Peter Marshall è uno storico britannico specializzato nella prima età moderna, noto soprattutto per i suoi studi sulla Riforma, sulla religione e sulle credenze popolari tra Cinque e Seicento. Il suo lavoro si muove spesso tra storia politica, storia religiosa e storia delle mentalità, con particolare attenzione a come le persone comuni interpretavano il mondo, il peccato, la morte e il soprannaturale. Proprio questo interesse per le credenze popolari lo portò, quasi per caso, a imbattersi in un riferimento oscuro in un vecchio libro di storia locale del Somerset, che menzionava vagamente una “famosa storia di fantasmi” legata a uno scandalo del Seicento.
Scandalo, sesso e fantasmi: il vescovo impiccato che ossessionò l’Europa per tre secoli

In un primo momento Marshall non cercava scandali né vescovi corrotti. Stava lavorando sulle credenze relative ai fantasmi nell’Inghilterra moderna e stava raccogliendo materiali su apparizioni, visioni e racconti di spiriti usati per spiegare eventi inspiegabili o per risolvere conflitti legati a eredità e proprietà. Tuttavia, quella breve nota a margine lo colpì perché sembrava collegare una semplice storia di fantasmi a personaggi importanti e a eventi di grande rilievo politico e religioso. Seguendo quella traccia, cominciò a cercare documenti d’archivio, deposizioni giudiziarie, pamphlet, testi letterari e memorie locali, scoprendo progressivamente che dietro quella storia si nascondeva una vicenda vastissima, fatta di sesso, potere, religione, politica e soprannaturale.
Ciò che Marshall fece non fu soltanto ricostruire un episodio del passato, ma seguire le sue trasformazioni nel tempo. Ricostruì lo scandalo originario, ma anche il modo in cui esso venne reinterpretato, censurato, distorto e riutilizzato nei secoli successivi, diventando folklore, letteratura, arma politica e persino argomento nei dibattiti moderni sui diritti civili.
Un vescovo, una carriera controversa e una fine violenta

John Atherton nacque nel 1598 nel Somerset e iniziò la sua carriera come sacerdote anglicano in Inghilterra. Nel 1620 sposò Joan Leakey, figlia di una famiglia ben conosciuta nella zona. In quegli anni non sembrava destinato a una carriera particolarmente brillante, ma la sua abilità come uomo di legge ecclesiastica e come difensore aggressivo degli interessi della Chiesa lo rese utile a personaggi politicamente potenti. Quando nel 1630 si trasferì in Irlanda, la sua fortuna cambiò radicalmente grazie alla protezione di Thomas Wentworth, Lord Deputy d’Irlanda, uno degli uomini più influenti del regno di Carlo I.
Nel 1636 Atherton venne nominato vescovo di Waterford e Lismore. La sua nomina non dipese tanto da qualità spirituali, quanto dalla sua durezza e dalla sua capacità di usare i tribunali per restituire alla Chiesa terre e rendite finite in mani laiche. La Chiesa protestante irlandese, fondata solo pochi anni prima, era infatti in gravissima difficoltà. La popolazione restava in gran parte cattolica e molte proprietà ecclesiastiche erano state acquisite da grandi proprietari terrieri. Atherton ricevette quindi il compito di agire senza scrupoli per rafforzare economicamente la sua diocesi.
Questo lo rese rapidamente odiato. Si scontrò con il potente conte di Cork, il più grande proprietario terriero d’Irlanda, e con molti coloni inglesi e scozzesi. Inoltre sostenne le riforme religiose volute da Wentworth e dall’arcivescovo William Laud, che miravano a rendere il culto anglicano più solenne e rituale. Per molti protestanti radicali questo equivaleva a un ritorno al cattolicesimo. Atherton divenne così un personaggio profondamente divisivo, al centro di tensioni politiche e religiose che presto sarebbero esplose.
Il fantasma di Minehead e le prime crepe nello scandalo

