosse da una macchina “senza vedersi come maneggiate, e rette disperdendosi per il palco e senza comprendersene il come con stupore de riguardanti”. La cronaca continua raccontando come a quel punto due personaggi si alzarono in volo in direzioni opposte per poi sparire e lasciare il posto ad altri tre che volavano uniti insieme. Finalmente, ecco sulla scena Bellerofonte a cavallo di Pegaso librarsi “a mez’aria in meravigliosa maniera”. L’eroe ferisce con una grande ascia la chimera, dalla cui bocca fuoriescono spaventose fiamme.

Un esempio di opera: Germanico sul Reno

Germanico sul Reno
A sinistra Incisione Germanico sul Reno
Macchina per la messinscena / Architettura. A destra Scena in reggia celeste / Illustrazione Fondazione Giorgio Cini onlus

Il teatro Vendramin di San Salvatore (oggi Goldoni) fu inaugurato nel 1622 come spazio dedicato alla commedia. Dopo un incendio nel 1652 i proprietari decisero di trasformarlo in un teatro d’opera per accrescere il loro potere e prestigio. L’incisione sopra rappresenta la spettacolare scena iniziale dell’opera Germanico sul Reno, rappresentata al San Salvatore nel 1676. Si vedono sofisticati macchinari di scena, oltre a quattro cavalli, per cui il palcoscenico aveva un ingresso apposito per essi. Si distingue una macchina circolare appesa alla struttura del soffitto sulla quale erano collocati i simboli del Tempo. La ruota era azionata da un argano. Sugli spalti appesi al soffitto prendevano posizione decine di figure. Poi troviamo una macchina rotante a forma di globo per il Tempo, un’altra macchina rotante per la Gloria Militare. Dal fondo del palcoscenico avanza la carrozza dopo la rimozione degli spalti e delle macchine rotanti.

Germanico sul Reno racconta la storia di Germanico, nipote di Tiberio, che affrontò i germani sul Reno nel 14-16 d.C. e morì tre anni più tardi.Nell’introduzione dell’opera appare il Tempo, intento a far ruotare continuamente le Ore, i Giorni, i Mesi e gli Anni collocati su una ruota. Arriva la Gloria Militare. Desiderosa di fermare il tempo per celebrare la vittoria di Germanico sul Reno, scaglia una freccia contro il Tempo, che cade a terra colpito a morte. Segue l’ingresso in scena di Germanico su un carro trionfale, trainato da quattro unicorni, accompagnato da cavalieri e soldati von stendardi.

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