Mentre Atherton consolidava il suo potere in Irlanda, in Inghilterra prendeva forma una storia apparentemente lontana da lui. Nel 1637, a Minehead, nel Somerset, diversi abitanti giurarono davanti ai giudici di pace di aver visto il fantasma di Susan Leakey, una donna appena morta. Tra i testimoni c’era Elizabeth, la giovane moglie di Alexander Leakey, figlio di Susan. Raccontò di aver parlato con lo spirito nella sua camera da letto e di aver ricevuto da esso istruzioni su una preziosa catena d’oro contesa tra parenti.
Quello che rese il caso davvero singolare fu un altro dettaglio. Il fantasma avrebbe voluto affidare un messaggio segreto a una donna che viveva in Irlanda, Joan Atherton, sorella di Alexander e moglie del futuro vescovo. Elizabeth però si rifiutò di rivelarne il contenuto. In un’epoca in cui le apparizioni erano spesso usate per giustificare rivendicazioni ereditarie, la storia sembrava già sospetta, ma c’era di più. Elizabeth affermò che Susan, morendo, aveva promesso di tornare “nelle sembianze del diavolo” e collegò le apparizioni alle disgrazie del marito.
Ciò che colpì Marshall fu il coinvolgimento delle autorità centrali. Le deposizioni furono inviate a Londra e finirono sulla scrivania dell’arcivescovo Laud. Né lo Stato né la Chiesa si occupavano volentieri di storie di fantasmi, a meno che non ci fosse in gioco qualcosa di politicamente o moralmente esplosivo. Questo fece intuire che dietro la vicenda del fantasma si nascondesse qualcosa di molto più grave.
Dalla leggenda locale alla letteratura europea
Nel corso delle sue ricerche Marshall scoprì che quella storia non era rimasta confinata a Minehead. Un libro di storia locale del 1903 affermava che si trattava della “famosa storia di fantasmi di Minehead”, resa celebre da Sir Walter Scott. Scott l’aveva citata nel poema Rokeby e nelle Letters on Demonology del 1830, segno che era ancora viva due secoli dopo i fatti.
Seguendo le fonti a ritroso, Marshall trovò opuscoli del Seicento e testi del primo Settecento che collegavano sempre più chiaramente la storia del fantasma allo scandalo del vescovo Atherton. Emerse così il legame familiare: Atherton aveva sposato Joan Leakey, figlia di Susan. Il messaggio del fantasma, quindi, non era casuale, ma riguardava direttamente il vescovo.
In questo modo una storia nata come voce locale si era trasformata in materia letteraria, folklorica e politica. Ogni epoca l’aveva riscritta secondo i propri interessi, aggiungendo dettagli, togliendone altri, trasformando una vicenda giudiziaria in una leggenda inquietante.
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La caduta di Atherton e l’esplosione dello scandalo

Nel 1640 la situazione politica precipitò. In Inghilterra, Scozia e Irlanda cresceva l’opposizione al re e ai suoi ministri. Il Parlamento di Dublino divenne un centro di resistenza. Proprio in quel clima, l’amministratore del vescovo Atherton presentò una petizione accusandolo di sodomia con lui. Atherton fu arrestato e presto arrivarono altre accuse. Rapporti con uomini, ma anche fornicazioni e adulteri con donne.
Il processo si svolse rapidamente. Atherton fu condannato e impiccato il 5 dicembre 1640. Due giorni prima era morto improvvisamente il nuovo Lord Deputy, per cui non si poté nemmeno celebrare la cerimonia di degradazione. Atherton morì ancora formalmente vescovo, indossando la tonaca. Il caso fece enorme scalpore, ma fu presto oscurato dalla rivolta cattolica irlandese del 1641 e dalla guerra civile inglese.
Fantasmi, incesto e infanticidio: la storia si deforma
Pochi mesi dopo la morte di Atherton comparve un opuscolo che affermava che egli fosse fuggito in Irlanda per nascondere un incesto con la sorella di sua moglie. Secondo questo testo, il fantasma di Susan Leakey voleva che Atherton si pentisse proprio di quel crimine. Negli archivi ecclesiastici del Somerset, Peter Marshall trovò una conferma inquietante. Nel 1623 la giovane Susan Leakey, sorella di Joan, era stata accusata di rapporti con il cognato, e si diceva che fosse nato un bambino.
Nel 1641 un sacerdote cercò di ripulire l’immagine della Chiesa pubblicando un testo che parlava solo del pentimento finale di Atherton, evitando qualsiasi riferimento a fantasmi o incesto. Tuttavia la versione scandalosa non scomparve. Anzi, all’inizio del Settecento riapparve in forma ancora più macabra. Atherton e la Leakey avrebbero ucciso il figlio illegittimo e nascosto il corpo dopo averlo affumicato per non farlo puzzare.
Da quel momento la storia divenne un campo di battaglia ideologico. Alcuni anglicani difesero il vescovo Atherton sostenendo che fosse stato incastrato. Nel Settecento Whig e Tories usarono la sua figura per colpirsi a vicenda. Comparvero accuse sempre più bizzarre, persino di bestialità. Nell’Ottocento la Chiesa preferì dimenticare tutto, mentre a Minehead cresceva il folklore del “fantasma fischiante”, che forse influenzò anche Coleridge nella Ballata del vecchio marinaio.
Una storia che non smette di parlare
Ricostruendo questo lungo percorso, Peter Marshall comprese quanto eventi politici, scandali sessuali e credenze soprannaturali siano profondamente intrecciati. Vide anche come le società usino il passato per giustificare le proprie battaglie presenti. Negli anni Novanta, infatti, il caso Atherton fu citato nel Senato irlandese per sostenere l’abolizione delle leggi contro l’omosessualità maschile.
Una storia nata da un fantasma e da uno scandalo locale aveva attraversato tre secoli, cambiando forma ma continuando a essere usata, temuta e discussa. Per Marshall, questo dimostrava che il passato non è mai davvero morto: ritorna sotto forme nuove, proprio come un fantasma che continua a farsi sentire quando meno lo si aspetta.





